giovedì, Maggio 13

Il cuore dimenticato

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«Siamo fratelli» è stata l’essenza dell’incontrarsi tra Francesco e Kirill di Venerdì 12 Febbraio 2016. Tutto il resto è stata pur feconda, e necessaria, enunciazione formale. Anche se questo ‘cuore’ dell’evento atteso da quasi un millennio è stato sottaciuto, o almeno messo in secondo piano (ed oltre) dalle considerazioni politiche, strategiche, ecclesiologiche…

E, dunque, mentre Jorge Mario Bergoglio continua il suo viaggio in Messico, vogliamo fermarci un attimo a recuperarne la radice, a partire da quello che è stato detto e sottoscritto. Il Papa di Roma sta intanto producendosi in ulteriori azioni ed affermazioni nel più latino dei Paesi nordamericani. «Mai più persone distrutte da trafficanti di morte» dice, ed invoca che quella diventi «una terra che non debba piangere uomini e donne, giovani e bambini che finiscono distrutti nelle mani dei trafficanti della morte», «dove non ci sia bisogno di fare della disperazione e della povertà di molti l’opportunismo di pochi». Parole che si inseriscono in un ora ancor più ampio orizzonte. Così quando conclude (per il momento) che è «tempo di conversione perché quotidianamente faccio esperienza nella nostra vita di come quel sogno si trova sempre minacciato dal padre della menzogna, da colui che vuole dividerci, generando una società divisa e conflittuale. Una società di pochi e per pochi», già sembra affermarlo in questa dimensione.

Così torniamo a quel cruciale incontro. Ed alla ‘Dichiarazione comune’ firmata all’Aeroporto José Martí de L’Avana di Cuba da ‘Francesco Vescovo di Roma Papa della Chiesa Cattolica’ e ‘Kirill Patriarca di Mosca e di tutta la Russia’, come si sono sottoscritti. E dalle non casuali parole dette. Da Kirill prima. «Per due ore abbiamo tenuto una conversazione aperta, con piena intesa sulla responsabilità verso le nostre Chiese, il nostro popolo credente, il futuro del cristianesimo e il futuro della civiltà umana. (…) attraverso la partecipazione della Chiesa alla vita della società umana moderna, essa si purifichi nel nome di nostro Signore Gesù Cristo e dello Spirito Santo». Da Francesco a seguire. «Abbiamo parlato come fratelli, abbiamo lo stesso Battesimo, siamo vescovi. Abbiamo parlato delle nostre Chiese, e concordiamo sul fatto che l’unità si fa camminando. Abbiamo parlato apertamente, senza mezze parole, e vi confesso che ho sentito la consolazione dello Spirito Santo in questo dialogo. (…)».

Dei trenta corposi paragrafi del documento in questione offriamo l’evidenziazione dei più importanti. Che non sono quelli immediatamente operativi (dall’8 sino al 23), ‘politicie pastorali al contempo. Quanto quelli dall’1 al 7 e dal 24 al 30, l’ultimo appunto. Dodici punti (ne abbiamo espunti altri due più specificamente ‘contingenti’) nei quali si individuano le linee di un comune riabbracciarsi: vera, straordinaria (ed un po’ comunicativamente negletta) essenza di questo evento.

