martedì, Settembre 28

Il decreto Sfascia Italia

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Grillo Sardegna

Dopo la burrascosa direzione del Pd, il Jobs Act approda in Senato, ma si voterà la settimana prossima per permettere alle due anime del partito di trovare una mediazione; Beppe Grillo prepara la tre-giorni a 5Stelle al Circo Massimo attaccando a testa bassa Renzi sul decreto Sblocca Italia, definito provocatoriamente Sfascia Italia; Tiziano Treu, nominato Commissario straordinario dell’Inps, boccia la proposta di anticipo del Tfr e i ‘100 euro’ promessi da Renzi; Sospeso De Magistris: manifestazioni di solidarietà per il sindaco di Napoli

Manca poco più di una settimana all’evento Italia5stelle organizzato dal Movimento di Beppe Grillo. Dal 10 al 12 ottobre il popolo grillino si ritroverà al Circo Massimo di Roma per contarsi e cercare di far uscire le proprie proposte politiche dal cono d’ombra in cui le ha gettate un sistema informativo asservito al governo Renzi-Berlusconi uscito dal patto del Nazareno. Nel post pubblicato questa mattina, l’artista genovese si scaglia contro il decreto Sblocca Italia appena arrivato alla Camera. Per Grillo non ci sono dubbi: lo «Sfascia Italia», così come lo chiama lui, rappresenta una minaccia per i «sogni dell’Italia a cinque stelle» che sono «Ambiente, Acqua pubblica, Energie rinnovabili, Rifiuti Zero, Connettività». Il decreto renziano prevede, invece, «trivelle, inceneritori, inquinamento, appalti facili, cittadini scavalcati da un potere centrale, lobbies che decidono dove far colare il cemento». Secondo il guru pentastellato gli italiani questa volta devono attivarsi personalmente, pena la scomparsa del «nostro progetto a 5 Stelle». Sul piede di guerra contro lo Sblocca Italia anche Sel che presenta 300 emendamenti e, per bocca di Arturo Scotto, parla di rischio che il provvedimento si trasformi in «Sbloccacorruzione».

Nell’aula di Palazzo Madama questa mattina ha preso ufficialmente il via la discussione generale sul Jobs Act. Ma il primo voto sulla riforma del lavoro targata Renzi è slittato alla prossima settimana perché il governo è in cerca di una mediazione con i dissidenti Pd che potrebbero mandarlo sotto in Senato. Il premier vorrebbe comunque portare a casa un risultato entro mercoledì prossimo, anche facendo ricorso al voto di fiducia se necessario, per presentarsi al vertice europeo sul Lavoro dell’8 ottobre con i compiti a casa assegnati da Bruxelles già svolti. Il nodo del contendere sull’articolo 18 sembra adesso essere diventato l’ordine del giorno votato dal Pd che aggiunge al reintegro previsto per i licenziamenti discriminatori anche quello per i licenziamenti disciplinari. Ipotesi che ha fatto andare su tutte le furie il capogruppo forzista alla Camera Renato Brunetta il quale, con chiaro intento provocatorio, ha attaccato il relatore del Jobs Act Maurizio Sacconi che «non potrà non dimettersi» perché «si torna alla legge Fornero». Sacconi, a sua volta, minaccia il Pd di non fare passi indietro sui licenziamenti disciplinari. In pratica, a destra pensano che una riforma del lavoro evidentemente ‘di destra’, sia troppo ‘di sinistra’. Mentre la sinistra Pd la percepisce come ‘di destra’, ma è costretta a soccombere allo strapotere dei renziani che hanno pure il coraggio di dipingere la loro riforma ‘di destra’ quasi come una difesa leninista dei diritti dei lavoratori. Cortocircuito ideologico.

Tiziano Treu è il nuovo Commissario straordinario dell’Inps e si avvia a prendere il posto del decaduto e plurindagato Antonio Mastrapasqua. Stiamo parlando proprio di quel Treu, il ‘disboscatore di posti di lavoro’, autore nel 1997 della (poco) memorabile riforma del lavoro passata alla storia con il suo nome (Pacchetto Treu) che ha contribuito ad aprire la strada al lavoro atipico e, con esso, alla cancellazione dei diritti dei lavoratori. E meno male che Treu era ministro del governo Prodi, teoricamente di centro-sinistra. Ebbene, proprio Treu questa mattina ha affossato l’ennesima trovata pubblicitaria del premier di Rignano che, ieri sera a Ballarò, aveva superato la precedente offerta degli ‘80 euro’, rilanciando fino a 100 euro in più in busta paga grazie all’anticipo del Tfr. «Sulla questione dell’anticipo Tfr in busta paga credo che ci siano sia pro che contro», ha detto Treu, ospite di Agorà su Rai3, aggiungendo poi che «il Tfr dovrebbe servire a rimpinguare la pensione, ma così non assolverebbe più a questa funzione». In pratica, la strategia renziana del ‘pochi, maledetti e subito’, non convince nemmeno uno che di lavoro interinale e precariato se ne intende. Ipotesi di anticipo del Tfr respinta da Pierluigi Bersani, da Susanna Camusso e bocciata anche dalla CGIA di Mestre perché rappresenterebbe un’altra mazzata per i bilanci già in rosso delle piccole e medie imprese. Il nodo della questione lo riassume il solito Grillo. «Togliere il Tfr alle imprese vuol dire metterle in mutande e costringerle a rivolgersi al credito bancario per finanziarsi», scrive sul blog, «le PMI forse riusciranno a saldare i tfr, ma potrebbero chiudere il mese dopo per mancanza di liquidità».

Non accenna a sgonfiarsi il caso De Magistris. Oggi il ministro dell’Interno Angelino Alfano, durante il question time alla Camera, ha deciso di accelerare i tempi comunicando che «il prefetto di Napoli ha ricevuto comunicazione della sentenza e procederà oggi agli adempimenti di legge per la sospensione del sindaco». Risultato: De Magistris sospeso. Ma il succitato sindaco di Napoli, ospite ieri sera di Giovanni Floris, ha ‘scassato’ ribadendo di non avere alcuna intenzione di dimettersi dopo la condanna subita per abuso d’ufficio nell’inchiesta ‘Why Not’, quando era ancora magistrato. E oggi, ricevuta la notizia, ha ribadito: «La notifica? Salutatemela». È vero che non accettando la sentenza del tribunale di Roma formalmente ‘Giggino o’ sindaco’ si pone sullo stesso piano di un Berlusconi qualsiasi. Ma è anche vero che «l’odore stantio di massoneria» (come direbbe il direttore del ‘Corriere’ Ferruccio De Bortoli) si è fatto sentire dalle parti dell’ex pm che ha avuto il coraggio di indagare su politici e ‘poteri forti’. E infatti, nonostante il suo comportamento ai limiti dell’eversione, De Magistris sta ricevendo molti attestati di solidarietà tra cui una mobilitazione di piazza a Napoli del cosiddetto ‘popolo arancione’. «De Magistris è un uomo che in un qualunque Paese avrebbe avuto una medaglia», dicono i suoi supporters, «chi ha indagato adesso paga, mentre quelli che sono stati parte di un sistema criminale in Calabria adesso sono a piede libero». De Magistris criminale o «baluardo di legalità»? I politici l’hanno già condannato, ma agli italiani qualche dubbio resta.

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