venerdì, Dicembre 3

Il ‘di fatto’ presidenzialista di Giorgetti La storia insegna che i 'colpi di Stato striscianti' non sono rari, e per lo più si trasformano per incanto in modifiche 'di fatto' che poi determinano situazioni nuove

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Alla fine sono soltanto sconsolanti e noiose le diatribe sul ‘golpe’ architettato da Giancarlo Giorgetti, tra costituzionalisti pensosi e politicanti speranzosi. E lasciamo perdere, perchè troppo ci sarebbe da dire e dunque da deviare dal tema sul quale voglio trattenermi oggi, il Consiglio federale della Lega di ieri sera.
Come ho scritto l’altro giorno, è inammissibile, anzi, diciamola tutta, è una violazione grave della Costituzione al limite della denuncia penale, prospettare -anche solo prospettare- il pasticcio purulento ‘proposto’ da Giorgetti. Anzi, diciamola bene: Giorgetti non ha proposto un bel niente, perché ciò che propone Giorgetti richiederebbe una riforma profonda della Costituzione italiana, che Giorgetti si è guardato bene dal proporre. Ma ha fatto di peggio, duole dirlo, di molto peggio per un Ministro che siede in un Governo costituzionalmente scelto dal Capo dello Stato e da un Parlamento che gli ha dato la fiducia, specie tenuto conto che, per peggiorare la cosa, ne è andato a parlare con il Ministro Luigi Di Maio in pizzeria (da Michele, per chi vuole assaggiare la sua pizza!), che quanto a rispetto della Costituzione mica ci scherza. Non per nulla quest’ultimo è sempre quello che minaccia l’impeachment per Sergio Mattarella, che parla di marchette a Macron,  che abolisce la povertà da un balcone non lontano da piazza Venezia, e che per di più tiene a sottolineare che lui non è omosessualeho la fidanzata, no?’. Ecco partiamo da quest’ultima frase, detta qualche sera fa da Giovanni Floris (sempre più inguardabile), che in sé potrebbe apparire solo inutile, ma invece mostra platealmente il livello culturale e di coscienza sociale di quello che perciò non può che continuare ad essere chiamato Giggino. Uno che risponde a quel modo, farà bene ad allenarsi a giocare a sottomuro quando un giorno dovesse smettere di ‘fare politica’.
Ma torniamo a Michele, pardon alla pizza. Beninteso io da Michele non c’ero e quindi magari hanno parlato, Giggino e Giorgetti, solo di donne … o di uomini. Ma certo quell’incontro subito dopo o subito prima dellaideadi Giorgetti per sistemare la politica italiana a suo piacimento, legittima il dubbio che abbiano parlato anche di quello, e non perché Di Maio sia un esperto di diritto costituzionale. Lui, infatti, come ha tenuto a spiegare l’altra sera ha fatto ‘lavoretti’ umili, ma ciò non gli impedisce di essere un politico rispettabile, perché cosa c’è di male nel fare lavori umili? Niente, Di Maio, niente, tranquillo: c’è solo che molti giovani come lei a suo tempo, facevano i ‘lavoretti’ per pagarsi l’Università. Lei invece per prepararsi alla ‘politica’. E basta così, torniamo a Giorgetti-Di Maio.

