domenica, Giugno 13

Il dinamismo della società neozelandese I numeri confermano la condizione di Paese in crescita e dinamico

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Sydney – Se l’Australia è considerata una delle nazioni geograficamente più isolate al mondo, è la Nuova Zelanda a detenere il titolo di Paese “agli antipodi”, posto circa 1.500 chilometri a sud-est delle coste orientali australiane. L’ex colonia britannica è un Paese dalla storia peculiare, una tra le ultime terre ad essere scoperte e colonizzate dagli Europei proprio a causa della remota posizione geografica. Stato arcipelagico composto prevalentemente dalle due isole maggiori – Isola del Nord ed Isola del Sud –  è stato scoperto dal primo europeo soltanto nel 1642, per divenire poi parte della Colonia del New South Wales, oggi Stato australiano con capitale Sydney, nel 1788. E’ stato solo nel 1841 che la Nuova Zelanda ha potuto beneficiare dello status di colonia autonoma, gettando le basi per un incessante sviluppo tuttora in corso.

La Nuova Zelanda è stata spesso trascurata dagli affari internazionali, nonostante sia in possesso di caratteristiche sociali ed economiche che la pongono tra le Nazioni più virtuose del pianeta. Di poco più piccola dell’Italia, ha una popolazione di soli 4,5 milioni di abitanti – alla base di una densità demografica tra le più basse del pianeta – ma vanta quasi 3 milioni di visitatori internazionali all’anno, con un trend in crescita che conferma l’attrattiva internazionale del Paese. Complice una situazione non dissimile da quella dell’Australia – popolazione esigua a fronte di abbondanti risorse naturali – secondo un recente sondaggio internazionale la Nuova Zelanda può vantare il sesto tasso di qualità di vita più alto al mondo, al pari di uno dei PIL pro capite più elevati in assoluto. Questi elevati standard si riflettono in diversi aspetti della vita sociale, compresi quelli inerenti all’estensione dei principali diritti dell’uomo. La Nuova Zelanda è stato infatti il quindicesimo Stato al mondo, il primo Paese in Oceania, a legalizzare il matrimonio tra coppie dello stesso sesso nel 2013, precedendo in modo inatteso l’agenda politica australiana di allora.

Le sfide che il Paese ha dovuto affrontare in ambito sociale, tuttavia, non si limitano soltanto ai diritti delle coppie omosessuali. Le fertili terre neozelandesi erano abitate già da tempo da diversi gruppi di popolazioni indigene, il popolo Maori, che, secondo studi genetici recenti, era presente sul territorio a partire dal 1250-1300 d.C. Studi incrociati su grado di deforestazione, datazione al carbonio e differenze nel DNA di diverse popolazioni del sud-est asiatico hanno permesso di tracciare sommariamente la rotta seguita da quello che sarebbe divenuto il popolo Maori, probabilmente spostatosi da Taiwan alle isole Melanesiane, per poi approdare in Nuova Zelanda attraverso le Isole della Società, oggi Polinesia Francese.

Dopo molti decenni caratterizzati da gravi problemi di origine coloniale, politica, sociale e sanitaria – una situazione che ha portato la popolazione Maori da circa 100.000 individui nel 1800 a meno di 38.000 solo 70 anni dopo – oggi i Maori sono largamente accettati ed integrati con i Neozelandesi di origine europea. Attualmente la popolazione Maori conta circa 750.000 individui, di cui 1.300 in Canada, 3.400 negli USA, 8.000 nel Regno Unito, 130.000 in Australia e circa 600.000 in Nuova Zelanda, rappresentando quasi un sesto della popolazione totale neozelandese.

La condizione di Paese diviso tra l’attaccamento all’ex madrepatria e l’orgoglio per la propria identità nazionale è riscontrabile nell’acceso dibattito, in corso da molti anni, circa un’ipotetica repubblica neozelandese. La discussione vede, da un lato, i sostenitori dell’attuale monarchia costituzionale con a capo la Regina d’Inghilterra, dall’altro chi chiede un referendum per introdurre un assetto repubblicano. Anche in questo caso, la popolazione Maori ha un ruolo importante nel dibattito politico interno, come sottolineato dal politologo Liam Casinger in un’intervista rilasciata a L’Indro nel Maggio scorso: “Come tutti i Neozelandesi, anche i Maori hanno opinioni diverse e sono spesso divisi. Abbiamo però sondaggi che coprono quasi 20 anni della nostra storia più recente, e i risultati sono piuttosto stabili: circa i due terzi dei Maori sono a favore di una repubblica neozelandese, contro percentuali decisamente inferiori dei Neozelandesi di origine europea”.

