sabato, Settembre 18

Il dilemma morale sugli ostaggi dell'ISIS

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La calma mostrata da così tante vittime prima delle macabre, barbariche esecuzioni, perpetrate da al-Qaeda e ISIS ha lasciato gran parte degli spettatori mondiali allarmati e perplessi. Questa apparente mancanza di ribellione e accettazione della morte è stata spiegata da un recente disertore dell’ISIS, che sostiene che gli ostaggi siano convinti dai traduttori che ciò che stanno vivendo non sia altro che un esercizio o un’esercitazione di evacuazione a scopo di riscatto o estorsione. La ragione per cui gli esecutori ricorrano a questi falsi messaggi usati mantenere una situazione di calma è, per prima cosa, far sì che l’ostaggio sia più collaborativo durante ‘l’esercitazione di evacuazione’ (in caso contrario potrebbero essere picchiati) e, in secondo luogo, la protesta emotiva della vittima nel video potrebbe far cambiare idea agli esecutori, che si trovano spesso per la prima volta a svolgere quel ruolo, come ad esempio il recente esecutore bambino del palestinese Mohamad Sai’id Ismaiil Musallam, accusato di essere una spia del Mossad il 3 ottobre 2015.

Israele, che possiede una politica nazionale che prevede l’uccisione di chiunque abbia rapito i suoi cittadini, e che ha perfino pagato per i resti di soldati uccisi in battaglia, ha rifiutato di esprimersi circa questo recentissimo evento. Il silenzio del Governo israeliano sull’argomento è in linea con diversi altri Paesi che si trovano ad affrontare le richieste di riscatto da parte di militanti islamici. Altri Paesi come Svezia, Spagna e Argentina hanno spesso cercato di tenere le identità o qualsiasi altro dettaglio segreto ai terroristi rapitori. Questi Governi hanno fatto appello alla sicurezza dell’ostaggio come ragione primaria di questa politica aggiungendo che ciò darebbe loro spazio per negoziare il pagamento dei riscatti; pagamento che è visto, da parte di Paesi quali Stati Uniti e Gran Bretagna, come finanziamento del terrorismo.

 

QUINDI CHI STA PAGANDO?

Tra gli ostaggi di alto profilo vi sono coloro provenienti da Francia, Svezia, Spagna, Italia, Giappone, USA, Gran Bretagna, Israele, Libano e Giordania. Gli unici ostaggi che, da soggetti dei video-esecuzioni dell’ISIS da film di successo, sono riusciti a fuggire, sono gli svedesi Nicolar Hammerstrom e Magnus Falkehed, i francesi Edouard Elias, Didier Francois, Nicolas Henin e Pierre Torres, e gli spagnoli Avier Espinosa, Ricardo Garcia Vilanoca e Marc Marginedas. Sono tutti cittadini di Paesi che prevedono politiche di pagamento dei riscatti ai loro sequestratori. Per quanto riguarda gli altri ostaggi, come il giornalista americano James Folley e il volontario inglese David Hains, i cui rispettivi Paesi portano avanti una ferma politica di lunga data che non prevede la negoziazione con i terroristi, sono stati vittima di un’esecuzione che rimarrà incisa nelle menti del pubblico di tutto il mondo.

 

POLITICHE CHE SEGUONO L’11 SETTEMBRE

Stati Uniti e Gran Bretagna, le cui politiche sono state gravemente colpite dagli attacchi del 11 settembre e dalla crescita di Al Qaeda, sostengono di non negoziare con i terroristi. Le loro politiche vanno oltre: mettono sotto seria pressione gli Stati che negoziano con i terroristi minacciando ripercussioni politiche ed economiche per finanziamento del terrorismo.

Le politiche degli Stati Uniti contro le trattative con le organizzazioni terroristiche e i sequestratori erano così severe che non solo proibivano ma punivano i membri delle famiglie americane o le imprese che negoziavano con i sequestratori di cittadini americani. Alcune piccole modifiche sono state apportate a queste severe condizioni. Come è avvenuto nel giugno 2015, l’amministrazione Obama ha elaborato una nuova politica per dare sollievo alle famiglie che desiderano pagare per il rilascio dei propri cari.

Questa nuova politica potrebbe essere derivata dalle negoziazioni, ritenute legali, tra la famiglia del giornalista americano rapito Peter Theo Curtis e i suoi sequestratori terroristi. Curtis, rapito in Siria nell’ottobre 2012 e in seguito tenuto ostaggio dal Fronte Al-Nusrah, è stato rilasciato circa due anni più tardi. L’inchiesta di Al-Jazeera suggerisce che i funzionari di sicurezza qatarioti abbiano giocato un ruolo rilevante nel facilitare le comunicazioni tra Al-Nusrah e la famiglia di Curtis. Sebbene il Governo degli Stati Uniti potrebbe non essere direttamente coinvolto in trattative, potrebbe aver fatto uso di intermediari per seguire l’operazione di rilascio dell’ostaggio. Inoltre, poiché i sequestratori hanno chiesto un riscatto di $22 milioni di dollari, si potrebbe pensare che la vera storia dietro il rilascio di Curtis probabilmente non sia stata del tutto portata alla luce. Curtis rimane, a oggi, l’unico ostaggio americano rilasciato con successo dalla Siria.

Il cambiamento di politica che ha aperto la strada a un maggior numero di storie di successo, come quella di Peter Curtis, è arrivato con un severo avvertimento da parte del Presidente americano Obama, il quale ha espresso la sua preoccupazione sul fatto che il pagamento di un riscatto potrebbe rendere gli americani un facile bersaglio per il sequestro di persona e aumentare il finanziamento del terrorismo nel mondo. Nonostante la nuova politica abbia abolito la persecuzione di famiglie che desiderino negoziare, ha mantenuto una rigida politica governativa basata su ‘nessuna concessione’ in caso di rapimento. Si tratta di una cattiva notizia per quel 30% e più di americani tenuti in ostaggio fuori dagli USA, secondo i registri ufficiali rilasciati dal Department of Homeland Security and Counterterrorism.

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