sabato, Aprile 10

Il dio Tablet arriverà nelle scuole dell’obbligo? Pro e contro dei nuovi supporti informatici per gli studenti

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Mentre i massacri sul pianeta crescono, in quantità e per conseguenze esiziali, mentre ormai ogni giorno assistiamo a un ‘famiglicidio’ nel quale la parte del killer è impersonata da persone che, a detta di amici e conoscenti, erano affettuosi padri di famiglia o compagni premurosi, cittadini esemplari, mentre terremoti, eruzioni e tifoni violentano la Terra con maggiore veemenza di sempre… Perché fermarsi a ragionare su un Device tecnologico qual è il Tablet?

Dagli ultimi dati diffusi, la vendita degli Smartphone è in lieve flessione, mentre per il 2015 si prevede un boom per i Tablet che, nelle vendite, supereranno quelle dei cugini computer, Desktop o Laptop che siano. Tutte le testate, vuoi generaliste vuoi quelle specialistiche che trattano di ICT, hanno dedicato ampio spazio al rilancio di questa previsione, che non deve apparire soltanto per l’ennesima notizia di un settore il cui Business è comunque molto rilevante nel P.I.L. delle nazioni in sviluppo e di quelle che guidano l’élite del G8.

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In Italia, dove la mancata attuazione dell’Agenda digitale, che i Governi degli ultimi vent’anni si sono lasciati in eredità -badando bene a dimenticarla in fondo a un polveroso cassetto-, ha procurato danni alle amministrazioni, sia pubbliche che private, di tutto il Paese, accrescendo il nostro Gap in relazione al resto del mondo.
Ma correre ai ripari senza un progetto preciso, senza aver disegnato un piano, spesso, peggiora le cose. E cerchiamo di capire perché.Chi sta seguendo il processo evolutivo dell’editoria digitale ha senz’altro notato che, da qualche mese in modo più insistente, si è cominciato a coniugare il tema dell’e-book con quello della scuola. L’argomento discusso affronta il proposito di utilizzare testi in formato digitale al posto dei tradizionali testi cartacei. Tali testi dovrebbero essere fruiti dagli alunni su comuni Device, quali i Tablet. C’è ancora da risolvere il problema di dove reperire i fondi necessari per distribuire gratuitamente, almeno nelle scuole dell’obbligo, tali costosi dispositivi, ma in molti hanno abbracciato con entusiasmo questa innovazione che potrebbe finalmente risolvere almeno un problema, quello più volte denunciato da genitori e insegnanti, che riguarda il carico di libri che i ragazzi portano sulle spalle, in borse o zaini, foriero di scoliosi e lamentazioni.  Sarebbe superficiale pensare che l’innovazione dell’e-book possa ridursi solo a questo, ma seppure se ne discuta sempre più spesso e commentatori aggiornati stiano cercando di divulgare nei particolari quello che ciò potrebbe significare (il condizionale è d’obbligo, visto che la famosa Agenda Digitale giace in fondo a un cassetto), la nostra arretratezza rischia di portarci a compiere un passo azzardato, compiuto più per desiderio di essere al passo con il resto del mondo che non in seguito a un preciso programma. 

L’editoria digitale, è bene averlo chiaro, è un settore sperimentale e, proprio per questo in continua evoluzione. Gli standard che fino ad ieri erano accettati e condivisi, oggi risultano già ampiamente superati.
I temi in discussione riguardano la Multimedialità e il nuovo standard dell’e-book ovvero l’Epub3. Credere che il futuro dell’e-book possa limitarsi a una mera traduzione digitale di un testo cartaceo è quanto di più errato si possa fare.
Ma gli argomenti, che dovranno essere tenuti presenti da chi dovrà introdurre l’editoria digitale nella scuola, sono davvero complessi oltreché molteplici.
Tra l’autore di un testo scolastico e i suoi utilizzatori (gli alunni ma anche gli insegnanti) dovranno essere presenti nuove categorie professionali. All’autore di un testo scolastico, sino ad oggi era infatti richiesta un’ottima conoscenza della materia trattata e un’altrettanto ottima capacità didattica. Domani, con l’introduzione dei testi digitali, sarà necessario introdurre il filtro di un profondo conoscitore del mezzo (dell’editoria digitale), in grado di modellare i contenuti dell’autore per la nuova forma di “distribuzione del sapere”, non più meramente cartacea in primo luogo, ma anche ipertestuale e/o anche multimediale.
Ma non solo…
Chi introdurrà questi nuovi dispositivi nella scuola dovrà, contestualmente, aver formato una nuova generazione di insegnanti, in grado di guidare gli alunni nell’utilizzo di queste nuove forme di sapere non solo più lineari.

