giovedì, Settembre 23

Il debito pubblico nel 2014 field_506ffb1d3dbe2

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Il Dipartimento del Tesoro del MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) ha recentemente pubblicato le Linee Guida della Gestione del Debito Pubblico Anno 2014. È una  pubblicazione annuale che delinea il modo in cui il Ministero intende gestire il debito pubblico nel corso dell’anno. In questo documento è delineata la strategia che verrà attuata nel 2014 al fine di piazzare sul mercato in modo regolare e senza traumi l’ingente mole di titoli pubblici che lo Stato italiano sarà costretto a vendere per rimborsare i titoli in scadenza e per coprire il fabbisogno statale, cioè il deficit tra entrate e uscite.

Il documento si compone di tre parti: nell’introduzione si riassume l’andamento dell’anno 2013 e si prospetta a grandi linee ciò che avverrà nel 2014, facendo riferimento anche allo scenario economico-finanziario. Nella seconda sezione si analizzano nel dettaglio le singole tipologie di titoli di stato. Si indicano le quantità di titoli che si presume saranno emesse, le quantità da rimborsare, e si chiarisce quali saranno i titoli che il MEF utilizzerà in modo più ingente per trovare le risorse necessarie al funzionamento dello Stato. Inoltre, vengono forniti i dettagli tecnici sulla tempistica delle emissioni nel corso dell’anno. Vi è poi una parte finale con tre approfondimenti dei quali il più interessante per i cittadini è il breve focus sul BTP Italia, il titolo di stato che è stato ideato nel 2011 per attirare i piccoli risparmiatori interessati ad investire in un titolo di stato che elimini il rischio inflazione.

Vi sono alcuni punti importanti di questo documento che interessano non solo gli esperti e i tecnici, ma anche tutti i cittadini-risparmiatori che è opportuno porre in rilievo. Di questi punti si discuterà nel prosieguo dell’articolo ponendo l’attenzione sugli aspetti più innovativi.

In primo luogo il Dipartimento del Tesoro delinea una strategia di ritorno al passato per le emissioni del 2014. Nel corso degli ultimi anni, a causa della crisi, si era deciso di preferire le emissioni di titoli a breve termine, soprattutto BOT (Buoni Ordinari del Tesoro), per evitare di emettere titoli a lungo termine con alti tassi di interesse che avrebbero comportato un aumento degli interessi per molti anni. Questa strategia ha permesso di limitare l’impatto della crisi del debito sul pagamento degli interessi, visto che i tassi dei titoli a breve termine sono di norma più bassi di quelli dei titoli a medio lungo termine e visto che questi titoli scadono dopo un anno non vincolando lo Stato a pagamenti esorbitanti per lunghi periodi. Ma il risvolto negativo è che avere troppi titoli a breve termine espone a due rischi: la necessità di dover rinnovare ogni anno una ingente quantità di titoli e una maggior sensibilità dell’ammontare degli interessi passivi alle oscillazioni al rialzo dei tassi di interesse. I titoli a medio-lungo termine a tasso fisso, invece, non comportano oscillazioni nei pagamenti. Quindi, dopo aver sfruttato negli ultimi anni i minori tassi di interesse dei titoli a breve termine, il Ministero ha deciso di iniziare ad invertire tale impostazione e di ritornare ad emettere più titoli a lungo termine in modo tale da riallungare la durata media del debito per renderlo meno esposto alle oscillazioni dei tassi di interesse nel breve termine.

La figura 1 mostra come la vita media del debito si sia gradualmente ridotta dal 2010: si è passati dai circa 86 mesi di vita media del debito del settembre 2010 ai 77 mesi di fine 2013. Ora si cercherà, come si diceva, di invertire tale tendenza in modo graduale a partire dal 2014. E infatti, come esplicitamente indicato nel documento, le emissioni complessive dei BOT nel 2014 potranno risultare inferiori a quelle del 2013.

Quindi, il primo aspetto rilevante è che dal 2014 si cercherà di ridurre i titoli di stato a breve termine e si preferiranno quelli a media-lunga scadenza. È un ulteriore sintomo di come la situazione finanziaria si stia normalizzando.

