mercoledì, Luglio 28

Il destino (Dio) davvero non ha lasciato solo l’uomo? La Rivoluzione della Dignità in Ucraina, Il Majdan, secondo Anastasia Zolotova, l'Europa secondo Aleksandr Filonenko

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Aleksandr Filonenko-meeting-2014


Rimini
– ‘Verso le periferie del mondo e dell’esistenza. Il destino non ha lasciato solo l’uomo’. A discuterne, qui alla trentacinquesima edizione del Meeting di Rimini,  è  un filosofo, fisico nucleare, e docente universitario molto stimato e apprezzato da Comunione e Liberazione: Aleksandr Filonenko. Ucraino e ortodosso, che sa trovare un forte punto di incontro con la Chiesa Cattolica.

Filonenko dà una propria definizione di ‘periferia’, dipingendo anche il ritratto dell’uomo protagonista della periferia. «È come quando ti chiedono da dove vieni. E tu rispondi, nominando la tua città o il tuo paese. E la contro-risposta è: ah, e dov’è? Ecco, noi pensiamo sempre di vivere al centro del mondo. Con questa domanda, ci accorgiamo di vivere, anche noi, in periferia. Il primo punto importante è che la periferia non è mai una questione geografica, ma è sempre una questione di incontro, che ci rende vivi. La periferia è il luogo in cui Cristo ci incontra».

«Oggi anche l’Europa si trova in periferia», continua Filonenko. «Non è una questione di geografia, quindi, ma è il fatto che abbiamo perso l’origine. Quello che sta succedendo in Ucraina non significa forse che siamo davanti ad un terzo inizio dell’Europa? Perché, dopo la seconda guerra mondiale, il continente ha preso coscienza di sé, dicendo addio al nazismo e, alla fine degli anni ’80, prese di nuovo coscienza di sé, dicendo addio al comunismo. Ora, però, è chiaro che dire addio a qualcosa di grande non è abbastanza, per prendere coscienza e permettere un nuovo inizio in Europa. Occorre scoprire un’origine positiva. È qui che subentra l’uomo. Ci deve essere un nuovo inizio della persona, di un uomo nuovo». Con i recenti avvenimenti ucraini è apparsa la definizione Rivoluzione della Dignità’. La vera dignità rappresenta la riscoperta dei valori europei. E, se questo nuovo inizio dell’Europa e dell’Ucraina si trova nell’uomo nuovo, vale la pena osservare chi è questo uomo nuovo: il protagonista della periferia.

Il filosofo indica sette volti di questo protagonista. L’uomo che mendica, l’uomo che ringrazia, l’uomo che canta, che testimonia, che giudica, che ha compassione e che festeggia.

I protagonisti del meeting –Mina e Yasmin ieri, i ragazzi SWAP– loro non mi parlano di filosofia, bensì della loro esperienza nella quotidianità. Oggi incontro Anastasia Zolotova. Anastasia parla con la stessa fede del filosofo Filonenko (che tra l’altro è suo professore all’Università di Cha’kov), ma lo fa raccontandomi la rivoluzione del Majdan. Una rivoluzione concreta che le ha cambiato la vita, che l’ha spinta a partecipare alla vita pubblica del suo Paese, l’Ucraina. Un Paese nato 21 anni fa, proprio come lei, con la caduta dell’Unione Sovietica.

Anastasia racconta come è nata questa rivoluzione. E lo fa accompagnandomi a vedere una Mostra: ‘Il Majdan: dalla pazienza alla speranza’.
Fino a un anno fa a me e miei amici non interessava nulla della storia e della politica”, mi spiega. Il mondo politico era qualcosa di lontano da noi. Il Majdan ci ha spinti a riscoprire il valore della dignità e della libertà, valore della solidarietà, che prima, tra noi, non c’era. È stato una vera Rivoluzione della Dignità”.

Anastasia racconta di quando tutto ebbe inizio, nel 2013. Della rivoluzione arancione del 2004 che fu soltanto politica e non cambiò di fatto nulla nel Paese. E poi parla della vera Rivoluzione che ha cambiato gli animi delle persone. “Tutto è iniziato perché Yanukovyc, prima disse al Paese che si stava preparando un accordo per l’ingresso nell’Unione Europea e, dopo due mesi, si è rimangiato tutto, tornando dall’altra parte. Qui, gli studenti sono scesi in piazza.