  1. (…) Con gioia ci siamo ritrovati come fratelli nella fede cristiana che si incontrano per «parlare a viva voce» (2 Gv 12), da cuore a cuore, e discutere dei rapporti reciproci tra le Chiese, dei problemi essenziali dei nostri fedeli e delle prospettive di sviluppo della civiltà umana.
  2. Il nostro incontro fraterno ha avuto luogo a Cuba (…).
  3. Incontrandoci lontano dalle antiche contese del ‘Vecchio Mondo’, sentiamo con particolare forza la necessità di un lavoro comune tra cattolici e ortodossi, chiamati con «dolcezza e rispetto, a rendere conto al mondo della speranza che è in noi» (cfr 1 Pt 3, 15).
  4. (…) Condividiamo la comune Tradizione spirituale del primo millennio del cristianesimo. (…).
  5. Nonostante questa Tradizione comune dei primi dieci secoli, cattolici e ortodossi, da quasi mille anni, sono privati della comunione nell’Eucaristia. Siamo divisi da ferite causate da conflitti di un passato lontano o recente (…). Deploriamo la perdita dell’unità, conseguenza della debolezza umana e del peccato, accaduta nonostante la Preghiera sacerdotale di Cristo Salvatore: «Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola» (Gv 17, 21).
  6. (…) ci auguriamo che il nostro incontro possa contribuire al ristabilimento di questa unità voluta da Dio, per la quale Cristo ha pregato. Possa il nostro incontro ispirare i cristiani di tutto il mondo a pregare il Signore con rinnovato fervore per la piena unità di tutti i suoi discepoli. (…).
  7. Nella nostra determinazione a compiere tutto ciò che è necessario per superare le divergenze storiche che abbiamo ereditato, vogliamo unire i nostri sforzi per testimoniare il Vangelo di Cristo e il patrimonio comune della Chiesa del primo millennio, rispondendo insieme alle sfide del mondo contemporaneo. (…).

Così la parte iniziale, quindi dopo le tante analisi ed indicazioni pratiche, si riprende per tirare le conclusioni.

  1. Ortodossi e cattolici sono uniti non solo dalla comune Tradizione della Chiesa del primo millennio, ma anche dalla missione di predicare il Vangelo di Cristo nel mondo di oggi. Questa missione comporta il rispetto reciproco per i membri delle comunità cristiane ed esclude qualsiasi forma di proselitismo. Non siamo concorrenti ma fratelli, e da questo concetto devono essere guidate tutte le nostre azioni reciproche e verso il mondo esterno. Esortiamo i cattolici e gli ortodossi di tutti i paesi ad imparare a vivere insieme nella pace e nell’amore, e ad avere «gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti» (Rm 15, 5). (…).
  2. Speriamo che il nostro incontro possa anche contribuire alla riconciliazione, là dove esistono tensioni tra greco-cattolici e ortodossi. Oggi è chiaro che il metodo dell’’uniatismo’ del passato, inteso come unione di una comunità all’altra, staccandola dalla sua Chiesa, non è un modo che permette di ristabilire l’unità. (…). Ortodossi e greco-cattolici hanno bisogno di riconciliarsi e di trovare forme di convivenza reciprocamente accettabili.

Quindi, dopo avere esaminato la assai conflittuale situazione in Ucraina (26. e 27.)…

  1. Nel mondo contemporaneo, multiforme eppure unito da un comune destino, cattolici e ortodossi sono chiamati a collaborare fraternamente nell’annuncio della Buona Novella della salvezza, a testimoniare insieme la dignità morale e la libertà autentica della persona, «perché il mondo creda» (Gv 17, 21). Questo mondo, in cui scompaiono progressivamente i pilastri spirituali dell’esistenza umana, aspetta da noi una forte testimonianza cristiana in tutti gli ambiti della vita personale e sociale. Dalla nostra capacità di dare insieme testimonianza dello Spirito di verità in questi tempi difficili dipende in gran parte il futuro dell’umanità.
  2. In questa ardita testimonianza della verità di Dio e della Buona Novella salvifica, ci sostenga l’Uomo-Dio Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore, che ci fortifica spiritualmente con la sua infallibile promessa: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo Regno» (Lc 12, 32)! Cristo è fonte di gioia e di speranza. La fede in Lui trasfigura la vita umana, la riempie di significato. Di ciò si sono potuti convincere, attraverso la loro esperienza, tutti coloro a cui si possono applicare le parole dell’apostolo Pietro: «Voi, che un tempo eravate non-popolo, ora invece siete il popolo di Dio; voi, un tempo esclusi dalla misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia» (1 Pt 2, 10).
  3. Pieni di gratitudine per il dono della comprensione reciproca espresso durante il nostro incontro, guardiamo con speranza alla Santissima Madre di Dio (…).

Ecco questo che abbiamo cercato di sintetizzare al massimo evidenziandone il cuore, è stato il vero contenuto dell’abbraccio tra i due ‘capi’. E quanto maggiormente avrà futuro e darà futuro.

 

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