Invece, in modo del tutto superficiale e facilone, apprendiamo le date di una prossima entrata di testi digitali nelle nostre scuole, da più parti (come sempre quando di parla di e-book) leggiamo di partiti di contrari e di favorevoli, senza che peraltro nessuno non solo esamini l’evoluzione annunciata nei suoi molteplici aspetti, tutt’altro che secondari, ma che nemmeno si sforzi di considerare l’esperienza in merito fatta da nazioni che ci hanno preceduto in questo passaggio.
Perché all’estero, dove l’introduzione di dispositivi digitali per la lettura in sostituzione ai classici libri cartacei è già avvenuta, il dibattito è in continua progressione e si è concentrato proprio su ciò che noi, nella nostra incosciente approssimazione, abbiamo dimenticato di verificare: la ripercussione che l’adozione di tali strumenti ha sugli alunni.

Precisavamo all’inizio che l’editoria digitale è un settore sperimentale e in continua evoluzione, e questa puntualizzazione riguarda sì sia l’hardware sia il software utilizzati, che praticamente ogni giorno mutano progredendo verso un ideale miglioramento di se stessi, ma anche (e forse soprattutto) i fruitori di questa “tecnologia”, che domani nella nostra scuola dovrebbero essere i nostri figli, le generazioni del futuro, quelle che da più parti troviamo ormai definiti come nativi digitali.
È interessante, se non essenziale, leggere quanto emerso dal rapporto Net Children go Mobile che, voluto e finanziato dalla Commissione europea, ci dà conto dell’uso da parte di ragazzi tra i 9 e i 16 anni di dispositivi Mobili collegati al Web. Le percentuali sono impressionanti: quasi la metà dei giovani li utilizza quotidianamente e 3 su 4 evidenziano il disagio di un’eccessiva dipendenza da tali Device.
Se a questa ricerca uniamo le analisi svolte da diversi studiosi inglesi e quanto emerso da analisti e psichiatri tedeschi, appare evidente come questo ambito, il rapporto tra teen-ager e tecnologia, sia ancora tutto da approfondire e studiare.
Gli esempi nefasti cominciano a fare bibliografia: si va dall’incapacità di scrittura e ritardi nell’espressione linguistica in generale, da parte dei piccoli allievi, al non essere in grado di svolgere azioni pratiche come quella di giocare con le costruzioni reali (l’esempio da più parti citato è quello rilevato della mancata capacità di utilizzo dei mattoncini della Lego).
L’intento non è però quello di demonizzare l’uso della tecnologia, bensì quello di imparare ad inserirla gradualmente, di pari passo agli altri strumenti di apprendimento e sviluppo, sia cognitivo che emotivo.

E la domanda conclusiva, quindi, di fronte alla fretta manifestata da chi ci governa per l’inserimento di questa tecnologia nella scuola è: qui prodest?
L’editoria digitale è nel nostro futuro e promette di offrire a sempre più ampi strati sociali opportunità fino a ieri inimmaginabili
, quali tra l’altro l’aggiornamento costante dei contenuti e il loro ridotto costo di distribuzione, ma un’indiscriminata e poco programmata introduzione nel delicato ambito scolastico è corretta? Siamo preparati come società a questo salto acrobatico?
Purtroppo alla base di questa tecnologia vi sono interessi economici che esulano da qualsiasi coinvolgimento culturale e/o intento pedagogico, quali quelli di aziende produttive di Tablet, e-reader e altri Device.
Con questo torniamo al nodo gordiano di ogni ragionamento in merito a questo settore dell’ICT: la scarsissima Alfabetizzazione Digitale che ammorba il nostro Paese, e tanto i semplici cittadini quanto purtroppo anche chi li governa.

 

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