Di pari passo con il dibattito repubblicano si è andato sviluppando quello relativo al cambiamento della bandiera neozelandese, quest’ultima risalente al periodo coloniale. L’attuale bandiera, in uso dal 1869 ma divenuta ufficiale solo nel 1902, presenta infatti uno sfondo blu con la Union Jack britannica in alto a sinistra e quattro stelle della Croce del Sud a destra. Il passato di tale Paese, prima come colonia e poi come dominio inglese, è ravvisabile anche in altri aspetti della bandiera nazionale, come la scelta dei colori, la medesima della ex madrepatria, e le proporzioni, ancora una volta uguali. E’ un fatto noto, inoltre, che le bandiere di Australia e Nuova Zelanda sono quasi del tutto identiche, così come sono simili quelle di alcune ex colonie britanniche nel resto del mondo, nonostante sia curioso notare come l’Australia non abbia ancora mostrato segni di insofferenza nei confronti di un simbolo coloniale come bandiera nazionale. La discussione si è fatta sempre più pressante negli ultimi anni, politicamente dominata da John Key, leader conservatore a favore di una nuova bandiera e capo di governo sin dal 2008. Key ha infatti programmato per il 2016 un referendum popolare studiato per decidere il futuro della bandiera nazionale neozelandese.

Il dinamismo della società neozelandese, una caratteristica che ha spesso portato a precedere di qualche anno il più ricco alleato australiano, va tuttavia considerato alla luce della situazione economica del Paese, utile per comprendere appieno le implicazioni sociali di tale peculiare situazione. Come accennato in precedenza, infatti, la Nuova Zelanda condivide con l’Australia la caratteristica di Paese sottopopolato e ricco di risorse naturali. La Nuova Zelanda è infatti ricca di carbone, argento, ferro, rocce calcaree e oro. L’orografia del Paese, inoltre, ha permesso alle efficienti politiche energetiche di ricavare grande beneficio dall’energia idroelettrica, comparto che attualmente copre il 55% dell’energia prodotta sull’intero territorio, oltre che da quella geotermica ed eolica, che rappresentano rispettivamente il 10% ed il 3% dell’energia prodotta. L’abbondanza di risorse si estende anche ai combustibili fossili, quantificati in circa il 30% dell’intera produzione energetica nazionale. Le grandi esplorazioni e le successive costruzioni di impianti di raffinazione sono cominciate nei primi anni ’70 del secolo scorso, poco prima dello shock petrolifero del 1973 e della crisi energetica del 1979, causa di forte incertezza economica nel Paese. Questi eventi sono stati solo alcuni dei motivi dell’instabilità della produzione energetica in Nuova Zelanda che ha visto, negli anni, produzioni come quella di gas naturale calare da 7 miliardi di metri cubi annuali a 4,3 nell’arco di tempo compreso tra 2001 e 2005.

L’andamento altalenante dell’economia neozelandese sembra tuttavia appartenere ad un passato lontano: l’ultimo rapporto OCSE delinea infatti un Paese moderno, prospero e sviluppato, una condizione che è supportata dal volume economico delle frequenti ricostruzioni post-sismiche. Nel 2010 il PIL cresceva del 1,8%, nel 2011 la crescita era del 1,2%, nel 2012 era del 2,9% e nel 2013 del 2,5%, mentre le previsioni prospettano una crescita del 3,5% per quest’anno e del 3,5% per l’anno prossimo. Lo stipendio medio aggiustato secondo il potere d’acquisto è stato nel 2013 di 21.773 dollari americani, lievemente sotto la media OCSE di 23.938 dollari. Il tasso di occupazione è del 72%, superiore alla media dichiarata dall’agenzia di 65%, mentre il tasso di disoccupazione è in forte calo dal 2012, stimato attorno al 5,9% per quest’anno ed al 5,6% per il 2015, circa 2,5 punti percentuali sotto la media OCSE. Molto importanti sono, inoltre, i diversi trattati di libero scambio (Free Trade Agreements – FTA) che il Paese ha stipulato con i propri partner commerciali, Australia e Cina su tutti.

La peculiare condizione della Nuova Zelanda di Paese isolato, prospero e dinamico, dunque, sembra avere i numeri dalla propria parte, supportati da politiche di lungo termine volte a ridurre i pur presenti divari sociali ed economici interni. Lo scorso Settembre, inoltre, ha visto riconfermato per la terza volta il Primo Ministro John Key, un segno chiaro e deciso della volontà dei neozelandesi di proseguire nell’attuale percorso in cui è impegnato il proprio Paese.

 

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