mercoledì, Aprile 21

Il David, nostra icona pop

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Attraversare piazza della Signoria a Firenze ed imbattersi in un grande blocco di marmo bianco poggiato su un alto piedistallo nel mezzo della piazza è cosa del tutto inconsueta, inaspettata, sorprendente. E’ ciò che è accaduto per una settimana, a quanti – certamente qualche migliaio di persone, turisti e non – si sono trovati per una ragione o l’altra in quella piazza così carica d’arte e di storia. Che cosa ci faceva quell’enorme blocco di marmo appena inciso su una parete? Voleva semplicemente ricordare quel blocco che si trovò davanti Michelangelo nel 1501, prima di “tirar fuori” una delle sue più celebri sculture: il David, il cui originale è custodito nella Galleria dell’Accademia. Allora, il 26 enne Michelangelo si trovò davanti un blocco di marmo bianco – neanche della migliore qualità – di 40 tonnellate circa alto cinque metri e mezzo: proprio come quello trasportato nottetempo da Carrara a Firenze   in questi torridi giorni di luglio. A ricordo di che cosa? Del giorno – il 14 luglio del 1564 – in cui le spoglie del grande artista furono trafugate e riportate da Roma a Firenze, per essere custodite in S.Croce.

Si sa che a Firenze, città che spesso si abbandona alla retorica, ogni occasione è buona per ricordare i suoi Geni ( vi è stata qualche anno fa anche una manifestazione dedicata al “Genio fiorentino” di renziano conio): talune di queste scivolano nel folklore altre invece costituiscono occasioni di dibattito e di approfondimento o anche di semplice divulgazione. Questa del blocco di marmo è senz’altro spettacolare, come la “settimana michelangiolesca” che ogni anno si replica a ricordo di questo o quell’evento legato alla vita ed alle opere del Genio michelangiolesco: il suo è un “brand” che attira sempre di più. E il David è l’”icona pop” dell’arte più ammirata e celebrata al mondo, al pari dell’altra icona che si trova al Louvre e che porta la firma dell’altro Genio fiorentino che si chiama Leonardo. Basti pensare che la Galleria dell’Accademia, ove insieme al David si trovano anche gli altri capolavori michelangioleschi, come i “Prigioni”, è visitata ogni anno da 1 milione e 300 mila visitatori tutti col naso all’insù, ad ammirare lui, l’uomo più bello del mondo, quel giovinetto che sconfisse Golia e la cui immagine ritroviamo in migliaia di pubblicazioni, poster e riproduzioni varie: una delle quali, esposta proprio in questi giorni a Firenze ce lo mostrava ricoperto di tatuaggi.

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Nell’ambito di questa “settimana” si sono avute iniziative di un certo interesse: come i concerti di musica classica in piazza S.Lorenzo, la chiesa brunelleschiana che conserva la celebre Sagrestia Nuova opera di Michelangelo con la tomba di Giuliano de’ Medici e i grandi monumenti marmorei dominati dalle figure del Giorno, della Notte, dell’Aurora e del Crepuscolo; concerti accompagnati dalla proiezione sulla nuda facciata delle opere più significative dell’artista; o anche l’esposizione, tutt’ora in corso, presso la Casa Buonarroti di via Ghibellina, del suo progetto in marmo per la facciata della stessa Chiesa di S.Lorenzo ( la cui sospensione amareggiò non poco l’artista), e degli altri cinquanta realizzati a seguito di un concorso per la stessa chiesa. Ma, forse, al di là di questi momenti ripetitivi uno degli aspetti più originali è stato quello nato da un’idea dell’architetto e promoter culturale Sergio Risaliti, di sostare di quartiere in quartiere con un camper, per narrare aneddoti ed episodi della lunga e travagliata vita di Michelangelo, fino ad addentrarsi in alcune spiegazioni tecniche – fondamentale il contributo di Umberto Montano- relative alle diversità di vedute tra lui e il Bramante per er Cuppolone che domina la basilica di S.Pietro, o alla sua idea di scultura e di nudità che hanno ispirato le sue opere, sia pittoriche che di scultura. Questo caravan dal titolo “ I like art”, è riuscito ad avvicinare ( e incuriosire) vasti strati popolari, fornendo loro curiosità storico artistiche, come quella secondo la quale il primo a tentare di sbozzare il grande blocco di marmo era stato Agostino di Duccio, il quale poi abbandonò l’impresa: quel marmo rimase inerte per lungo tempo vicino alla chiesa di S.Maria del Fiore, fino a quando non fu affidato al giovane e già affermato Michelangelo il compito “estrarre” da esso quella straordinaria figura che tutti ammiriamo. E il David divenne subito simbolo di libertà della Repubblica fiorentina, tanto che si accese una disputa attorno alla sua collocazione: e, contrariamente al pronunciamento della competente commissione tecnica – tra cui un certo Leonardo da Vinci – che volevano il David fosse installato all’interno della Loggia dei Lanzi, o dell’Orcagna, il Cancelliere della Repubblica fiorentina Pier Soderini decise di collocarlo sull’arengario di Palazzo Vecchio, sede del potere civico cittadino. A conclusione di questa settimana celebrativa alcuni scalpellini hanno dato dimostrazione davanti al Sindaco Dario Nardella ed al pubblico di cittadini, turisti e curiosi, della loro abilità scolpendo il grande blocco di marmo bianco mentre sullo sfondo intravedevano la copia, ammirata ancor più dell’originale, del giovinetto che sconfisse Golia. Spettacolo e divulgazione, dunque, rievocazioni e attualità, ma non finisce qui: anzi, Michelangelo sarà il termine di paragone, a partire dal giugno 2016, di una grande Mostra all’interno della Galleria dell’Accademia, che vuole essere soprattutto un confronto fra la sua arte, la storia dell’arte del passato e l’arte contemporanea.

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