mercoledì, Settembre 22

Il ‘Cristo risorto’ di Frascati field_506ffb1d3dbe2

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cristo risorto

Un affresco raffigurante un ‘Cristo risorto’ nella Cappella della Resurrezione, posta nel giardino interno del Convento dei Frati Cappuccini a Frascati,è stato messo recentemente in relazione ad un disegno di Michelangelo conservato al British Museum di Londra. La cappella fu commissionata da monsignor Ludovico Bianchetti, maestro di camera di papa Gregorio XIII Boncompagni,colui che aveva fatto realizzare dal 1572 al 1579 tutto il complesso del convento (ed anche la chiesa che ne fa parte) ed è datata negli stessi anni.

Il disegno di Michelangelo da cui l’affresco sembra essere stato ripreso, anche se in controparte rispetto all’originale cartaceo, è esposto fino al 14 settembre prossimo nella mostra ‘1594 -2014 Michelangelo. Incontrare un artista universale’ai Musei Capitolini. Gli storici dellarte e gli esperti della materia sono dubbiosi su chi sia lautore dellaffresco di Frascati, mentre Jessica Consalvi, giovane dottoressa in Storia dell’arte, ipotizza che questo sia stato eseguito da Giacomo Rocchetti, già membro della bottega di Daniele da Volterra, allievo di Michelangelo, e che possedeva alcuni disegni del celebre maestro, passati a lui in eredità.

Il restauro di tutto il complesso conventuale dei Frati Cappuccini di Frascati, una delle più antiche e prestigiose istituzioni religiose della città, situato tra Villa Aldobrandini e Villa Tuscolana, è stato voluto da Prospero Rivi, padre Superiore del Convento, ed è stato portato avanti a cura della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Lazio, con l’ausilio della ditta Castellet restauri di Alessia Banchieri. Si è trattato di una serie di interventi conservativi alle varie strutture che fanno parte del Convento, che hanno messo in evidenza opere tardo rinascimentali, come quelle delle cappelle laterali della chiesa conventuale, nascoste sotto uno strato di decorazione ottocentesca di color marrone.

Nella primavera del 2015 al Convento dei Frati Cappuccini si terrà un convegno, curato da padre Prospero Rivi e dalla professoressa Patrizia Tosini, ricercatore di Storia dell’arte moderna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cassino, membro del Collegio dei docenti per il Dottorato di Ricerca in Storia dell’arte dell’Università di Roma 2 di Tor Vergata,sulla storia del convento e sulla sua decorazione pittorica, promosso in collaborazione con l’amministrazione comunale per rendere note queste recenti scoperte.

Abbiamo intervistato a questo proposito Prospero Rivipadre superiore del Conventoche ha voluto fortemente i restauri.

Qual’è l’importanza storico-artistica della Cappella della Resurrezione che reca l’affresco del Cristo Risorto?

L’importanza è legata a quella di tutto il complesso, cantiere gregoriano degli anni Settanta del Cinquecento voluto in questa forma dal papa Gregorio XIII, molto sensibile dal punto di vista storico- artistico e che ha promosso grandi interventi anche a Roma. Egli ha voluto rendere omaggio ai Cappuccini attraverso questo convento, che ha concepito secondo i suoi criteri e non secondo quelli dei monaci che non potevano di per sé decorare le loro chiese. A Roma infatti da molti anni era nota la figura di San Felice da Cantalice, che tutta la cittadinanza aveva riconosciuto come il santo per eccellenza insieme a San Filippo Neri, e inoltre i Cappuccini erano stati gli eroici cappellani della flotta pontificia nella battaglia di Lepanto nel 1571: questi i motivi di fondo della scelta papale. Si allestì quindi questo cantiere, che il papa seguì personalmente per diversi anni, dal momento che veniva a risiedere tutte le estati nella vicina Villa di Mondragone. La cappella è strettamente legata a questo complesso conventuale, presentato abitualmente come un primo esempio di convento-villa che sorgeva insieme alle tante residenze patrizie che venivano costruite in quegli anni nel Tuscolano.

La struttura che reca l’affresco si trova fuori dalla chiesa principale. In che relazione ècon quest’ultima struttura?

Il papa ha fatto spianare questa collina e ha creato quindi un’area-giardino con tre viali. In fondo ad ogni viale fin dalle origini vi era una cappella; e quella centrale, nel viale principale che collega quindi in modo più diretto il Convento alla chiesa, è stata resa particolarmente bella proprio con questi affreschi, molto fini e eseguiti negli anni Settanta del Cinquecento, gli stessi nei quali è stata eretta la chiesa. Nel 1579 venne concluso tutto il complesso conventuale. Il collegamento con la chiesa sta nella continuazione teologica delle raffigurazioni. La chiesa è dedicata ai quattro evangelisti e si chiude con la grande pala d’altare recante lo stupendo ‘Crocifisso’ del Muziano con ai piedi Sant’Antonio e San Francesco. Nella Cappella della Resurrezione si ha la continuazione del mistero pasquale: nella parete di destra la ‘Deposizione dalla croce’, su quella di sinistra ‘La discesa agli Inferi’, o Sabato Santo; nella parete di fondo, che è la più grande, il Cristo Risorto che rappresenta il giorno della Pasqua, ossia la Resurrezione, e che conserva alla base ancora riconoscibili, ma piuttosto mal conservati, i soldati e la sua tomba; nella volta invece abbiamo la continuazione della vicenda con il ‘Dubbio di Tommaso’, l’‘Ascensione al cielo’ e la ‘Pentecoste’.

