venerdì, Maggio 14

Il dialogo sociale di Hollande field_506ffb1d3dbe2

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Parigi – Svoltasi il 7 e l’8 luglio scorso al Palais d’Iena di Parigi, l’ultima edizione della Conferenza Sociale si è rivelata essere un nuovo campanello d’allarme per François Hollande, giunto ormai alla terza edizione di questo appuntamento annuale.

Nato con lo scopo di favorire il dialogo tra istituzioni, sindacati e imprenditori, l’incontro si è aperto in un clima di tensione, alimentato soprattutto dalla decisione di due sindacati, Force Ouvriere (FO) e Confédération Générale du Travail (CGT), di boicottare con la loro assenza la seconda giornata dei lavori, conclusasi con il discorso del Primo Ministro Manuel Valls. La scelta, annunciata il lunedì mattina dopo una riunione avvenuta a porte chiuse tra il Presidente e i differenti partner sociali, è stata presa in segno di protesta nei confronti del governo, accusato di aver favorito in più occasioni la Medef (l’equivalente della Confindustria italiana), senza consultare i sindacati. Il segretario generale di FO, Jean Claude Mailly, ha denunciato un “vero bug nel dialogo sociale”, puntando il dito sul “disaccordo sul patto di responsabilità”.  

A questa mossa, giudicata da molti avventata vista l’importanza dell’incontro, è seguita un altro inaspettato colpo di scena, questa volta da parte di Solidaires e Federation Syndicale Unitaire (FSU), altre due sigle che, sull’esempio dei loro omologhi, hanno deciso di disertare la seconda giornata di incontri. Nel suo discorso d’apertura, il Presidente non ha mancato di “bacchettare” la scelta dei sindacati, ricordando l’importanza del dialogo nella soluzione dei problemi. ”Questo metodo ha le sue esigenze, per questo non può essere una continua gara al rilancio con richieste unilaterali” ha dichiarato Hollande, assumendo così il ruolo di “paciere” tra le due parti sociali. Anche il Primo Ministro Manuel Valls ha risposto al boicottaggio dei sindacati, sottolineando il fatto che questo comportamento “non fa avanzare lo stato delle cose”. Il numero due del governo francese ha interpretato il gesto come “una critica alla politica degli ultimi due anni” e non come “un rifiuto al dialogo”.

La Conferenza Sociale non ha dato i risultati sperati dal Presidente, che ancora una volta si è trovato costretto a ingaggiare un braccio di ferro con sindacati e imprenditori. Il tanto decantato “dialogo sociale tra i partner”, fiore all’occhiello della politica di Hollande, sembra aver subito una battuta d’arresto. Eppure, all’inizio del suo mandato, questo metodo aveva dato i suoi frutti, con l’adozione, firmata in Parlamento il 14 febbraio 2013, del “Contratto di generazione”. Grazie a questa legge si garantiva un ricambio generazionale all’interno delle imprese, con l’assunzione a tempo indeterminato di giovani che rimpiazzavano i colleghi più anziani prossimi alla pensione. Lo scopo di questa nuova “tattica” era quello di mettere le varie parti sociali al centro delle riforme, in modo da favorire la collaborazione e accelerare i tempi di attuazione. Oggi, però, questa politica della concertazione non sembra essere sufficiente per arginare i tanti problemi economici che stanno affliggendo la Francia.

Primo fra tutti, l’alto tasso di disoccupazione, che ha ormai raggiunto il picco storico di 3,5 milioni di disoccupati. In tal senso, il governo ha puntato molto sul patto di responsabilità, la misura annunciata per la prima volta dal Presidente in occasione del discorso di auguri di fine anno. Durante la cerimonia di apertura, Hollande ha invitato gli imprenditori ad “appropriarsene in maniera urgente per arrivare a ottenere veri risultati”. Il patto consiste in un aiuto alle imprese di 40 miliardi di euro.

Anche l’apprendistato dei giovani è considerato come un passaggio obbligatorio per uscire dalla piaga della disoccupazione. L’obiettivo è quello di raggiungere 500.000 nuovi contratti da tirocinante entro il 2017. Una soluzione molto criticata dalle imprese, che non si sentono pienamente tutelate nell’assunzione e nella formazione di giovani. Durante i due giorni di conferenza, il primo ministro Valls ha assicurato uno stanziamento di 200 milioni di euro che verrà votato entro la prossima settimana e che permetterà alle aziende di ottenere un bonus di 1000 euro per ogni nuovo assunto.

Al difficile tema della disoccupazione, si aggiunge inoltre quello delle soglie sociali, termine utilizzato per indicare gli obblighi amministrativi che le aziende devono assumere in caso di aumento del personale. Superare un certo numero di impiegati equivale a sostenere dei costi riguardanti la loro organizzazione sindacale. Passare la soglia dei 10, 20 o 50 impiegati comporta spese amministrative legate alla rappresentanza dei lavoratori. Da anni il mondo dell’imprenditoria fa pressioni sul Governo per ridurre questi costi, entrando spesso in conflitto con i sindacati. In una recente intervista, il Ministro del lavoro, François Rebsamen, non ha escluso la sospensione per tre anni di queste soglie.

 Alla luce dei problemi affrontati durante la conferenza, non risulta difficile comprendere le motivazioni che hanno portato quattro tra i più importanti sindacati a boicottare l’evento. E’ evidente che il governo ha promesso alcune agevolazioni al patronato francese senza tener conto delle richieste delle controparti sociali.  Il giorno dopo, in molti hanno parlato di “fallimento”, puntando il dito contro i metodi intrapresi da Hollande. Se da un lato la Medef si è mostrata disponibile a intavolare un discorso con il governo, dall’altro i sindacati, o almeno una parte, hanno temporaneamente interrotto il dialogo con le istituzioni. Se non verrà attuata una modernizzazione del sistema di concertazione tra le parti sociali sarà difficile per Hollande riuscire a restare in equilibrio sul sottile filo del compromesso politico. Il Presidente rischia di rimanere schiacciato sotto il peso del dialogo da lui stesso incentivato, ottenendo così l’effetto contrario.  Quello che sarebbe dovuto essere un momento di confronto, utile per trovare un nuovo punto di partenza, si è tramutato in un affaire che richiederà tempo e lavoro per poter essere sistemato.

 

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