giovedì, Aprile 22

Il disgelo iraniano

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Bruxelles – Rifiuta il binomio ‘musulmano=terrorista‘ l’Ayatollah Ahmad Iravani, docente iraniano all’Università cattolica George Washington e Presidente del Centro per gli Studi dell’Islam e del Medio Oriente di Washington (Center of the Study for Islam and the Middle East).

«Il messaggio dell’Islam è un messaggio di pace», dice Iravani nel corso della plenaria del Foro Mondiale della Democrazia organizzato dal Consiglio d’Europa di Strasburgo in un duetto infuocato con Tawakkol Karman, vincitrice yemenita del premio Nobel per la pace nel 2011.

Di fronte all’entusiasmo irruente della ‘Giovanna d’Arco’ yemenita, che ha ricordato le sofferenze delle popolazioni del Medio Oriente per le ingiustizie causate dal terrorismo, dal despotismo e dalla corruzione, l’Ayatollah Iravani cita il grande poeta duecentesco persiano Abū-Muhammad Muslih al-Dīn bin Abdallāh Shīrāzī, più noto come Saadi di Shiraz, la sua città natale dove la sua tomba -insieme a quelle dell’altro grande poeta shiraziano Hafez– continua a essere un luogo di festosa venerazione per tutti gli iraniani. Festosa perché la poesia è alla base della loro tradizione culturale, dato che i persiani amano citare i poemi dei loro grandi poeti a ogni piè sospinto e considerano ancora le loro tombe come luogo di ritrovo conviviale dove ritrovarsi con le famiglie a decorare con fiori e oggetti simbolici le pietre dove riposano le spoglie di queste glorie della cultura persiana.

Gli chiedo di recitarmi la poesia di Saadi che ha citato nel suo intervento e mi regala il foglio su cui l’ha scritta. Ecco una mia traduzione in italiano del testo che mi consegna in inglese: «Human beings are members of a whole / In creation of one essence and soul. / If one member is afflicted with pain, / Other members uneasy will remain. / If you’ve no sympathy for human pain, / The name of human you cannot retain!».
«
Gli esseri umani sono parte di un tutto, / Della creazione sono anima e frutto. / Se un membro è afflitto dal dolore, / Gli altri soffrono fino dentro al cuore. / Se non avete pietà per il dolore umano, / Non siete degni di chiamarvi umani!».

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