sabato, Maggio 8

Il difficile cammino della ripresa

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Parigi – Più che a un dialogo sociale, la Francia sembra ormai dover assistere a un battibecco politico a causa dei continui botta e risposta che si stanno alternando tra le varie parti. L’ultimo, in ordine di tempo, quella lanciata da Pierre Gattaz, numero uno della MEDEF (Mouvement des entreprises de France, l’equivalente della Confindustria italiana), che il 17 novembre, in occasione della conferenza annuale degli imprenditori, ha dichiarato per l’ennesima volta che per rilanciare l’economia nazionale bisognerebbe sopprimere la tassa sulla fortuna (ISF). «L’ISF ha distrutto l’impiego e la crescita. Se non verrà abolita, funzionerà nulla, per il semplice fatto che la Francia è l’unico paese rimasto con questa imposta». Conosciuta anche come la “tassa dei ricchi”, questo tipo di imposta è applicabile a tutti coloro che appartengono alle fasce di reddito più alte. Per tutta risposta, il Ministro dell’economia, Emmanuel Macron, ha replicato qualche ora dopo da Londra, dove si trovava per una visita istituzionale, ricordando a Gattaz che «il suo ruolo, in quanto responsabile della MEDEF, è quello di realizzare la sua parte del patto di responsabilità, cosa che fino ad oggi non è ancora avvenuta».

Non è certo la prima volta che avviene scambio di battute così aspro tra governo e mondo dell’impresa. Anche se quella di Gattaz è un’evidente provocazione, tra l’altro già lanciata nell’agosto del 2013, è chiaro che i rapporti tra le due sfere sociali continuano ad essere tesi, nonostante siano riusciti a trovare dei punti di incontro sul difficile campo del Patto di Responsabilità. Annunciato da François Hollande lo scorso 31 dicembre in occasione degli auguri di fine anno alla nazione, questo insieme di misure interviene direttamente sul mondo delle imprese e del lavoro, con una serie di provvedimenti volti a rilanciare la crescita economica e ad aumentare il numero di posti del lavoro. Agendo direttamente su una cinquantina di campi professionali, il governo si impegna a sbloccare 41 miliardi di euro al mondo dell’industria sotto forma di aiuti (riduzione delle tasse, diminuzione del costo del lavoro, misure di semplificazione amministrativa, ecc…), in cambio della creazione di 200 000 nuovi posti di lavoro. Secondo le stime annunciate dall’Eliseo, questa manovra dovrebbe favorire una crescita dello 0,5% entro il 2017, permettendo così alla Francia di rispettare il fatidico parametro Europeo che fissa la soglia del deficit pubblico al 3% (attualmente stimato al 4,4%).

Il cammino verso la realizzazione di queste misure deve però passare attraverso una serie di tappe obbligatorie, che includono un dialogo sociale tra le varie parti in gioco che stenta a decollare. Lo scorso 4 novembre Manuel Valls ha richiamato all’ordine il mondo delle imprese, ricordando che è ormai tempo di concretizzare il pacchetto di riforme annunciato all’inizio dell’anno. Dei 50 settori interessati, solamente una quindicina avrebbe cominciato le negoziazioni previste dal Patto di Responsabilità. «C’è ancora molto da fare, questo è quello che penso» ha dichiarato il Primo Ministro, aggiungendo che «la Nazione fa uno sforzo considerevole a favore delle imprese: più di 40 miliardi in 3 anni. Questo sforzo però non deve andare verso i dividendi, ma verso la creazioni di impiego». Parole, queste, che hanno suonato come una sorta di rimprovero indirizzato alla classe degli imprenditori che ancora non hanno mantenuto fede ai patti presi nel primo semestre dell’anno. Attualmente, gli unici ad aver firmato gli accordi sono stati i settori del chimico e del metallurgico. Per tutta risposta, Geoffroy Roux de Bézieux, vice presidente della MEDEF, ha controbattuto ricordando che «non ci possono essere dei miracoli immediati e che c’è bisogno di tempo per attivare i dispositivi necessari al rilancio dell’impiego».

A questi problemi si aggiungono poi quelli legati alla corrente frondista interna al Parti Socialiste, composta dagli esponenti più a sinistra del partito che hanno mal digerito le politiche di Manuel Valls, giudicate troppo liberali e lontane dalla vera idea di sinistra che è alla base del partito. Al centro delle critiche ci sarebbero alcuni punti previsti nel pacchetto di riforme, in particolar modo quello riguardante gli aiuti alle imprese. Secondo gli oppositori, l’Eliseo sarebbe sceso a patti con la MEDEF, facendogli dei regali inaccettabili che andranno a pesare sui contribuenti francesi e porteranno misure di austerità nei prossimi due anni.

Quello che lascia perplessi, però, è l’atteggiamento della MEDEF e, in particolar modo, i continui scambi di umore del suo presidente. Nonostante Gattaz abbia più volte elogiato Macron, definendolo come «il solo al governo che capisca qualcosa di industria», non sono mancati gli attacchi all’esecutivo, con critiche lanciate di tanto in tanto sui vari punti previsti per rilanciare la crescita del Paese. Come ha dichiarato lo stesso Gattaz, quella che manca è la fiducia nel governo e nelle sue promesse. Naturalmente il settore delle aziende cerca di tirare l’acqua al suo mulino, proponendo in continuazione una serie di misure ultraliberali definite addirittura scioccanti dalla stampa nazionale. A fine settembre, ad esempio, l’associazione degli imprenditori più importante in Francia ha proposto un programma in dodici punti per integrare il Patto di Responsabilità. Tra le proposte, c’era la revisione delle ore di lavoro settimanali, un aumento della flessibilità nelle assunzioni e nei licenziamenti e la diminuzione del numero dei giorni feriali. Questo progetto, oltre ad aver provocato una pioggia di critiche da parte dei sindacati, è stato respinto in toto da governo, che sembra non aver gradito delle richieste così eccessive.

Giunto ormai a metà del suo mandato, l’esecutivo sta puntando tutto sulla realizzazione delle riforme promesse per cercare di riguadagnare fiducia e credibilità agli occhi dell’elettorato. Per questo, il processo di intesa tra i vari attori sociali ha bisogno di essere rapidamente concretizzato con le tanto attese riforme. Fino ad ora, nonostante un appoggio formale, il mondo dell’impresa si è mostrato reticente e poco collaborativo. A riprova di ciò, il 7 novembre la MEDEF ha annunciato una mobilizzazione generale per il 1 dicembre che vedrà una serie di manifestazioni e riunioni di imprenditori e capi di azienda. Lo scopo è quello di portare l‘attenzione su alcune richieste che, secondo gli imprenditori, sono rimaste inascoltate. Un gesto, questo, che non facilita certo il confronto iniziato a inizio anno e rallenta il cammino verso la ripresa.

 

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