mercoledì, Aprile 14

Il CT Renzi e i sotto CT field_506ffb1d3dbe2

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La lista del giorno di ieri sentenzia che, sedata la cagnara sul Sottosegretario ‘sbagliato’, che si chiama Gentile (Antonio) ma ha causato più guai lui ad Al Fano che se di cognome avesse fatto direttamente Sgarbi (nomina, numina…), si apre la partita dell’Italicum.

Ieri mattina, con le mie amiche del Se non ora quando, insieme ad un coordinamento di associazioni femminili, abbiamo incontrato un manipolo di parlamentari  -c’era anche un baldo Senatore dei Popolari per l’Italia, che ha giurato con una metaforica mano sul fuoco che il suo partito (quattro amici al bar?) avrebbe difeso fino allo stremo la santa battaglia della parità di genere nelle liste elettorali- per una questione che è pregiudiziale a tutto l’impianto della riforma elettorale che, altrimenti, si farebbe a scapito di oltre il 50% della popolazione alias le donne.

Faccio un passo indietro e lascio all’ ‘ANSA‘ la ricostruzione dell’incontro e della vicenda al centro dell’incontro.
«Alternanza nelle liste fra uomini e donne ed una quota pari al 50% di capolista donne: sono queste le richieste contenute in tre emendamenti alla legge elettorale presentati da alcune parlamentari che chiedono al Parlamento di pronunciarsi con il voto palese. I tre emendamenti sono stati firmati da parlamentari appartenenti a tutti i partiti ad eccezione del Movimento 5 stelle e Fratelli d’Italia; l’iniziativa ha origine da un accordo di azione comune sulla parità di genere che è sostenuto da oltre 50 Associazioni. Questa, ha detto Fabrizia Giuliani, parlamentare del Pd, “è una questione prioritaria nella legge elettorale, bisogna mantenerla al centro del dibattito che si aprirà in Aula, è una responsabilità collettiva che riguarda tutte noi“.  Preoccupate della risposta del neo Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il quale durante il dibattito sulla fiducia ha dichiarato che si arriverà a questa modifica solo se sarà condivisa, le parlamentari affermano di non volere “rompere nessun patto, ma di volerci entrare“, aumentando “la pressione interna ed esterna” sull’argomento. L’obiettivo, ha detto Titti Di Salvo di Sel “non è vicino ma non dobbiamo rinunciare ad una battaglia di democrazia; non c’è democrazia senza democrazia di genere“.
Non siamo serene affatto” – ha detto dal canto suo un’altra parlamentare del Pd, Monica Cirinnà, “non vogliamo trovarci un’altra volta strette nel solito meccanismo e non vogliamo rassegnarci. E’ arrivato il momento di far rispettare l’art.51 della Costituzione per stare al passo con un Paese che sull’argomento è più avanti di noi. Le nostre piazze sono motivate da una richiesta di un diritto sacrosanto“. “I tempi sono maturi” ha detto Roberta Agostini, Pd, “ce lo fa pensare il fatto che il Governo sia composto per il 50% da donne“. Le parlamentari e le associazioni chiedono il voto paleseche non sarà facile ottenere” ha detto Dorina Bianchi (Ncd)».
Per i lettori che hanno pensato che sono una spudorata paragnosta a cavarmi le castagne dal fuoco attingendo all’ ‘ANSA‘, voglio rassicurarli: hanno visto giusto.

Però, il mio scetticismo, determinato da vent’anni almeno di diatribe sulla parità di genere, è stato mortificato (e ben mi sta!). Più fiduciose e imaginifiche sono state le mie amiche Marisa Rodano, Flavia Nardelli Daniela Carlà, Cinzia Romano, Serena Romano, Mussi Bollini, Rosa Oliva, Angiola Pitzalis, Mariella Gramaglia.
Leggendo del dibattito alla Camera, apprendo, che il PD ha ritirato quasi tutti gli emendamenti, rimanendo fermi solo quelli riguardanti la parità di genere.
Guardo e stupisco, anche perché, dal dibattito di ieri nel corso della conferenza stampa, lo scoglioveropareva quello del voto segreto… ma, se ci fosse una disciplina leale fra le forze politiche che si sono dichiarate favorevoli, compreso il cespuglio rappresentato dal nostro visiting senator, magari potrebbe essere la volta buona che potremmo farcela.

Volto bruscamente pagina, perché approdo all’argomento che in prima battuta mi aveva ispirato  -ma poi mi sarei sentita una crumira a non valorizzare l’impegno delle mie amiche, affinché tutte le donne italiane possano essere effettivamente rappresentate e, d’altro canto, concorrere alla determinazione della politica nazionale.  Riprendo fiato dopo il pistolotto e mi dedico ai miei esercizi di arguzia.

Dopo esserci esercitati per decenni nel ruolo di CT della Nazionale migliori del CT effettivamente in carica, gli italiani hanno deciso di destinare il loro talento nella preveggenza al mondo politico.
Con una semplice mossa di sostituzione  -è in programmazione un film che s’intitola ‘La mossa del pinguino’: sarà quella?  -hanno messo per il momento in naftalina Cesare Prandelli (ma mica per tanto: per Brasile 2014 mancano solo 100 giorni!) e si son dedicati a far le pulci con attenzione a Matteo Renzi, intervenendo – mai così estesamente – sulla formazione del Governo (soprattutto sulla scelta dei sottosegretari; ma anche i commenti malevoli sulle ministre non vanno sottovalutati).

Non mi ricordo che, in precedenti Governi, persino in quelli un po’ impresentabili per l’innominabile manico, si sia scavato così a fondo sui componenti della compagine governativa.
Certo, un inopportuno Cesere Previti alla Giustizia fu sterilizzato sul nascere; qualcun altro entrò Papa e uscì Cardinale, ma mai come stavolta si è scatenato un chiacchiericcio così rumoroso.
Un primo risultato c’è stato con le dimissioni di Antonio ‘o nivuro Gentile, che ha abbandonato la scena con un tale senso del drammatico che ci mancava poco ricorresse al tragico addio di Scipione l’Africano: ‘Ingrata patria, non avrai le mie ossa’, ritirandosi nell’Emirato del Cosenzistan. Giacché l’appetito vien mangiando, poi, ora, trainati dal sovversivo ‘Il Fatto Quotidiano’, si punta la palla contro altri birilli, più o meno eclatantemente compromessi.
Poi c‘è l’enormità, peraltro già perpetuata da Enrico Letta, di abolire il Ministero per le Pari Opportunità: come se la sua mancanza sancisse di per sé la conquistata parità. Cosa del tutto irreale, perché si tratta di una parità puramente ‘cartolare’.
Noi, invece, speriamo che si riaccenda quel faro, sotto la spinta di una progettualità al femminile che dia voce alle donne italiane, senza condannarle ad un’eterna subalternità. E che il Presidente Renzi comprenda che, senza una partecipazione paritaria, l’Italia è orba, monca e sterile, come se in campo avesse schierato… una squadra di brocchi (vi raccomando, niente facili ironie nel pensare che il femminile di brocchi è… brocche!)

 

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