domenica, Novembre 28

Il dipendente digitale è un imprenditore

0
1 2 3


Nello specifico, all’autonomia ed alla sperimentazione che caratterizzano la forza lavoro, le aziende digitali rispondono con il ‘mobile working’, lo ‘staff on demand’, le ‘communities’ ed il ‘crowd’.

Il paradigma muta in modo radicale: il lavoro dipendente può cominciare ad assumere tratti sempre più imprenditoriali, sia in termini di professionalizzazione individuale che di crescita verticale  -che solo dalla reale professionalità dovrà dipendere-  unitamente alla capacità di assumere i rischi derivanti da tutti i cambiamenti necessari a raggiungere la crescita e la soddisfazione desiderati.

Di qui diventa cruciale la capacità non soltanto diaccettare’, quanto di ‘generare il cambiamento attraverso un processo continuo di trial-and-error (prove ed errori): i fallimenti fanno parte integrante della crescita professionale poiché indirizzano verso strade più corrispondenti a se stessi ed ai propri bisogni. Cambiare azienda, contratto, mansione ed attività è la regola, non più l’eccezione.

Strano a dirsi ma la miglior cosa che ci si può augurare è di fallire presto e continuare a sperimentare.

Sembra, dunque, che la soddisfazione e l’auto-realizzazione sul lavoro passino attraverso la possibilità di sperimentare contesti diversi e sfide nuove e sembra anche che, laddove il garantismo e l’assistenzialismo avevano contribuito a sclerotizzare il sistema, proprio il venir meno di garanzie ed assistenze vere o presunte possa diventare il motore propulsivo di un nuovo modo di concepire il lavoro.

Indubbiamente in Europa siamo di fronte ad un cambiamento profondo, che è soprattutto un cambiamento culturale.
E’ importante che l’Europa faccia proprio il concetto per cui il lavoro dipendente a tempo indeterminato per la vita ed i connessi avanzamenti di carriera verticale non soltanto non sono più sostenibili ma, molto più importante, non sono neanche necessariamente desiderabili ai fini dell’auto-realizzazione e della crescita professionale.

E se in passato un curriculum con molti passaggi in aziende diverse era considerato poco appetibile, oggi Patty McCord -che è stata a capo delle Risorse Umane di Netflix per 14 anni- consiglia di pianificare cambiamenti ogni 3 o 4 anni al massimo. Perché cambiare azienda ogni pochi anni oggi è diventato un valore? perché consente di essere pagati meglio, di avere una curva di apprendimento più alta, di imparare a capitalizzare le esperienze in meno tempo ed anche, curiosamente, di essere più fedeli nel periodo di tempo in cui si sceglie con convinzione di far parte di un’organizzazione. Insomma: cambiare azienda rende i dipendenti migliori!

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->