sabato, Maggio 15

Il doping non è sportivo field_506ffb1d3dbe2

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Doping, sempre doping, fortissimamente doping. Il riferimento a Vittorio Alfieri no non è casuale. Il suo “volli, sempre volli, fortissimamente volli” rappresentò la svolta della sua vita che lo portò a rimboccarsi le maniche e costruire la sua splendida carriera, una volontà ferrea, paziente, quella che manca a chi usa sostanze dopanti, le scorciatoie della volontà. Una pasticca, una puntura e si arriva prima degli altri, il sudore e il sacrificio giornaliero scavalcati in un attimo, così come, in un istante, dagli applausi scroscianti dei tifosi si passa all’indice puntato del mondo. Sono diversi i casi, anche recenti, di atleti che sono stati trovati positivi ai controlli, tante le interviste in cui sportivi o ex sportivi confessano in passato di aver assunto sostanze illecite, tanti gli interrogativi sulle conseguenze nell’immediato e nel futuro per la salute degli atleti. Abbiamo affrontato il tema con un’ex atleta, Domenico Rao, specialista dei 400 metri piani, medaglia d’oro nella staffetta 4×400 ai Campionati Europei indoor di atletica leggera, a Torino, nel 2009, insieme a Jacopo Marin, Matteo Galvan e Claudio Licciardello e medaglia d’argento ai Mondiali Militari indoor di Atene sui 400m. Il punto di vista di chi lo sport l’ha vissuto in modo sano.

 

Il doping c’è sempre stato ma ultimamente non si parla d’altro, specie in alcuni sport come atletica e ciclismo, cosa ne pensi?

Il Doping purtroppo ormai da anni è radicato nello sport, non solo agonistico ma anche amatoriale. Negli sport dove la resistenza aerobica e la forza sono determinanti, purtroppo, troppo spesso si cerca di trovare la “scorciatoia” per ottenere risultati con il minimo sforzo.

Hai notato qualche anomalia recentemente? Ci sono dei comportamenti che possono destare sospetto?

nel ciclismo, ad esempio, vedere ogni giorno sprintare le stesse persone con la freschezza del primo giorno in tappe come il giro d’Italia o Il Tour de France può portare i più a storcere il naso. Anche nell’atletica, troppo spesso, vedo atleti che dopo un 400m (il giro della morte) corso in 44”, dopo appena un paio di minuti, sono già pronti e freschi per le interviste, e questo, secondo me, non è umano. Solamente quest’anno, ai mondiali di Pechino, si è visto un episodio per noi 400isti normale: il vincitore della finale dei 400m, il sudafricano Van Niekerk, si è sentito male a causa dell’acido lattico ed è uscito in barella dopo aver corso in 43”48, 5° prestazione mondiale di sempre, questa è la normalità anche se magari per il pubblico da casa sarà stato qualcosa di anormale.

Ci sono casi piuttosto oscuri legati al doping, come quello legato a Pantani altri più chiari come quello di Armstrong, il filo conduttore è però la voglia di migliorarsi sempre di più, con strumenti illeciti, nonostante le già eccellenti prestazione sportive? Cosa ne pensi?

Ci sono atleti, i cosiddetti ‘fenomeni’ che sicuramente sono forti e vincenti anche senza doping, ma troppo spesso sono deboli caratterialmente. Mi viene in mente l’esempio del mio ‘ex’ compagno di squadra Alex Schwarzer che organicamente era una macchina da guerra, il più forte al mondo senza ombra di dubbio. Aveva solo un difetto, un carattere debole e per la paura di non essere più il numero uno è cascato ingenuamente nella trappola del doping. Questo l’ha portato a macchiare i suoi successi puliti, come l’olimpiade di Pechino 2008.

Per gli atleti che non fanno uso di doping e fanno tanti sacrifici giornalmente non è frustrante pensare che esistano tutti questi collegi che utilizzano tali scorciatoie?

Nel mio sport, l’atletica, devi pensare solo a te stesso, contano solo i tempi e le misure, il tuo obiettivo deve essere solo quello di migliorarti. Emergere è molto difficile, perché tutti al mondo sanno saltare e correre ed essere i numeri uno diventa una missione piuttosto complicata. Purtroppo il fattore doping subentra quando magari dopo diversi anni non riesci più ad ottenere quei miglioramenti tanto aspettati, ed allora per ottenere quel salto di qualità tanto desiderato, si cerca quella “scorciatoia” che spesso ti può dare, sportivamente, dei risultati sbalorditivi. Tuttavia, nella vita, sarai sempre un perdente.

Nel tuo passato di atleta hai mai avuto a che fare con atleti dopati?

Ho sempre corso per me stesso e per migliorarmi, ma nella mia lunga carriera mi è capitato di correre con atleti poi rilevatosi dopati. Gli esempi più eclatanti sono stati il mio compagno di squadra della Libertas Catania, Sunday Bada, finalista olimpico ad Atlanta ‘96, e l’olimpionico americano Anthony Pettigrew con cui ho corso al meeting di Pavia. Entrambi sono morti all’età di circa 40 anni in circostanze sospette.

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