giovedì, Giugno 24

Il dilemma di Renzi: o vincere o governare field_506ffb1d3dbe2

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Non c’è da dubitarne: dietro la faccia sorridente di bonomia emiliana, Pierluigi Bersani ancora cova un risentimento nei confronti di Matteo Renzi che chissà se e quando si placherà. Però, risentimento a parte, quello che gli è sfuggito di bocca un paio di giorni fa, descrive perfettamente quello che si agita nel Partito Democratico, un mare liscio come l’olio in apparenza, ma in realtà  squassato da mille manovre e tensioni. «Datti una calmata», ha detto in sostanza Bersani, «e lascia che nel PD si possa discutere un po’ su quello che siamo e vogliamo essere». Piccolo segno, ma aggiungete a tutto ciò le continue stilettate inferte non solo ormai dal fondatore ed ex Direttore di ‘La Repubblica’, Eugenio Scalfari, ma dall’intero gruppo dirigente del quotidiano; i colpi inflitti dai più accreditati opinionisti de ‘Il Corriere della Sera’, la stampa internazionale che impietosa sparge sale e aceto su ogni ferita; la delusione crescente per un nuovo modo di governare, che si traduce in un’ottantina di euro in neppure tutte le buste paga, presto recuperate da una pressione fiscale insopportabile; e nell’esser riuscita a imporre l’ormai ex Ministro degli Esteri Federica Mongherini a un’Europa silente e perplessa. Una conquista che l’autorevole ‘Le Monde’ ha definito lapidariamente: Mongherini va bene proprio perché le manca l’esperienza e l’autorevolezza di impedire a ogni Stato nazionale di fare la propria autonoma politica. Mongherini forte della sua debolezza. Non è davvero un bel biglietto da visita.
Poi, lo ‘scandalo’ della copertina de ‘The Economist’. Il settimanale britannico ha pubblicato una copertina-sberleffo che ritrae la copertina della famiglia europea: la ’mammaAngela Merkel, davanti a tutti, che si fa carico dell’economia domestica; il ‘babboFrançois Hollande, cauto, sull’attento, perso nei suoi pensieri (sempre che ci siano); un passo indietro, sull’attenti e lo sguardo puntato sui genitori, a spiarne le mosse, il ‘figlioMatteo Renzi, anche lui per imitazione rigido e impettito,  con un il suo gelatino in mano; e in fondo lo ‘zioMario Draghi, che cerca di salvare una ‘barca-Euro’, che nel frattempo fa acqua da tutte le parti. Una copertina che riassume una situazione drammatica in generale; e individua il ruolo marginale dell’Italia, quest’ultimo aspetto ignorato dalla nostra stampa. Poi Renzi con la sua sceneggiata nel cortile di Palazzo Chigi ci ha messo il suo carico da novanta. Ma copertina a parte, la carne dell’articolo de ‘The Economist’ è costituito da una profonda crisi che scuote l’Europa e dalla certificazione che con queste premesse, l’aut aut è ineludibile: se non si attuano soluzioni differenti, il progetto Euro fallisce.
Il problema è che nonostante gli sforzi di Draghi per tagliare il costo del denaro e stimolare le banche agli investimenti, gli effetti positivi sono evaporati come neve al sole: il Pil non cresce e la disoccupazione aumenta, l’Italia è in piena recessione, la Francia stagna, e le previsioni per le esportazioni tedesche sono sfavorevoli. Francia, Germania e Italia contribuiscono per due terzi del PIL dell’eurozona e dunque le crisi di questi tre Paesi sono inevitabilmente la crisi dell’Europa.

Le cause di questa ‘malattia europea’? Manca una classe politica capace di affrontare riforme strutturali; manca nell’opinione pubblica la percezione della gravità del problema e la necessità di affrontarlo; la rigidità del sistema monetario e fiscale europeo che blocca la crescita.
Un’analisi dura da digerire, ma non per questo infondata; la reazione di Renzi sono la precisa ed avvilente certificazione dello stato del Paese e di come si sostiene di voler risolvere i problemi: la sporcizia sotto il tappeto, e mangiamoci il gelato.
Il dilemma di Renzi, ora è questo: vuole vincere, vuole dimostrare che sa governare. Per vincere è costretto a promettere a destra e manca sorridendo; per governare bisogna scegliere e decidere e compiere cose: essere capaci di vincere e di non riuscire a governare. Questo è il vero dilemma renziano. Per vincere sei costretto a correre sorridendo e promettendo, per governare sei costretto a scegliere e a decidere e fare cose che non fanno più ridere.

I nodi vengono puntualmente al pettine: «La flessibilità presente nelle norme europee potrebbe essere utilizzata per affrontare meglio la debole ripresa economica e per concedere margini per coprire i costi delle riforme strutturali». Questo passaggio del discorso di Draghi al summit dei banchieri centrali di Jackson Hole non è certo piaciuto a Berlino. Quando Draghi mette in guardia dal   «rischio di fare troppo poco è maggiore di quello di fare troppo». Per questo i massimi esponenti dell’Europa economica si sono messi intorno a un tavolo per ragionare sugli spazi di manovra da concedere ai governi, in linea con quanto rivendicano Italia e Francia, in cambio di riforme strutturali.

Il settimanale tedesco ‘Der Spiegel’, ci fa sapere che la Merkel in persona ha chiesto chiarimenti al Presidente della BCE, lamentando che Draghi avrebbe posto maggior accento sull’opportunità di riforme strutturali piuttosto che sulla necessità di mantenere l’austerità di bilancio, per rafforzare la crescita in Europa.
In sostanza Merkel e il Ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, hanno telefonato al numero uno dell’Eurotower, chiedendogli chiarimenti riguardo il suo intervento. Secondo lo  Der Spiegel’, Merkel ha chiesto a Draghi se avesse cambiato idea riguardo alla necessità di mantenere l’austerità nella gestione del bilancio pubblico. Draghi, rivela sempre il giornale, ha difeso la sua posizione spiegando che la BCE, dopo aver tagliato i tassi di interesse ai minimi storici e iniettato denaro nell’economia per sostenere la ripresa, ritiene che misure di stimolo in quadro di riforme strutturali possano essere un modo per dare forza alla crescita. Steffen Seibert, portavoce di Merkel, non ha confermato, limitandosi a puntualizzare che l’ipotesi secondo cui la Cancelliera avrebbe ‘chiesto risposte’ a Draghi «in nessun modo corrisponde ai fatti». Seibert ha poi aggiunto che il Governo non rende pubbliche le conversazioni confidenziali del Cancelliere.
Un appuntamento decisivo sarà quello di giovedì prossimo, quando si riunirà il Board della BCE per discutere dei tassi d’interesse e di eventuali provvedimenti contro il calo dell’inflazione UE. Draghi potrà spiegare compiutamente la sua posizione ai mercati e alla politica.

Intanto, in sordina, si annunciano nuove ‘stangate’ per le famiglie italiane; con la riapertura delle scuole il Codacons ci ricorda che per acquistare libri, zaini, quaderni e quant’altro, le famiglie con studente saranno costretti a un maggior esborso di circa il 2 per cento in più, rispetto al 2013; in concreto una spesa annua compresa tra i 450 e i 490 euro a studente, aggiungete una spesa media per i testi scolastici tra i 300 e i 350 euro, e fate la somma. La stangata che attende gli italiani sul fronte della scuola, minerà i consumi in altri settori, e le famiglie saranno costrette a rinunciare ad altri acquisti. Gli ottanta euro mensili sono una goccia nel mare, da questo punto di vista.

 

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