sabato, Novembre 27

Il declino di George Soros

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Tempi (relativamente) duri per George Soros. Nell’arco di pochi mesi, il finanziere di origini ungheresi ha visto sfumare due dei suoi obiettivi cruciali su cui aveva investito pesantemente, vale a dire la permanenza della Gran Bretagna nell’Unione Europea e l’elezione di Hillary Clinton. Più recentemente, l’Autoriteit Financiële Marktenil (Afm, il regolatore del mercato dei titoli olandese) ha pubblicato ‘per errore’ sulle operazioni condotte da Soros dal 2012 in poi. I dati sono stati rimossi dal sito dell’Afm nel giro di pochi minuti, ma gli specialisti di settore avevano già raccolto e immagazzinato le informazioni. Si è così scoperto che lo speculatore d’assalto aveva puntato forte sul crollo della Ing Groep Nv, uno dei principali conglomerati finanziari olandesi, e di tutta una serie di aziende minori dei Paesi Bassi.

La pubblicazione dei dati da parte dell’Afm rischia di trasformarsi in un assist per Geert Wilders, leader del partito euro-scettico ed anti-migranti Pvv che da mesi si prepara a contendere le redini del governo a Mark Rutte e al suo Vvd. L’esito delle elezioni olandesi, previste per il prossimo 15 marzo, potrebbe infatti essere fortemente influenzato dalla diffusione delle informazioni attinenti le attività speculative condotte da Soros all’interno del Paese, e tradursi in un plebiscito a favore di Wilders. Tanto più che, nel 2016, la Open Society  ed altre Ong facenti anch’esse capo a Soros hanno non solo lanciato un piano di assunzione per giovani immigrati musulmani, così da rafforzare la propria campagna politica contro il Pvv, ma anche sponsorizzato attivamente il referendum che richiedeva agli olandesi se fossero d’accordo ad autorizzare l’associazione economica tra Unione Europea e Ucraina. Entrambi gli sforzi di Soros sembrano esser stati vani, dal momento il referendum non è passato e Wilders gode tuttora di un’alta percentuale di gradimento.

Lo stesso Rutte, preoccupato dai risultati ottenuti dal leader del Pvv, ha deciso di giocare d’anticipo e prendere posizione contro l’immigrazione di massa – che il suo governo non ha fatto nulla per contrastare – prima che il suo avversario monopolizzasse l’argomento. In un’intervista al giornale ‘Algemeen Dagblad’, Rutte, ha tuonato: «dico a tutti: se non vi piace questo Paese, andatevene! Questa è la scelta che avete di fronte. Se si vive in un Paese in cui i modi di rapportarsi al prossimo v’infastidiscono, potete andarvene. Non è necessario rimanere». Rutte ha attaccato in particolare coloro che «non intendono integrarsi, attaccano omosessuali, donne in minigonna o bollano come razzisti i comuni cittadini olandesi […]. Ci sono sempre stati individui inclini a un comportamento deviante. Ma negli ultimi anni si è verificato un salto di qualità del fenomeno. Come società, dovremmo rispondere. Con l’arrivo di grandi masse di rifugiati, la domanda sorge spontanea: i Paesi Bassi riusciranno a mantenere intatta la propria identità?».

Dichiarazioni di questo tenore, rilasciate da un noto europeista che gode dell’appoggio di Bruxelles, assumono un significato particolare, e segnano il progressivo eclissarsi della stella sorosiana. Le organizzazioni riconducibili al magnate sono tuttora bandite in Russia, mentre il premier ungherese Viktor Orbán cerca da tempo di convincere il parlamento di Budapest a seguire l’esempio moscovita accusando Soros di essere il principale promotore dell’immigrazione massiva che ha investito l’Europa a partire dal 2014. Sulla stessa linea si è collocato l’ex premier macecone Nikola Gruevski, che nel gennaio di quest’anno è stato costretto alle dimissioni da una vera e propria ‘rivoluzione colorata’ perpetrata per lo più da immigrati musulmani penetrati all’interno del Paese tramite la Grecia.

«Soros opera in questo modo non solo in Macedonia – ha affermato Gruevski – , ma nei Balcani, in Europa orientale, ed ora, come abbiamo visto, negli Stati Uniti. A quanto ne so, in alcuni Paesi è spinto da ragioni materiali e finanziarie, mentre in altri è l’ideologia a muoverlo». Come ha inoltre ricordato l’analista Wayne Madsen: «in Polonia, dove Soros è sempre stato molto influente, Krystyna Pawlowicz, una parlamentare del Partito della Giustizia (Pis), ha recentemente richiesto che a Soros venga revocata la massima onorificenza di cui Varsavia insignisce gli stranieri (Comandante dell’Ordine della Stella al Merito della Repubblica di Polonia). La Pawlowicz considera le operazioni di Soros in Polonia completamente illegali e ritiene peraltro che le sue organizzazioni ‘finanzino elementi antidemocratici e anti-polacchi per combattere la sovranità polacca e la locale cultura cristiana’. Il presidente ceco Milos Zeman ha detto, in un’intervista del 2016, che ‘alcune sue attività (di Soros) sono quantomeno sospette […]. L’organizzare ‘rivoluzioni colorate’ nei singoli Paesi è un hobby interessante, ma produce più danni che benefici ai Paesi interessati’. Zeman sostiene che Soros avesse progettato una ‘rivoluzione colorata’ in Repubblica Ceca. Aivars Lemberg, sindaco di Ventspils in Lettonia e leader dell’Unione dei Verdi e dei Contadini, intende vietare le attività di Soros e delle sue Ong all’interno del Paese. Lemberg ritiene che due pubblicazioni di Soros in Lettonia, ‘Delna’ e ‘Providus’, rappresentino strumenti di propaganda atti a favorire l’immigrazione di musulmani in Lettonia. Lemberg considera i migranti e il sostegno che Soros accorda loro come un pericolo per la sicurezza dello Stato lettone. Il sindaco auspica che ‘George Soros venga bandito dalla Lettonia. Gli deve essere vietato l’ingresso nel Paese’. Nella vicina Lituania, il partito laburista ha puntato il dito contro le attività di Soros. Il partito e i suoi alleati parlamentari hanno chiesto ai servizi di sicurezza della Lituania di indagare su ‘schemi finanziari e reti’ di Soros che minacciano la sicurezza nazionale. I partiti lituani sostengono che i gruppi di Soros sono specializzati ‘non a consolidare, ma a dividere la società’».

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