martedì, Maggio 11

Il fallimento degli Stati Uniti d’ Europa Tutto è partito dal voler fare una UE in stile USA, tradendo lo spirito di Ventotene

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Anche l’Italia, che prima del golpe bianco di Tangentopoli aveva ricoperto posizioni di vertice nell’economia mondiale, avrebbe potuto reagire in modo simile, ma qui ci si scontra con la cruda realtà di un Paese in svendita, che era così ricco che non ha mai smesso di essere in svendita dal 1992, 25 anni di saldi a favore dei più grandi finanzieri di rapina mondiali. Un Paese nel quale non ci sono più denari per ospedali, scuola, ricerca, ecc., mentre trenta milioni di euro di troppo stanziati da una legge di stabilità per l’ospedale privato Bambin Gesù vengono fraudolentemente destinati all’IDI, ancora una struttura privata.

Italia, un Paese aggredito con estrema facilità dalle banche d’affari all’inizio degli anni 90 del XX secolo, perché indebolito da una serie di riforme di politica monetaria, finanziaria ed economica realizzate dagli ultimi decadenti governi della Prima Repubblica, abilmente infinocchiati da consiglieri consigliati quasi sempre dall’alleato americano, anche attraverso i tanti think tanks foraggiati finanziati dai vari mecenati che si aggirano per l’Europa come sparvieri.

L’Italia è anche quel Paese che, con sotterfugi e furbizie, si sta trasformando in una vera e propria dittatura, direzione verso la quale ha mosso i primi passi a partire dalla vittoria del referendum Segni, per mezzo del quale lo stesso processo formativo democratico poté divenire appannaggio quasi esclusivo delle élite economiche, un percorso sul quale si sta speditamente muovendo a colpi di slogan sulla cessione di quote di sovranità, tanto cari a Boldrini, a Monti, allo stesso Presidente della Repubblica.

Ma davvero l’Italia potrebbe cedere quote di sovranità all’Europa della dittatura finanziaria? No. La forma di sovranità popolare repubblicana è definitiva per il nostro Stato, quindi immutabile -l’articolo 139 della Costituzione recita che: “La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale“ e la Corte Costituzionale, nella sentenza n. 238/2014 lo riconferma-; la sovranità, che appartiene al popolo secondo quanto previsto dall’articolo 1 della Costituzione, la sua cessione rappresenterebbe quindi l’atto eversivo definitivo contro la personalità giuridica dello Stato, perseguibile secondo quanto previsto dagli artt. 241 e seguenti del Codice Penale.

Il primo a descrivere dettagliatamente in un libro il piano eversivo che è cominciato con Tangentopoli è stato il mio amico Geronimo, pseudonimo di un famoso Ministro della cosiddetta prima Repubblica, il quale, in ‘Strettamente riservato. Le meorie di un superministro della prima Repubblica’, ha narrato dettagliatamente i preparativi internazionali per far cadere la classe politica italiana, ultimo baluardo a difesa dell’immenso patrimonio pubblico, il cui gioiello più importante era costituito dall’IRI, la holding pubblica che ha consentito all’Italia di riprendersi dalle enormi rovine della seconda guerra mondiale.

Quindi, se dalla fine degli anni 80 del XX secolo è stato preparato e attuato un disegno eversivo ai danni dell’Italia, i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti, gli italiani potrebbero decidersi come estrema ratio ad avvalersi del diritto alla autodeterminazione, affermato nella Carta Atlantica, nella Carta delle Nazioni Unite e nella Dichiarazione dell’Assemblea generale sull’indipendenza dei popoli coloniali (1960), ma soprattutto nella Dichiarazione di principi sulle relazioni amichevoli tra Stati, nella quale si raccomanda agli Stati membri dell’ONU di astenersi da azioni di contrasto alla realizzazione del principio di autodeterminazione.

La mia proposta, non è un mistero, è quella della rivoluzione democratica, con la costituzione di tribunali speciali per processare tutti coloro i quali a vario titolo hanno contribuito alla umiliazione delle istituzioni democratiche repubblicane e al loro progressivo smantellamento, con la pena accessoria della confisca di tutti i patrimoni familiari.

Proprio mentre scrivo questo breve articolo si sta consumando uno dei tanti smontaggi delle istituzioni, il tentativo da parte della Ministro Marianna Madia di far confluire le Soprintendenze per i beni architettonici e paesaggistici nelle Prefetture, queste ultime anch’esse nella lista delle istituzioni da rottamare, replicando così la miserrima fine della Intendenza di Finanza e aprendosi la strada a uno scenario di tipo greco, nel quale i creditori internazionali possano liberamente chiedere allo Stato di pagare i suoi debiti con patrimonio culturale pubblico.

 

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