sabato, Ottobre 16

Il delitto di Voghera. Una destra priva di compassione che odia per esistere Youns El Boussetaoui, un uomo con presumibili problemi psichici, finito nella tagliola di un’altra mente problematica, un assessore non a caso leghista. Il Nord raggirato e tradito da un pugno di avventurieri

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La tempesta perfetta in cui si è smarrita l’esistenza del 39enne Youns El Boussetaoui, un uomo con presumibili problemi psichici, finito nella tagliola di un’altra mente problematica, un assessore non a caso leghista, dalla cui pistola è partito il colpo che l’ha ucciso, richiama i fatti di Genova di 20 anni fa, perché scaturiscono, questa e quelli, da un brodo di premesse torbide, una vera patologia culturale, che affligge da sempre molto di ciò che nel panorama politico italiano si colloca a destra. E non basta qualche eccezione a mutare questo giudizio, perché c’è qualcosa di profondo alle radici del fenomeno, un insieme di intenzioni e azioni pedagogiche perverse, errori di scrittura che poi si collocano nella formazione remota degli individui interessati, impossibilitati ad annidarsi nella vita, perché privi dell’unico ingrediente che lo renderebbe possibile, la compassione. Non riescono a uscire da questo cappio mortale, faticano a immaginare un mondo che non sia fondato sugli istinti territoriali, come gli uomini primitivi, non sanno pensare una società che escluda violenza e sopraffazione dalle relazioni umane.
Scioccante il fatto che esibiscano vangeli e rosari, alludendo a quelli come fonti di ispirazione.

A Genova furono le forze di Polizia ad apparecchiare e mettere in atto la terribile repressione, ma quando nel Paese tira aria di destra, o addirittura, come accadeva allora, la destra è al potere, le personalità di confine cadono dalla parte sbagliata del crinale, perché si sentono implicitamente legittimate. Quando sentono di non essere soli perché la politica li asseconda, nessuno li ferma più.
Fu questo l’innesco di quella mattanza che riportò l’Italia al clima del delitto Matteotti.

Ogni centimetro di bene comune richiede fatiche immani per essere conquistato, invece alle tenebre basta un semplice cerino oppure una minima scintilla, per prendere vita.
Il terreno predisponente conta, quanto e più degli atti terminali, e la politica della destra italiana è da sempre un terreno predisponente, proprio perché in quell’area culturale manca la compassione di cui si diceva, ecco perché prevalgono anche nei leader posizioni antisociali, come quella legata ai vaccini, alle misure di contenimento del virus, agli immigrati.
Loronon sentono il mondo interiore dell’altro, semmai ne indagano le paure e su quelle cercano di costruire la loro fortuna, solo così è possibile immaginare l’esistenza di un assessorato alla sicurezza in un Comune.
Prima coltivo sapientemente le tue paure, poi ti tendo una mano, ti offro una soluzione, una società barricata e diffidente, una disumanizzazione scientificamente perseguita che già nel ventesimo secolo aveva portato il Pianeta a ridosso dell’annientamento.
Ora ci riprovano, se mai avevano smesso di farlo.

Ma non può essere solo colpa di politici aridi e spregiudicati, il costo di questa mostruosa involuzione va ascritto con pari responsabilità a quei cittadini che, per le ragioni dette prima e per altre, non intendono piegarsi alla democrazia e continuano a votare persone estremamente pericolose, alle quali non affiderebbero mai la propria famiglia, ma consegnano volentieri l’intero Paese, ispirate da un nichilismo esistenziale che, lo ripeto, non può che avere origine nelle famiglie da cui provengono.

Ti chiedi perché una persona vada in giro con una rivoltella in tasca, per giunta carica, e ti chiedi perché un partito la candidi, ti chiedi perché un soggetto politico nato per difendere, così dicono, gli interessi del Nord, primo tra tutti quello di vedere rispettata la fatica del loro lavoro, si affidi ad uno scansafatiche irrisolto e privo di bussola, la cui unica competenza è quella di rimestare nelle ansie dei cittadini, esasperandole fino a renderle esplosive.

Il Nord ora deve ribellarsi davvero, non è possibile che la parte più produttiva e operosa del Paese, contenitore di mondi civilissimi, evoluti e ricchi di eccellenza, possa identificarsi con questo squallore, con un simile dilettantismo umano e culturale. Nello stesso tempo i partiti tradizionali devono domandarsi come è stato possibile delegare questa parte decisiva dell’Italia a un partito come la Lega, incapace di articolare una proposta che vada oltre la sistematica seminagione di odio e risentimento verso chi porta un minimo di diversità.
Occorre tornare a occuparsi del Settentrione con una politica all’altezza, andando a cercare casa per casa coloro che in questi anni si sono consegnati a un gruppo che oggi appare infiltrato da un pugno di avventurieri violenti. A quei cittadini, esasperati, occorre dare un’alternativa, aiutandoli a ritrovare fiducia nelle istituzioni, dando servizi degni, europei, a chi contribuisce in modo decisivo a tenere in piedi il sogno di un paese avanzato.

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