lunedì, Maggio 10

Il difficile 2014 della Thailandia field_506ffb1d3dbe2

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Thai economia

Bangkok – Il 2014 si presenta con tutti i crismi della sfida più aperta in ambito economico per una Thailandia ancora una volta dilaniata al proprio interno da scissioni sociali prima ancora che politiche e nel quadro di una più ampia crisi globale che ben difficilmente si risolverà nel breve termine.

Questo è ciò che caratterizza fin dai suoi primordi quello che è stato battezzato L’Anno del Cavallo. Già tutte le agenzie governative e ministeriali preposte al settore hanno attivato i propri Centri Studi per delineare le linee d’azione in materia macroeconomica ma soprattutto per individuare i punti di forza e di debolezza dello scenario thailandese. Il Dipartimento della Promozione del Commercio Internazionale ed il Centro di Analisi Economica e degli Affari hanno sottolineato l’ampia incertezza del quadro economico nazionale dovuta al conflitto politico e sociale in atto, inclusa la possibilità di un governo ad interim di non breve durata, oltre alla estrema volatilità dei tassi di cambio delle monete ed una attuale contrazione del lavoro in molti comparti industriali. Vi è da considerare inoltre l’innalzamento dei costi di produzione, dell’energia in generale e dell’elettricità in particolare, dei trasporti così come dell’intero comparto manufatturiero e delle esportazioni. Vi è da calcolare, inoltre, il rischio di disastri naturali, una realtà sempre dietro l’angolo in queste lande, il che potrebbe rivelarsi un’arma doppia dove causerebbe sia l’aumento dei prezzi sia un taglio della produzione più in generale ed allo stesso tempo.

Stesso discorso per quanto riguarda il settore automobilistico, dove si sono intravisti segni di miglioramento, lo scorso anno, non appena ci si è resi definitivamente conto che la politica a favore dell’acquisto della prima auto sostanzialmente è fallita. I produttori di auto locali ed i grandi marchi internazionali sanno bene che sostanzialmente sono tre i fattori che determinano la propensione all’acquisto di una automobile oltre che la fissazione dei tassi di acquisto di questo bene, ovvero, la fiducia dei consumatori, le fluttuazioni nell’economia locale oltre che in quella internazionale, le turbolenze della politica thailandese. A ben vedere, si tratta di tre fattori-base sui quali –al momento- nessuno Compagnia automobilistica può dire alcunché in termini di previsione. La politica della prima automobile, cioé incentivi statali per l’acquisto di una prima auto in famiglia, è di fatto fallita stante la sempre più diffusa scarsa capacità di mantenere i pagamenti mensili con regolarità, il che ha di fatto messo le case automobilistiche nelle mani delle agenzie di credito, delle banche e delle finanziarie. Nonostante tutto, alle automobili i thailandesi non intendono rinunciare, come dimostra l’astio che si diffonde quando non si può circolare in città, magari per delle manifestazioni, oppure dopo aver visto il successo di presenze e la ricchezza della proposta variopinta e multiforme del mercato automobilistico all’ultima edizione thailandese del Motor Expo Internazionale. Da una parte i produttori confidano nello spirito thailandese volto al non voler rinunciare all’auto, dall’altra vi la ben più triste realtà, per la quale più di 132.000 acquirenti di prima auto stanno cancellando gli ordini e le industrie automobilistiche si ritrovano circa 60.000 automobili abbandonate negli stock disponibili. Potrebbe correre in soccorso l’export, sebbene si prevedano 1.3 milioni di modelli importati, quelli esportati ammonterebbero a 1.25.

Per quanto riguarda un altro settore strategico, ovvero la telefonia mobile, ora c’è una vera e propria corsa tra gli operatori mobili nell’acquisire e rendere attuabile la portabilità del sistema 3G-2.1 gigahertz prima che le concessioni 2G si esauriscano. Al momento, solo un 30 per cento circa dei 94 milioni di telefoni mobili sono compatibili col sistema 3G-2.1. Vi è poi da verificare come andrà l’asta per i diritti del sistema 4G-1 1.800 megahertz che si prevede andrà in esecuzione il prossimo anno.

E veniamo ora alle note dolenti e complesse, quelle del sistema bancario. La progressiva e continua contrazione dei consumi e la situazione politica molto incerta hanno esplicato un effetto di pressione notevolissima sulla concessione di mutui e prestiti, il cui livello è sceso sotto il 10 per cento, ben lontano dai livelli di crescita degli anni passati, quando tale ambito era sostenuto dai consumi interni. Anche in questo settore l’incertezza politica esplica i suoi effetti nefasti: non vi sono affatto problemi di liquidità ma certo diventa difficile riuscire a sostenere la crescita dei prestiti ed il livello di profitti che ne derivano in presenza di mancati investimenti da parte del settore pubblico ed un settore privato che si ritrova ad essere il solo ad investire. Allo stato attuale, a causa della instabilità politica, risulta scarsamente probabile che il pubblico dia avvio ai 350 miliardi di Thai Baht previsti per la gestione delle acque e i circa tre trilioni di Thai Baht destinati alle infrastrutture.

Altrettanto complessa da decifrare è la questione delle vendite al dettaglio. Il potere d’acquisto dei consumatori s’è parecchio vanificato, tutto questo è evidente soprattutto per coloro che hanno bassi salari e bassi stipendi, è evidente che gli effetti finali su questo comparto produttivo nazionale saranno molto pesanti. I presidenti delle associazioni di consumatori costernati affermano che non si è assistito ad alcun miglioramento nel corso del 2013 e quindi c’è poco di che star sereni per il 2014 appena iniziato. Il Board di Sviluppo Economico e Sociale Nazionale recentemente ha stimato che il PIL ha avuto un incremento del solo 2.7 per cento nell’anno scorso, mentre quest’anno lo si prevede al massimo al 4 per cento, comunque più basso della media stimata del 4,5-5 per cento. A causa del protrarsi delle difficoltà politiche, difficilmente si raggiungerà una situazione complessivamente stabile prima del terzo quarto dell’anno. Quindi, la fiducia dei consumatori non potrà migliorare prima di quel tempo.

Vi è poi, un settore strategico dell’economia nazionale, come il turismo, che può risentire negativamente degli effetti della instabilità politica soprattutto nel primo quarto dell’anno. Il turismo in Thailandia viene considerato come un baluardo ineludibile nel sostenere l’economia del Paese, si tenga conto del fatto che il solo turismo incide per più del 10 per cento del PIL nazionale, quindi, le manifestazioni di strada, le violenze diffuse, politiche e sociali, possono spostare masse non indifferenti di turisti verso altre località e contribuirebbe a far declinare l’immagine del Paese nel Mondo.

Per quanto riguarda, invece, il settore delle costruzioni, c’è da considerare varie sfide che giungono alla Thailandia dai Paesi vicini in termini di competizione, soprattutto nel campo delle joint ventures che nascono tra investitori alla ricerca di un hub regionale ampio, stabile e valido per aggredire l’area economica Sud Est asiatica. I giapponesi, ad esempio, finora hanno investito molto nella Thailandia, nella costruzione di edilizia residenziale. Tutto questo s’accompagna con la gestione del costo lavoro locale e l’uso di materiali che consentano anche l’abbattimento dei costi di costruzione con materiali prefabbricati che potrebbero essere sempre più utili in tal senso.

 

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