mercoledì, Giugno 23

Il doping non è sportivo field_506ffb1d3dbe2

0
1 2


Mi viene in mente il caso di Carolina Kostner che ha difeso il suo ex compagno Schwarzer che sapeva essere dopato. Copriresti mai un atleta che sai essere dopato?

Personalmente non coprirei mai un atleta che cerca di barare e fortunatamente nella mia carriera ho sempre avuto compagni di allenamento che giornalmente erano pronti a dare il massimo in pista pur di migliorarsi,senza mai tirarsi indietro di fronte ai pesanti periodi e ai carichi invernali. Il caso Schwarzer-Kostner è un po’ diverso poiché oltre ad essere due atleti sono legati anche da un punto di vista sentimentale, e quindi magari in quel momento lei non ha ragionato da atleta ma con il cuore. Carolina è stata giustamente punita, ma a mio avviso in maniera molto più severa rispetto a molti altri casi di atleti assuntori di sostanze dopanti a cui sono stati inflitti solo pochi mesi di squalifica.

Nei recenti mondiali di atletica, il campione Usain Bolt ha detto si è parlato solo di atleti dopati e non della competizione, il ciclista Froome è stato accusato di doping durante il Tour De France e addirittura è stato umiliato con un lancio di urine durante una tappa. Si tende a generalizzare e non si crede più a nessuno, sei d’accordo con questo modo di fare?

Ormai dietro le prestazioni ‘aliene’ degli atleti si deve sempre vedere l’ombra del doping e dunque si etichettano questi come ‘dopati’. Andando avanti di questo passo, non si crederà più al fenomeno che può ottenere risultati incredibili grazie alle doti che madre natura gli ha dato, vedi Bolt. I controlli antidoping vanno fatti, per dare credibilità allo sport. Urinare o essere disponibili ad un prelievo ai fini dell’antidoping dovrebbe essere un gesto spontaneo da parte di tutti gli atleti, soprattutto i più forti.

C’è correlazione tra l’utilizzo di queste scorciatoie e il percorso che uno fa nella sua carriera sportiva? Mi spiego: magari l’incontro con un allenatore che predilige questi ‘sistemi più veloce’ può essere la condanna dello sportivo mentre avere un preparatore che inculca il culto del sacrificio può portare verso altre strade oneste

Sicuramente la carriera di un atleta può intraprendere diverse strade in qualsiasi momento. Durante una carriera sportiva, l’atleta professionista gira il mondo, conosce centinaia di persone, preparatori, manager, sponsor con cui spesso si confronta. Purtroppo, tra queste centinaia di persone, può capitare di incontrare colui che ti propone quella famosa scorciatoia, ma per questa persona tu sarai solo ed unicamente una pedina che dovrà soddisfare i suoi fini personali. Una volta realizzati, questi girano le spalle quando meno te l’aspetti. Solo gli atleti dal carattere debole possono cadere nella trappola di queste persone che fanno solo del male allo sport pulito.

Da ex atleta, medaglia d’oro e ad alti livelli, su cosa interverresti per debellare o comunque ridurre questa problematica?

Innanzitutto comincerei a parlare di doping nelle scuole, facendo capire ai ragazzi che queste tecniche, che molti ritengono essere normali per ottenere risultati, portano a gravi problemi di salute e spesso alla morte. I risultati si possono ottenere ugualmente, allenandosi e credendo in quello che si fa, con il sacrificio di tutti i giorni.

Naturalmente ci si allena per vincere e migliorarsi sempre ma forse c’è un’eccessiva ricerca della supremazia, del vincere col minimo sforzo e si è perso il senso vero dello sport e i suoi valori. Che ne pensi?

La colpa spesso è delle federazioni, che danno una seconda possibilità ad atleti che fanno uso di sostanze come Epo e GH. Io sono del parere che chi fa uso di queste sostanze ormai ha modificato il suo corpo e quindi non può più rimettersi in gioco perché ormai ha barato. Mi vengono in mente i casi eclatanti dell’inglese Chambers, campione Europeo Indoor e Record Europeo Indoor a Torino 2009, fortemente fischiato durante l’inno Britannico, poiché in passato squalificato 4 anni per uso di GH. Stesso peccato per l’americano Justin Gatlin, quest’anno miglior prestazione mondiale sui 100m ma che ai mondiali ha perso sia sui 100m che sui 200m dal Jamaicano Usain Bolt , ha più volte ribadito l’ingiustizia di rivedere Gatlin in pista poiché, i risultati ottenuti dopo i suoi anni di squalifica, sono solo frutto di un fisico modificato dall’ormone della crescita. Per dare credibilità allo sport prima di tutto non bisogna far scendere in pista, in campo, su strada, in piscina i ‘non sportivi’.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->