L’idea di Giorgetti è tanto semplice quanto semplicistica: eleggiamo Draghi, ma poi Draghi dirigerà di fatto il Governo. Ora, detta così, la cosa sarebbe innocua, ma detta come l’ha detta lui è il contrario dell’innocuo. Lui, infatti, parla di una sorta di modifica di fatto della Costituzione, che diventerebbe, sempre di fatto, una Costituzione presidenzialista: il sogno della destra italiana para-fascista e non.
Ora, se è chiaro che non basta una intenzione a modificare la Costituzione, è chiaro che quel progetto da un lato immagina di violare di fatto la Costituzione stessa, e dall’altro lascia intendere una intenzione (sempre di fatto) che con opportuni interventi di legge o di fatto, potrebbe, di fatto, trasformare la Costituzione.
Di fatto, di fatto, di fatto l’ho scritto cento volte, non perché sono impazzito, ma perché la storia insegna che icolpi di Stato strisciantinon sono rari, e per lo più si trasformano per incanto in modifichedi fattoche poi determinano situazioni nuove.
Faccio un esempio banale. La Costituzione italiana non prevede le consultazioni del Capo dello Stato prima di nominare il Presidente del Consiglio. Ma questa cosa non prevista, è diventata in pratica una norma: un Presidente che non consultasse sarebbe fortemente criticato e magari un Di Maio di passaggio lo accuserebbe di alto tradimento e proporrebbe il suo impeachment.
Per carità, non spaventatevi: voglio solo dire che il modo in cui Giorgetti ha fatto la sua proposta equivale ad una intenzione di modificare di fatto la Costituzione. Che poi quella modifica, essendodi fatto‘, e quindi non formalizzata in una disposizione di legge, potrebbe tranquillamente essere ignorata è un altro discorso, così come quello per cui, visto che già facciamo così, cambiamo pure il testo della Costituzione.
In altre parole, la proposta di Giorgetti è né più né meno che una proposta di modifica della Costituzione, perfettamente legittima in sé, ma in grado di indurre la gente (il popolo insomma) a pensare che in fondo si può e quindi trasformare il fatto in un atto normativo.

D’altro canto, l’idea di Giorgetti oltre alla sua valenza anti-Salvini e anti-Meloni, avrebbe una ulteriore conseguenza. E cioè quella per cui, essendo l’idea di Giorgetti solodi fatto‘, un qualunque Governo si opporrebbe alleinterferenzedel Presidente della Repubblica (perché di interferenze si tratterebbe sul piano formale), e qui gli scenari possono essere i più diversi, ma è ovvio che Giorgetti pensa a nuove elezioni, chesterilizzinoil Presidente-Draghi, e portino magari proprio Giorgetti al Governo.

Fantapolitica? Forse. Ma su certe cose è sempre bene non scherzare perché la distanza tra il calembour e la realtà è molto breve. E diventa -così torniamo alla pizza- ancora più breve se si muovono queste carte insieme o in accordo o sentito Di Maio. Il quale ultimo, come ben sappiamo, è sempre pronto a tornare ai vecchi amori, e cioè nelle braccia della Lega. Come qualunque stellino, visto che la loro unica ‘idea’ è di non avere idee, ma di fare cose. E abbiamo visto quali cose hanno fatto.
Tanto più, e concludo, che Di Maio si è autoeletto a consigliere di Silvio Berlusconi, quando ha detto chiaramente che a Berlusconi lui, Di Maio, consiglierebbe di non fidarsi di Matteo Salvini e Giorgia Meloni. È solo una frase dal sen fuggita?
Eh no, troppo semplice, troppo facile.
La manovra di Giorgetti (che non per nulla ha fatto impazzire di rabbia Salvini) si inserisce in quel complesso di manovre in atto da tempo destinate a condurre alla costruzione di una forza, o coalizione di forze, di centro. Queste forze, al poco che si capisce, sarebbero costituite da una parte di Forza Italia (con Berlusconi a bordo), i renziani e le minutaglie varie in Parlamento, i renziani occulti all’interno del PD, e, ecco il punto, una parte della Lega e, perché no, una parte degli stellini, o anche di un solo stellino che ha bisogno di posti di Governo perché, dopo i lavoretti umili, non ha fatto nulla, non ha né arte né parte e, a meno che la fidanzata trovi lei un lavoro, lui potrebbe trovarsi in una brutta situazione se non venisse eletto.
Beninteso, molte di queste cose sono illazioni pure e semplici, benché possibili se non probabili.
E dunque, a conti fatti, l’unico che potrebbescombinarequesta melma ribollente e non proprio profumata, potrebbe essere proprio Mario Draghi, se dicesse chiaro che vuole fare, posto che, senza di lui al timone, il piano di rinascita rischia -è doloroso dirlo ma è così- di andare a remengo.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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