Il dibattito sul nucleare in Europa dopo COP21

E allora cosa si dovrebbe fare secondo lei?

Quello che si deve fare è trarre un insegnamento da questi incidenti, riconoscere che ci sono stati e vedere come in ogni caso si possa  fare meglio e questo è un passo importante. Resta però un lungo lavoro da fare per convincere il pubblico, per spiegare chiaramente quello che è successo e anche fare esercizio di umiltà da parte dell’industria che non è sempre stata umile e che deve spiegare al pubblico esattamente quello che è successo nei vari casi sopra citati perché la richiesta della gente di capire non è peregrina.

 

Cosa pensa  della campagna fatta da un  gruppo di attivisti globalizzati che hanno raccolto centinaia di migliaia di firme dal pubblico europeo per sostenere la chiusura di tutte le centrali nucleari del Belgio?

E’ incredibile che 700.000 persone con tutto il rispetto che si deve alle opinioni degli altri si siano fatte guidare da un gruppo che pone come titolo della campagna: Volete impedire un nuovo Chernobyl in Belgio. Ma è ovvio che la gente risponda di sì. Chi non lo farebbe? Chi potrebbe opporsi a questo tipo di argomento? Ma gli argomenti che hanno tirato fuori sono deboli, pieni di false informazioni, di menzogne, è incredibile.

 

E’ la stessa cosa lei pensa che sia successa in Italia quando si è fatto il referendum per eliminare l’energia nucleare?

In Italia c’era un’industria molto attiva in questo campo è vero. Ma la questione non riguarda solo il nucleare. Per produrre l’energia nucleare  ci vuole una tecnologia che risponda a dei bisogni immensi di energia nel mondo e che si può utilizzare rispettando le esigenze climatiche. E’ questo che va fatto e bisogna paragonare questo con altre forme di energia, forse meno care certamente, ma che vomitano centinaia di tonnellate di anidride carbonica nell’atmosfera con le conseguenze che sono dinanzi agli occhi di tutti.