giovedì, Agosto 5

Il dibattito sui sindacati in Australia field_506ffb1d3dbe2

0

SydneyIn Australia continua il dibattito che coinvolge le trade unions, i sindacati, già da tempo nell’occhio del ciclone dopo diversi scandali che ne hanno minato l’immagine ed ora accusati di rendere poco competitivo il mercato del lavoro. La questione rientra nella sfida più ampia che vede il Paese coinvolto nel mantenere alto il tasso di crescita economica, con ricette più o meno condivise presentate dal governo di coalizione guidato dal conservatore Tony Abbott.

L’Australia, infatti, può vantare molti successi in ambito economico, sociale e geopolitico che hanno costantemente aumentato la sua attrattiva internazionale nel corso degli ultimi quindici anni. I vantaggi di una terra sconfinata, ricca e sottopopolata sono evidenti da sempre in un contesto geografico dominato da Paesi asiatici con caratteristiche opposte, ma è soltanto di recente che il sistema Australia si è imposto come riferimento socio-economico nel mondo. A cominciare dal fatto che l’Australia è l’unico grande Paese occidentale al mondo ad aver evitato le tenaglie della recessione globale, grazie agli importanti scambi commerciali con il sud-est ed alla prontezza di risposta dei Governi federali all’inizio della crisi economica internazionale.

Nel 2008 la RBA, Reserve Bank of Australia, fece ricorso a strumenti di politica finanziaria, abbassando i tassi d’interesse di 100 punti base, mentre il Governo federale utilizzò strumenti di politica economica, varando due pacchetti anti-crisi di valore complessivo di oltre 52 miliardi di dollari. All’inizio del 2009, quando il 75% dei Paesi al mondo era entrato in recessione, l’Australia registrava una crescita dell’1%.

Per quanto essenziali siano state la rapidità e l’entità delle misure adottate da Governo federale e banca centrale, tuttavia, ciò che realmente ha permesso all’Australia di evitare le tenaglie della recessione è stata la ricchezza che nasconde il suo sottosuolo. L’Australia è, infatti, il maggiore produttore al mondo di bauxite, alluminio e opali, il secondo al mondo di nichel, oro e zinco, il terzo di ferro, uranio, diamanti e gas naturale, il quarto di carbone ed uno dei maggiori produttori delle altre risorse comunemente usate nei processi industriali. L’economia australiana, come risultato, ha avuto una crescita media del 3,4% nell’intero ultimo secolo. Il Paese vanta, inoltre, il più alto indice di sviluppo umano al mondo assieme alla Norvegia  -secondo lo Human Development Index (HDI) dell’ONU-  e la più alta qualità di vita in assoluto stando all’ultimo rapporto dell’OCSE.

Il benessere sociale e la rilevanza come potenza regionale sono, tuttavia, il frutto di una prosperità economica sulla quale l’intero Paese ha fatto affidamento, caratterizzata da molti punti di forza ma anche da alcune, non trascurabili, incertezze. Le principali sono l’elevato debito privato, la dipendenza dalle esportazioni di minerali e gas e l’elevato costo del lavoro, aumentato del 54% negli ultimi 10 anni.

Quest’ultima caratteristica è ora al centro del dibattito che vede coinvolti i sindacati australiani, indeboliti da una serie di scandali che hanno coinvolto importanti dirigenti accusati di appropriazioni indebita, ma anche dalle pressioni del Governo affinché questi sostengano l’economia nazionale senza aggravare ulteriormente il problema dell’eccessivo costo del lavoro. L’Esecutivo guidato da Abbott, infatti, ha in programma di iniziare una privatizzazione graduale di alcuni importanti asset pubblici, in particolare quello dell’energia elettrica. A tal proposito Vince Graham, Direttore esecutivo di Networks NSW, ha dichiarato: «Abbiamo una sorta di ‘Triangolo delle Bermuda’ in cui proprietà pubblica, sindacati dal forte potere politico e conformità normativa hanno portato a molti accordi sindacali che sono estremamente costosi, non competitivi e che non fanno altro che aumentare i costi». Graham è uno dei molti dirigenti pubblici favorevoli alle privatizzazioni, già annunciate dal Premier del New South Wales Mike Baird, il quale ha proposto la vendita del 49% delle infrastrutture elettriche dello Stato, il cui tornaconto economico è stato stimato in 20 miliardi di dollari. La proposta sarà uno degli slogan politici principali per le elezioni statali del prossimo anno in NSW, proposta fortemente supportata da chi intende rendere più produttive le attività attualmente controllate dall’amministrazione pubblica. E’ stato infatti calcolato che, nel settore della produzione di energia elettrica, il 70% dei costi è rappresentato proprio dagli stipendi dei lavoratori, rendendo il costo del lavoro un macigno che pesa su oltre i due terzi di tutte le uscite.

Circa la possibilità di riformare l’attuale legislazione in materia, Graham ha mostrato le difficoltà: «Questi accordi non competitivi sono enormemente difficili da cambiare a causa della rigidità del Fair Work Act. Ad ogni modo, la conclusione a cui siamo arrivati è che l’esternalizzazione e la ri-contrattazione di queste attività è l’unico modo per agire realmente nell’interesse dei consumatori. Questo significa, a tutti gli effetti, privatizzare le attività di queste società, assicurando prezzi minori in futuro».

Il dibattito rimane comunque acceso e difficile da risolvere, soprattutto a causa dell’appoggio del Partito Laburista guidato da Bill Shorten, ex sindacalista, alla forte rete dei sindacati australiani. Questi fanno capo al Consiglio Australiano dei Sindacati (Australian Council of Trade UnionsACTU), un’organizzazione nata nel 1927, presieduta da Ged Kearney ed alla guida di 46 unioni sindacali, supportata da quasi 2 milioni di lavoratori. Come la maggior parte delle organizzazioni sindacali nei Paesi sviluppati, anche l’ACTU mira ad una socializzazione dell’industria nazionale, ad una sempre maggiore regolamentazione dei salari dei lavoratori ed all’utilizzo dei grandi introiti del Paese per il raggiungimento della piena occupazione.

Al di là degli ideali da manifesto programmatico, tuttavia, sono molti i risultati concreti che i sindacati australiani hanno raggiunto negli anni, assieme all’appoggio della politica: pagamenti dei danni per incidenti sul lavoro (1902); assenza pagata per malattia (nel corso degli anni ’20); ferie pagate (1936); regolamentazione dei salari minimi (1908); concessione degli straordinari (1947); periodo di lunga assenza pagata dopo 10 anni di lavoro presso la stessa azienda (1951); egualità degli stipendi senza differenze di genere (1969); rivalsa per licenziamento ingiusto (1971); pausa pranzo pagata (1973); contributi minimi (1986); concertazione diretta (1996); maternità pagata in modo uniforme (2011).

A guardare più da vicino gli sviluppi della dinamica economia australiana, tuttavia, si nota che le privatizzazioni degli asset pubblici sono già iniziate da diverso tempo, almeno da 20 anni. Questa sembra dunque la strada che l’Australia sta intraprendendo, nonostante siano presenti alcuni potenziali rischi per il controllo di aziende strategiche, soprattutto nell’ambito di sempre maggiori accordi di libero scambio con i Paesi del sud-est asiatico. Ad ogni modo, per citare le parole del direttore di Ernst & Young Australia, sembra che «la nostra abitudine di pensare all’energia elettrica come qualcosa di pubblico, come strade o scuole, stia per finire».

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->