domenica, Agosto 14

Il David, nostra icona pop

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“ A confronto con Michelangelo” è infatti il titolo di questa Mostra presentata poche ore fa dall’ideatore   Angelo Tartuferi, attuale Direttore della Galleria dell’Accademia, da Paola Grifoni, segretario regionale del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo della Toscana, da Stefano Casciu, Direttore del Polo museale regionale, da Fabio Cavallucci, Direttore del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato e dal Sindaco di Prato, Matteo Biffoni che è anche presidente del centro Pecci. Le opere di dieci grandi contemporanei troveranno collocazione all’interno della Galleria che ospita il David e gli altri capolavori michelangioleschi: gli artisti che negli ultimi decenni hanno raggiunto i vertici del sistema dell’arte quanto a valore, mercato e notorietà, sono: Marina Abramović, Cai Guo-Qiang, Maurizio Cattelan, Damien Hirst, Jeff Koons, Yayoi Kusama, Bruce Nauman, Richard Prince, Gerhard Richter, Cindy Sherman. Sentiamo l’ideatore, Angelo Tartuferi: “E’ da una sensazione di spaesamento nei confronti di una forza del presente che supera quella della storia che nasce il progetto di questa mostra. In particolare, stupiscono le ingenti valutazioni economiche raggiunte da tempo dai maggiori protagonisti dell’arte contemporanea, anche in rapporto ai valori assegnati invece alla categoria degli  “Old Masters” nelle aste di tutto il mondo” E’ dunque fra questa realtà contemporanea e le opere del passato, che scaturisce ,’idea di questa mostra. “Sebbene comparazioni e incontri tra passato e presente, soprattutto negli ultimi anni, siano dunque abbastanza frequenti, il confronto che verrà attivato avrà caratteri di novità e una forza inconsueta. Potremmo dire infatti che si tratta di un confronto tra giganti. Da una parte si schierano il David e i Prigioni di Michelangelo, con un seguito di opere per nulla minori, i cui autori vanno da maestri medievali come Giotto e Taddeo Gaddi, a quelli del Rinascimento con Paolo Uccello, Botticelli, Ghirlandaio, Perugino. Dall’altra i dieci più celebri artisti del nostro tempo”. Certo è che, ricordava il direttore del Museo Pecci, Fabio Cavallucci le opere che verranno selezionate non si misurano direttamente con Michelangelo, ma con la storia dell’arte,  avendo tuttavia con il Genio michelangiolesco un punto di partenza in comune: il carattere “rivoluzionario” , per certi aspetti di rottura e discontinuità con la tradizione e il passato. “Le opere degli artisti contemporanei – dice – aggiungeranno elementi di sorpresa e più attuali chiavi di interpretazione a quelle del passato, al punto che perfino gli antichi capolavori potranno arricchirsi di nuovi significati agli occhi dei visitatori.  Qui, all ‘Accademia, questi artisti contemporanei potranno trovare la loro consacrazione culturale”.

Un confronto stimolante, dunque, reso possibile dalla collaborazione con il Pecci – che aspira a divenire uno dei più importanti musei d ‘arte contemporanea ( i lavori di ristrutturazione attualmente in corso si concluderanno nel 2016, secondo quanto preannunciato dal Sindaco) – di cui l’attuale Direttore dell’Accademia Angelo Tartuferi va legittimamente fiero: “chiunque sia a gestire la fase finale sarà soddisfatto del lavoro fin qui svolto, della collaborazione con altri musei che si muove nello spirito della riforma”. Già, perché sul sistema museale fiorentino incombe l’esito del concorso indetto a seguito della riforma Franceschini che potrebbe mutare gli attuali vertici museali, i quali tuttavia non per questo hanno cessato di svolgere la loro opera – spesso creativa e innovativa – di programmazione. Tante le domande che sono all’origine di questa Mostra: il mercato sconfigge l’arte del passato? Cosa resterà nel futuro dell’arte del nostro tempo? Quali opere, in una galleria ideale, terranno il confronto con Michelangelo? Quali valori, quali qualità, il nostro tempo consegnerà ai posteri? Tante domande, vedremo da questo confronto quali saranno le risposte. Nell’attesa, tanto per restare alle celebrazioni di questi giorni, conviene ricordare le parole con cui Benedetto Varchi decantò, nella sua orazione funebre dopo il trafugamento e il trasporto della salma da Roma a Firenze, le virtù in tutti i campi di Michelangelo Buonarroto: ‘un huomo solo nel quale albergavano oltra la poesia, oltra la Filosofia, così morale come contemplativa, oltra la Teologia così gentile come christiana, le doti straordinarie di Scultore, Architettore, Pittore unico, cosa tanto inaudita in tutti i secoli, in tutti i paesi, in tutte le storie’.

 

 

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