venerdì, Ottobre 22

Il dilemma morale sugli ostaggi dell'ISIS

0
1 2 3


AUMENTO DEI PROVENTI DEI RISCATTI IN MEDIO ORIENTE E NORD ARFRICA

Gruppi come l’ISIS, il Fronte al-Nusra e al-Shaab hanno preso nota del boom di successo in ambito di finanziamento del terrorismo attraverso i sequestri di persona. A partire dal 2008 Al-Qaeda e i suoi affiliati avrebbero, a quanto sembra, guadagnato $125 milioni di profitti con il solo denaro proveniente dal pagamento dei riscatti, come riporta il New York Times. Lo United States Treasury Department offre perfino una stima più vasta, riportando una cifra di $165 milioni in pagamenti durante lo stesso periodo. La Francia figura tra i primi Paesi nella lista di coloro che pagano i riscatti (con $40.4 milioni solo per il ‘French Four’). La Francia è seguita da Qatar e Oman, entrambi i quali hanno pagato $20.4 milioni, mentre Svizzera, Spagna e Austria hanno pagato rispettivamente $12.4 milioni, $11 milioni e 3.2 milioni.

Il Fronte al-Nusra, un affiliato di al-Qaeda, sembra seguire una strategia di finanziamento attraverso il riscatto simile a quella praticata da quest’ultima. Conosciuto per tenere in ostaggio sedici ufficiali libanesi (soldati e responsabili di sicurezza) dall’agosto 2014, il gruppo, che gioca un ruolo importante nella guerra in Siria, non esita a coinvolgere partiti strettamente legati al conflitto in questione al fine di perseguire i suoi obiettivi. Casualmente, cittadini stranieri di Stati occidentali sono gli obiettivi abituali di sequestri di persona che portano alla richiesta di un riscatto. Una maggiore copertura mediatica ed un sentimento di empatia risvegliato nella popolazione occidentale (che innescano una pressione popolare sui Governi in questione), e soprattutto la prospettiva di maggiori guadagni, sono presumibilmente i motivi principali alla base dei sequestri di persona in questi Paesi.

Tuttavia, nel caso degli ostaggi libanesi, Al-Nusrah sta coprendo i rischi delle sue scommesse sia attraverso il pagamento di un riscatto sia attraverso uno scambio di prigionieri. Riguardo al pagamento, un terzo attore è stato incluso nelle negoziazioni: il Qatar. In ricordo del suo ruolo nelle negoziazioni per il rilascio dell’ostaggio americano Peter Theo Curtis, il Qatar, che gode di influenza politica e finanziaria tra le fila dell’opposizione siriana, è stato sollecitato dai responsabili della sicurezza libanese per assicurare il pagamento. Tuttavia il Qatar non è l’unico attore esterno coinvolto, avendo la Turchia ha ospitato le negoziazioni prendendone parte. Il Libano sta portando la questione all’attenzione della Turchia potenzialmente come uno sforzo per ripetere i successi passati nella risoluzione delle crisi dei rapimenti.

Casualmente una precedente crisi nell’ambito del sequestro di persona, che ebbe luogo tra il 2012 e il 2013, coinvolgendo direttamente Turchia, Libano e Siria, portò a un riuscito sforzo multilaterale. Nel 2012 quattro pellegrini libanesi sciiti vennero sequestrati in Siria mentre si recavano in Libano. Il rapimento portò al sequestro di due piloti della Turkish airline in Libano da parte di membri sciiti. Questo sforzo fu messo in atto per spingere la Turchia a esercitare un’influenza diplomatica per il rilascio dei pellegrini. Con il ruolo attivo del Qatar che mediava sulla negoziazione in corso, la possibilità per i pellegrini sciiti e per i piloti turchi di essere liberati e restituiti alla loro madrepatria è ancora da verificare. Descritto come un successo eccezionale di cooperazione effettiva da parte delle parti coinvolte, rimane ancora da provare se questo episodio costituisce una singola eccezione o se fosse essenziale per aprire la strada a prospettive migliori per un’efficace cooperazione multilaterale. Se le richieste di Al-Nusrah venissero soddisfatte, ciò porterebbe al successo di una strategia di sequestro di persona su due livelli. Mentre le negoziazioni vacillano dall’estate scorsa, ciò potrebbe essere un esempio di come la strategia del pagamento di riscatto venga utilizzata come un mezzo di scambio che va oltre il mero obiettivo finanziario. Ciò indica forse che il business del sequestro di persona includa adesso il rapimento di combattenti nemici. Fino a poco tempo fa, l’esecuzione immediata è stato il destino predominante di ufficiali dell’esercito o funzionari di governo di Paesi confinanti caduti nelle mani dei loro nemici. Un tale approccio al sequestro di persona ricorda gli individui uccisi durante il medioevo dalle parti coinvolte in un conflitto armato.