All’inizio erano in pochi, dice Anastasia. “Sono arrivati in piazza grazie ad un post su Facebook di un giovane giornalista, che esortava a mobilitarsi, perché stava succedendo qualcosa di strano. È così è stato. Si è scesi in piazza per chiedere al Presidente come mai la decisione politica fosse cambiata così, improvvisamente. La risposta è stata una sorpresa. La notte del 30 novembre 2013 è arrivata la forza speciale di Polizia che ha disperso e ferito i manifestanti. Era davvero tanta Polizia in tenuta antisommossa, contro una manciata di studenti che stavano solo protestando pacificamente. Il giorno seguente a questo episodio, in 500 mila sono arrivati in piazza, con in bocca la semplice domanda: «come è possibile che la gente venga picchiata in questo modo, senza motivo». Così è iniziata questa rivoluzione. Ed è stata una rivoluzione sofferta ma voluta e portata avanti con una dignità eroica, che ha tenuto i manifestanti in piazza, nel centro di Kiev, per tre mesi, confrontandosi con un potere che mai si sarebbe immaginato questa reazione da parte della popolazione”.

Io stessa sono rimasta stupita”, prosegue. Non pensavo ci fosse altre gente che la pensava come me e che volesse le stesse cose. Quindi tacevo. Invece la gente era lì, in piazza, con il cartello «stiamo cambiando il Paese, scusate per il disturbo»”.

Il Majdan, poi, è stato seguito in tutta l’Ucraina. In tutto il Paese le persone scendevano nelle piazze in segno di solidarietà con i manifestanti di Kiev, che ormai avevano creato una vera e propria città nella piazza.

Anastasia esclama orgogliosa: “Io partecipavo alla rivoluzione da Char’kov, in diretta, con internet, avevo contatti con i miei amici in piazza, traducevo articoli, per far capire all’estero che cosa stesse realmente avvenendo, affinché non penetrassero, in altri Paesi, notizie false. Ho seguito tutte le fasi. E quando sono arrivate le prime morti, mi sono sentita morire io stessa. Avrei voluto essere lì con loro, per aiutarli da vivo.

Anastasia poi ci tiene a raccontarmi la storia di un uomo, che fa capire il clima della gente che stava sul Majdan. “A gennaio, M. Gavriluk, è stato portato via dal Majdan dalla Polizia, che l’ha svestito, gli ha buttato addosso litri di acqua gelida, mentre lo riprendeva e ne metteva i video su internet. Questo affinché la gente si spaventasse e non continuasse nella rivoluzione. Finito il Majdan, gli è stato chiesto cosa volesse fare con gli agenti colpevoli di aver fatto questo. Li poteva denunciare, e sarebbero stati condannati a otto anni di carcere. Gavriluk ha risposto di no. «Perché togliere, in questo momento, ad un bambino il proprio padre? Ciò che è accaduto sarà per loro un colpo ancora più forte di quanto lo sarebbero otto anni di carcere». Li ha perdonati”.

Sta, forse, qui il senso delle parole di Filonenko e di tutti coloro che parlano delle ‘periferie’ del mondo, e di coloro che le abitano. In queste periferie stanno avvenendo dei cambiamenti. Non solo politici. Le persone stesse stanno cambiando. E secondo Filonenko, così come secondo Wael Farouq, professore egiziano, mentore del Gruppo Swap, il cambiamento deve partire dalla persona. Non ci sono negoziati politici e compromessi che possano portare la pace.

La domanda sorge spontanea: ma è davvero così centrale la figura di Dio, la religione, per portare nell’uomo il cambiamento atteso? Siamo sicuri che la periferia è il posto in cui Dio incontra l’uomo? O forse, piuttosto, la periferia è il luogo in cui sono gli uomini ad incontrarsi tra di loro, soffrono insieme, sviluppano una solidarietà che al centro del mondo è impossibile e, così facendo, cambiano il mondo? La risposta, ovviamente, Anastasia così come gli altri tanti giovani e meno giovani che affollano il meeting l’hanno già trovata.

 

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