mercoledì, Dicembre 1

Il dipendente digitale è un imprenditore

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Portando l’attenzione sulla qualità della vita e sul valore che attribuiamo al tempo dedicato alle ore lavorate, oggi scegliere di avere differenti fonti di reddito (e diversi stimoli) attraverso l’affiancamento di lavori free-lance ad impieghi tradizionali -magari part-time in azienda- piuttosto che un solo lavoro full-time, ha un nome specifico e si chiama Portfolio Career. La scelta di lavorare su attività di diversa natura a propria discrezione è un’opzione reale che dovrebbe essere sostenuta da ogni Governo evoluto, creando le condizioni affinché tali scelte possano essere perseguite.

Ma, l’Europa è pronta ad affrontare le sfide del nostro tempo cogliendo le opportunità generate dai cambiamenti a cui inevitabilmente dovrà far fronte?
Come sempre, appare evidente la disomogeneità tra i diversi paesi componenti l’Unione.
In particolare, leggendo lo slogan del Jobs Act in vigore in Italia dal 2015 – «Creare nuova occupazione stabile. Il contratto a tempo indeterminato diventa finalmente la forma di assunzione privilegiata», sorgono seri dubbi.

Il mantra del redivivo lavoro a tempo indeterminato per la vita -posto che il Jobs Act lo abiliti per davvero piuttosto che tentare di delimitarlo- porta con sé due effetti principali:

  • contribuisce a nutrire l’illusione delle vecchie generazioni, che pensano sia possibile averlo indietro
  • rallenta l’evoluzione culturale delle nuove e nuovissime generazioni che, al contrario, dovrebbe essere facilitata promuovendo le reali opportunità che oggi il mondo del lavoro può dare

Se a colpi di slogan si volesse rispondere, il mantra del nostro tempo dovrebbe decantare le lodi del nuovo modello di lavoro dipendente: più imprenditoriale, creativo e soddisfacente.
Un modello che implica maggiore autonomia, cambiamento e mobilità può essere ritenuto da molti una realtà decisamente desiderabile, per quanto ad altri possa sembrare incredibile.

La buona notizia è che portare indietro le lancette dell’orologio non è una possibilità, neanche per quei Paesi europei che faticano più degli altri ad accogliere il cambiamento e che tentennano ad evolvere il proprio modello culturale.

Non stupiscono quindi i dati Eurostat sul tasso di occupazione, laddove riportano impietosamente gli ultimi della classe: Grecia, Croazia, Spagna ed Italia. A distanze siderali dagli altri.

 

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