giovedì, Settembre 16

Il differenziale di sviluppo sul Web crea un gap vistoso Riforme tecnologiche, non si può più rimandare

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websurveillance

Amman – Durante la scorsa settimana sui principali quotidiani giordani è tornata sotto analisi la problematica della criminalità on-line. I casi sotto i riflettori hanno scosso profondamente l’opinione pubblica mediorientale e reso noto alla popolazione che il target delle frodi web è estremamente ampio e trasversale.

Partendo dal caso limite della giovane undicenne che, dopo aver inviato proprie foto attraverso un noto social network, si è ritrovata invischiata in una serie di ricatti che le imponevano di continuare ad alimentare le voglie di un venticinquenne giordano, pena l’invio al padre della serie delle immagini hot o, comunque, la pubblica diffusione. Quanto, però, ha destato interesse all’estero è stata la reazione della madre della giovane che, dopo aver scoperto l’accaduto, si è recata alla stazione di polizia competente. La richiesta che il commissario addetto alle frodi informatiche si è visto recapitare è stata per lo meno inusuale. La madre della giovane infatti, ha richiesto che il caso fosse trattato dalle autorità competenti ma in maniera ufficiosa, senza, cioè, ricorrere alla catena legale conseguente una denuncia ufficiale.

La ragione dell’insolita richiesta stava nella possibile reazione del padre della giovane che, se fosse venuto a conoscenza del ‘disonore’ in questione, avrebbe reagito uccidendo la piccola. Un altro caso che ha destato l’attenzione riguarda invece, la leggerezza di un giovane manager di Amman che, contattato da una sedicente agenzia immobiliare europea, non avrebbe battuto ciglio nel versare, totalmente all’oscuro delle credenziali di tale gruppo immobiliare, ben 1.7 milioni di dollari di investimento. La denuncia del giovane broker sarebbe arrivata alle autorità competenti molto tempo dopo la frode quando, dopo aver ricevuto a scadenze regolari notizie sulla crescita dell’investimento fino a quattro milioni di dollari, al momento dell’incasso della somma avrebbe visto volatilizzarsi i referenti economici del gruppo. La denuncia, ufficiale in questo caso, ha fatto sì che si identificasse il fantomatico gruppo e, tramite un’indagine dell’Interpol, si è risalito ai truffatori con il conseguente arresto e tentativo di recuperare la somma.

I due casi, estremamente diversi fra loro, denotano però un gap tecnologico dell’area. La Giordania e l’area Mena più in generale, si trovano, al momento, vittime di una serie di collaterali derivanti dal non aver creduto tempestivamente in uno sviluppo informatico come fondamentale per una crescita economico-sociale valida per la loro cultura. Solo in Giordania, dall’inizio di quest’anno, le truffe di cui la Polizia Informatica ha ricevuto mandato d’indagine hanno un impatto economico di più di tre milioni di dollari e, considerando che le denunce rappresentano una porzione infinitesimale dell’ammontare dei raggiri sommersi, inizia a rappresentare motivo di interesse per la governance di un paese di appena sette milioni di abitanti.

La conseguenza più diretta della tardiva presa di coscienza della necessità di far fronte ad uno sviluppo  informatico nella regione , è la mancanza di un sistema di legiferazione che si sia mosso di pari passo con lo sviluppo. Questa mancanza crea, automaticamente, un differenziale ampiamente sfruttato dai truffatori che, la maggior parte delle volte, hanno vita più che facile. Infatti, se il caso del giovane manager, di competenza extraterritoriale dell’Interopol data l’internazionalità del reato, ha potuto contare su una tutela garantita dagli standard del diritto internazionale, così non è per il caso precedentemente analizzato. Il giovane pedofilo, infatti, può contare su un sistema fallace che, tuttora, non concepisce il reato di abuso di minore in mancanza di un contatto fisico tra i due, garantendo così pene minime quali il semplice raggiro.

L’evidente problema, rimandato e non più ignorabile, è stato oggetto di legiferazione nel recente 2010 ma, in ambito di comunicazione e tecnologia, è sempre finito con lo sconfinare nel delicato territorio della libertà di informazione, arenandosi più volte e comunque non venendo mai perfezionato in attesa degli investimenti necessari al cablaggio dell’intero paese. Quanto emerge dall’ultimo rapporto sullo sviluppo web mondiale, diffuso dalla World Bank, è che il settore dell’informatica per tutta l’area Mena, potrebbe nel brevissimo futuro rappresentare la riforma per eccellenza: potrebbe innanzitutto soddisfare il desiderio dei giovani di veder superato  il dislivello tecnologico coi dirimpettai mediterranei, creando così un consenso diffuso sull’impostazione della crescita economica in chiave europea.

Certo è che l’aver atteso, o rimandato, così a lungo l’investimento sta aumentando il distacco economico con i principali partner o concorrenti: considerando un’area in sviluppo assimilabile a quella Mena (270 mln di abitanti), come i paesi baltici o il gruppo dei cinque nel sud est asiatico, che in precedenza hanno creduto nel cablaggio informatico come possibile risposta alla sete di riforme, si denota che in lassi di tempo brevi (2-4 anni) le esportazioni sono aumentate fino a quattro punti percentuali in maniera spontanea e, soprattutto, in maniera continuativa.

La differenza principale che distingue i gruppi di concorrenti Mena, dagli altri, è la tranquillità garantita sul lungo periodo dall’export di prodotti energetici , che hanno determinato un senso disinteresse per la differenziazione dello sviluppo, che ora inizia a far sentire la mancanza.

 

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