 

Figura 1: Vita media e struttura del debito

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Fonte: Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

 

– Un secondo aspetto rilevante, che si desume sempre dalla figura 1, è che la gestione del debito pubblico nel corso degli ultimi anni ha permesso di ridurre in modo consistente i titoli a tasso variabile, il cui peso sul totale dei titoli si è ridotto da oltre il 60 per cento di inizio anni Novanta a meno del 20 per cento nel 2013. Questa costante tendenza a ridurre i titoli a tasso variabile, che sono più esposti alle oscillazioni dei tassi e provocano immediatamente aumenti nel pagamento delle cedole in caso di crescita dei tassi di interesse, continuerà anche nel corso del 2014. Il valore dei CCT (Certificati di Credito del Tesoro), la forma più comune di titoli a tasso variabile, si è dimezzato da inizio 2000 a fine 2013. Questa scelta ha limitato i danni nel corso degli ultimi due anni poiché ha impedito che la crisi finanziaria, con il conseguente aumento dei tassi di interesse, avesse un effetto immediato sul costo del debito. Se la composizione del debito negli anni 2011-2013 fosse stata simile a quella di inizio anni 90, l’impatto della crisi sugli interessi passivi, quindi sulle spese dello Stato e sui saldi di bilancio, avrebbe probabilmente comportato un incremento della tassazione maggiore rispetto a quello che è stato necessario attuare per riequilibrare i conti statali.

Importante è anche notare che a partire dal 2003 iniziano a crescere di importanza i titoli indicizzati. Questi sono i BTP (Buoni del Tesoro Pluriennali) legati all’inflazione europea e, dal 2012, legati anche all’inflazione italiana. Sono titoli utili per gli investitori, perché offrono una protezione dal rischio inflazione. Questi titoli, in un contesto di bassa e stabile inflazione non espongono lo Stato a grandi rischi e, in prospettiva il rischio inflazione, visto il mandato della BCE (Banca Centrale Europea) e l’andamento recente dei prezzi, dovrebbe essere molto limitato. Quindi, con i titoli indicizzati non si prospettano rischi particolari in prospettiva. Nel corso del 2014 i titoli indicizzati continueranno ad essere emessi e la loro quota sul totale del debito probabilmente crescerà.

Fra i titoli indicizzati, particolare rilievo assume il BTP Italia. Questo nuovo titolo, indicizzato all’inflazione italiana, è stato ideato nel 2011 ed emesso per la prima volta nel 2012. L’ultima emissione dello scorso Novembre ha totalizzato il record storico per un titolo di stato europeo, oltre 22 miliardi di Euro. Dato l’ampio consenso che questo titolo sta riscontrando tra le famiglie italiane, il MEF ha confermato che nel 2014 ci saranno due nuove emissioni del BTP Italia, ma che verranno apportate delle modifiche al titolo. Nella prima parte del documento si afferma che le modifiche potranno essere anche rilevanti nel processo di emissione, mentre nel focus riservato al BTP Italia si sancisce che il titolo non subirà modifiche sostanziali rispetto all’attuale. Ne consegue che i prossimi BTP Italia avranno una struttura simile a quella dei titoli già in circolazione (cedola indicizzata all’inflazione italiana, costi di acquisto azzerati nei giorni di emissione, premio di rendimento per chi compra il titolo in emissione e lo conserva fino alla scadenza), probabilmente una scadenza maggiore dei 4 anni, ma, per evitare di emettere troppi titoli, il MEF porrà dei limiti quantitativi all’emissione. Infatti, per lo Stato il BTP Italia è un titolo relativamente costoso (considerando la sua durata di quattro anni è il titolo che offre il migliore rendimento tra i titoli di stato in circolazione) e, quindi, il MEF ha deciso di limitarne l’ammontare in emissione.

Un’ulteriore nota riguarda la probabile creazione di un BTP Italia modificato e dedicato agli investitori istituzionali. Infatti, il BTP Italia è nato per attirare i risparmiatori al dettaglio, ma grande interesse lo ha riscosso anche tra le istituzioni finanziarie. Proprio per limitare gli acquisti del BTP Italia da parte delle istituzioni finanziarie nel corso dell’ultima emissione è stato imposto un limite massimo di 500.000 euro per singolo ordine. Ma evidentemente ciò non ha scoraggiato la presenza di istituzioni finanziarie. Per risolvere questo conflitto, Il MEF sembra intenzionato ad agire su due versanti: da un lato renderà più selettivo l’accesso al BTP Italia tradizionale, dall’altro ha avviato indagini per arrivare alla definizione di un nuovo titolo di stato che riproduca l’idea di fondo del BTP Italia, ma che sia riservato alle istituzioni finanziarie (banche, assicurazioni…) in modo tale da evitare che investitori diversi si concentrino su uno stesso titolo.

– Per concludere, c’è da ricordare che nel 2014 sarà regolarmente collocato al pubblico il nuovo BTP con scadenza di 7 anni. Questo titolo con una scadenza del tutto nuova per i BTP si inserisce nella politica, cui abbiamo fatto riferimento in precedenza, di allungamento della vita media del debito. La prima asta di questo titolo, a metà gennaio, ha riscontrato un buon successo (3,5 miliardi di Euro di domanda rispetto ad una offerta di 2,5 miliardi) mostrando che vi è interesse sui mercati anche per questa tipologia di titolo di stato.

 

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