sabato, Maggio 8

Il diritto di reagire field_506ffb1d3dbe2

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UNIREC è l’Unione Nazionale delle Imprese a Tutela del Credito. Si tratta dell’aggregazione delle imprese che si occupano di recupero crediti e sistemi informativi nel campo della tutela del credito, associa 200 aziende del settore (circa l’87% del totale italiano) e offre ai suoi associati servizi di formazione, aggiornamento normativo, supporto e consulenza legislativa, visibilità in rete. Si tratta della principale associazione di categoria che associa aziende di recupero credito delle quali si servono banche, società finanziarie e di leasing, ma anche società di telecomunicazioni e altre utilities pubbliche o private, così come il mondo dell’impresa.

La questione dell’insolvenza debitoria è uno dei temi più spinosi e coinvolge svariati attori: il mondo delle banche e delle società finanziarie, alle prese con circa 130 miliardi di insoluto a giugno 2013 (fonte: UNIREC) rischia il tracollo. Ne abbiamo parlato qui il 7 gennaio. Il rischio di insolvenza è forte, esistono apposite società di assicurazione come Coface, società francese con sede italiana a Milano che offre alle imprese sia servizi di assicurazione del credito, sia l’accesso a banche dati informative internazionali sulla solvibilità dei loro potenziali clienti.

L’8 gennaio 2014 è stata diffusa la notizia di un accordo tra Monte dei Paschi di Siena e Coface, per «offrire alle aziende clienti le polizze di assicurazione del credito di Coface a condizioni agevolate». Gabriele Gori, Responsabile Area Corporate di Banca Monte dei Paschi di Siena, ha dichiarato: « L’accordo di collaborazione sottoscritto con Coface è molto promettente, poiché ci permetterà di offrire importanti servizi aggiuntivi al bacino di imprese nostre clienti, mettendole in condizioni di affrontare investimenti strategici per i loro progetti di crescita e rafforzamento sia sul mercato italiano sia in un’ottica di internazionalizzazione del business». Ernesto De Martinis, Country Manager Coface in Italia, ha commentato: «La partnership con Banca MPS è per noi particolarmente funzionale all’obiettivo di facilitare, attraverso lo strumento dell’Assicurazione dei crediti, le Imprese italiane nell’accesso al credito bancario e ai mercati internazionali. In un contesto di ripresa economica che sarà  ancora molto lento e graduale a venire, l’Export rappresenta per le imprese italiane l’unica leva di crescita per i prossimi anni». (ASCA)

Il comparto del debito insoluto muove grandi somme e sono attivissime le società di recupero crediti. Un esempio per tutti: UNIREC nel 2012 ha gestito 35 milioni di pratiche affidate (la brochure aziendale indica 15 milioni recuperati) e 43 miliardi di crediti affidati, con 9,2 miliardi recuperati. In una situazione di generale e oggettiva difficoltà per chi abbia perduto il lavoro o si sia visto ridurre anche drasticamente il proprio compenso, in un momento nel quale  «la disoccupazione tocca il 12,7% e sono senza lavoro 41,6% di giovani, massimo dal ’77» diciamo pure che per molte persone il suono del telefono è preoccupante e può significare una richiesta di saldo. Gli strumenti sono diversi e vanno dagli sms alle telefonate, dall’invio di comunicazioni scritte alle raccomandate secondo un iter che può giungere al decreto ingiuntivo da parte dell’autorità giudiziaria o al pignoramento.

Nascono così siti e associazioni che informano e a volte assistono i debitori, alla prese con situazioni complicate che a volte si risolvono in forme drammatiche. Citiamo per esempio il sito Indebitati.it e la sua ‘guida di sopravvivenza’, contenente informazioni sulle modalità che la legge prevede per tali richieste di pagamento: «…anche se può sembrare un paradosso, è assolutamente certo che una delle armi di difesa più efficaci nelle mani del debitore perseguitato  consiste proprio nella scrupolosa e attenta istanza di applicazione delle leggi vigenti». Tra le varie indicazioni, si specifica come richiedere la cancellazione dalla banca dati di CRIF, che registra le segnalazioni di insolvenza e l’importanza del richiedere alla società di esazione tutte le lettere di cessione del credito con un estratto conto storico della situazione debitoria, anche per verificare l’assenza di anatocismo nel calcolo degli interessi. L’anatocismo è il calcolo di interessi sugli interessi, vietato per legge: se una rata scade, gli interessi di mora vanno calcolati solo sulla quota capitale e non su tutta la rata (cfr. la sentenza della Corte di Cassazione del 20 Febbraio 2003 n. 2593).

La complessità di tutto questo si somma al carico emotivo che colpisce il debitore, il quale in molti casi riceve richieste di cifre astronomiche per il saldo di un debito che in origine molto più basso. Questo caso è comune, ma nel caso di un cittadino di Sarzana (provincia di La Spezia) si è risolto con una sentenza che fa discutere e pensare.

In questo caso il problema non era l’anatocismo, ma il carico degli interessi che – per via dei ritardi nella notifica – hanno fatto salire la somma originaria dai 900 euro di multe per la violazione di un varco ZTL a 2.820,81 euro finali. Il debitore, rappresentato dall’avvocato Alessandro Pontremoli di Sarzana, ha ottenuto dal giudice Luciano Civita la sentenza numero 629 del 15 novembre 2013, che riduce l’importo della cartella esattoriale a 1.068 euro e condanna Equitalia Nord a rifondere le spese processuali (850 euro). 

Il magistrato ha disposto l’annullamento del calcolo degli interessi oltre il sesto mese dalla scadenza per il pagamento della cartella, considerando questo termine sufficiente e ragionevole per provvedere alla notifica del credito. Notifica che è avvenuta svariato tempo dopo, facendo lievitare l’importo. L’avvocato Pontremoli dichiara «Il ragionamento del giudice mi pare condivisibile ed in linea con il recente indirizzo giurisprudenziale laddove si ritiene non giustificata l’inerzia della P.A. nella fase della riscossione delle somme pretese, con conseguente aggravio di interessi nella misura del 20% annuo in danno del cittadino».

Giova notare come la notizia sia comparsa sotto titoli che citavano Equitalia e l’usura, ma tecnicamente questa lettura non è corretta; lo spiega bene un ampio articolo del da Basilio Antoci su www.diritto.it

Pubblicato il 19 novembre scorso, il testo descrive il rigetto da parte del «Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Modena, [che]ha disposto l’archiviazione di un procedimento avviato nei confronti del legale rappresentante di Equitalia ex art. 644 c.p. – articolo che disciplina il reato di usura. Il provvedimento in esame è interessante per la lucida analisi che prospetta in merito al diffuso malcontento che serpeggia tra i cittadini in questi ultimi anni a causa della crisi economica in corso. L’esplosione della “bolla” ha, infatti, innescato meccanismi devastanti, paradossali – e spesso ingiusti – dei quali i cittadini non comprendono le cause e malvolentieri accettano gli effetti».

E dire che Equitalia non fa usura non è una concessione di alcun genere nei confronti di una delle istituzioni più odiate da parte degli italiani, ma solo l’invito a documentarsi sempre con la massima attenzione per servirsi correttamente degli strumenti di tutela che la legge prevede per i cittadini. 

 

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