Mentre i dati sui guadagni di Al-Qaeda e dei suoi alleati attraverso il pagamento di riscatti sono già disponibili, è più difficile valutare realisticamente quanto l’ISIS abbia guadagnato dal pagamento dei riscatti a partire dalla creazione del gruppo. Infatti, durante la breve salita al potere del gruppo, l’ISIS (al contrario di Al-Qaeda), non sembra usare il rapimento come strumento principale di finanziamento delle sue attività. Infatti, la prima volta che l’ISIS ha pubblicamente chiesto il pagamento di un riscatto per il rilascio di ostaggi è stato durante il sequestro di due giapponesi, Hurana Ykawa e Kenji Goto in gennaio. Lo straordinariamente alto riscatto richiesto dall’ISIS per il loro rilascio, $200 milioni, $100 milioni per ostaggio, potrebbe suggerire che per l’ISIS era più una volontà di destare attenzione piuttosto che vedere soddisfatte le proprie richieste. Infatti il Governo giapponese, allineando le proprie politiche con quelle di Stati Uniti e Gran Bretagna, ha rifiutato di pagare per il rilascio dei suoi cittadini. La conseguente esecuzione degli ostaggi potrebbe confermare l’ipotesi che l’ISIS sia soddisfatta della pubblicità generata dall’episodio.

L’approccio da non sottovalutare potrebbe basarsi sulle risorse di autofinanziamento dell’ISIS, che vanno dai proventi del petrolio alla tassazione, che a loro volta riducono la dipendenza dei gruppi dal finanziamento attraverso il sequestro di persona. Mentre presumere che l’ISIS non accoglierebbe di buon grado del denaro extra potrebbe essere considerato un atto di presunzione, la paura e l’intimidazione suscitata dai macabri scenari dei suoi rapimenti crea tuttavia una macchina propagandistica efficace che mira al reclutamento e all’intimidazione. Tuttavia, le recenti richieste da parte dell’ISIS potrebbero indicare che stia estendendo le proprie fonti di finanziamento al pagamento di riscatti. Infatti, il rapimento di massa orchestrato dall’ISIS nel nord dell’Iraq la scorsa estate ha dimostrato di essere altamente vantaggioso in termini finanziari. Con la detenzione di circa cinquemila yazidi del Kurdistan iracheno, lo Stato islamico è riuscito ad elaborare un sofisticato sistema di pagamento di riscatti in cambio del rilascio degli ostaggi. Al punto di coinvolgere le autorità curde nello scambio, in particolare attraverso il rimborso delle famiglie degli ostaggi che hanno pagato per il loro riscatto, l’ISIS ha senza dubbio ottenuto una silente accettazione, dalle parti coinvolte, delle regole del gioco che ha elaborato. Secondo un’inchiesta condotta da un gruppo di giornalisti circa i termini delle negoziazioni, i pagamenti per il rilascio di certi ostaggi hanno raggiunto in alcuni casi la somma di $150.000. Con il gran numero di ostaggi ancora in suo possesso, l’ISIS può contare su un’importante risorsa di potenziali profitti, portando avanti allo stesso tempo la sua strategia di propaganda di terrore perpetrando numerose esecuzioni sommarie a danno degli ostaggi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->