Nella Cappella della Resurrezione, oltre al Cristo Risorto, ci sono quindi altri affreschi; sono, secondo Lei, di mano dello stesso artista?

Due artisti hanno lavorato a questa Cappella: le tre pareti laterali sono state realizzate da uno stesso maestro, la volta invece è da riferire certamente ad un altro. Questo si deduce anche da testimonianze archivistiche.

Il Cristo Risorto è chiaramente tratto in controparte da un disegno di Michelangelo conservato al British Museum di Londra. Quali sono le differenze e le analogie tra il disegno e perché la realizzazione in controparte rispetto al disegno londinese?

La ragione per cui l’affresco è stato realizzato in controparte va chiesta agli esperti di tale materia. So comunque che era abitudine utilizzare questo metodo di capovolgere la figura, ma non le so dire tecnicamente il perché l’abbiano fatto. Non vi è dubbio però che la corrispondenza tra l’affresco e il disegno di Michelangelo è perfetta e quasi totale. Le uniche differenze sono il volto, che appare molto più giovane nel disegno di Michelangelo e la copertura delle parti intime del Redentore, per le quali è stato fatto passare questo mantello che gira attorno alle spalle e arriva anche al pube.

Come è stato scoperto questo affresco cinquecentesco e quali problemi conservativi presentava prima del restauro ad opera della Soprintendenza ai Beni storici e artistici del Lazio?

Non è stato scoperto perché è sempre stato ben in vista, seppure in decadenza. Metà dell’affresco era già caduta, come anche le parti basse di tutti gli altri affreschi. Tutta la Cappella della Resurrezione è incentrata sull’evento della Pasqua di Cristo. La Cappella era già ben visibile, anche se gli affreschi erano molto deteriorati: si trattava di fare un intervento conservativo e possibilmente ricostruttivo, perché c’erano delle vecchie fotografie che riproducevano il Cristo ancora per intero ed è stato possibile ottenere dalla Soprintendenza ai Beni storici e artistici del Lazio di ricostruire anche le parti che erano cadute.

Nella primavera 2015 si terrà al Convento dei Frati Cappuccini un convegno sulla storia dell’edificio e sulla sua decorazione pittorica per rendere note le scoperte fatte. Ci parla della storia del convento e delle altre scoperte fatte in loco?

Parlerò della storia del Convento e delle ultime scoperte quando si terrà il convegno, perché è una vicenda lunga e complessa. Posso solo dire che il Convento viene costruito dal 1572 al 1579 ed è legato all’omaggio ai Cappuccini da parte di papa Gregorio XIII. La gente di Frascati richiese la presenza dei Cappuccini che accettarono e alla fine del 1572 o all’inizio del 1573 hanno cominciato ad edificare un convento nel Frascatano. Non potendo costruire in città, all’interno del paese, proprio a causa del progetto di riforma francescana (che prevedeva che tali costruzioni dovessero essere lontane almeno un miglio dai centri abitati), il Comune di Frascati ha individuato questo luogo come quello più adatto allo scopo ed è cominciato lì il cantiere seguito personalmente dal papa.

Come si pensa di valorizzare meglio la conoscenza storica artistica del Convento dei Frati Cappuccini e che cosa c’è ancora da fare per rendere fruibile,anche spiritualmente, questo luogo ai visitatori?

L’importante è che il Convento resti aperto e che vi sia la presenza di frati. Di per sé esso è un centro di formazione di frati che, provenienti da tutto il mondo, passano di qui. Sono già vent’anni che si offre questo servizio, con dei corsi di formazione permanente e ovviamente, c’è chi viene per visitare il Museo Etiopico ospitato nell’edificio, insieme alla tomba di padre Guglielmo Massaia, e le ricchezze artistiche e i resti della villa di Cicerone (una cisterna romana e resti di strutture di edifici giganteschi e ninfeo) che è, secondo gli esperti, ha qui la sua collocazione più probabile. Queste visite devono essere fatte senza trasformare il Convento in una piazza. Oltre al restauro della Cappella, c’è stato quello della chiesa, nella quale sono stati ritrovati e riscoperti, togliendo la ridipintura, probabilmente di epoca ottocentesca, nelle due bellissime cappelle laterali, finanziate dai due nipoti del papa, le immagini di due cardinali (uno Giacomo Boncompagni e l’altro Giacomo Guastavillani). Tra una quindicina di giorni cominceremo il restauro degli altari in legno e delle loro ancone, due capolavori della seconda metà del Cinquecento, decorati originariamente con dorature molto fini che furono poi ricoperte, ma che torneranno ad essere ben  visibili.

Abbiamo intervistato anche Silvio Salviniarchitetto che ha coordinato i restauri del Convento dei Frati Cappuccini e docente alla facoltà di Architettura di Valle Giulia dell’Università La Sapienza di Roma.

Come sono stati portati avanti i restauri nel complesso del Convento dei Frati Cappuccini?

I restauri sono stati molto intensi e molto impegnativi perché la chiesa conventuale non aveva avuto interventi da molti anni. Le operazioni sono state fatte su tutte le parti sia lapidee che sugli affreschi. La notizia buona è che l’unica scoperta che è stata fatta si trova all’interno della chiesa, mentre l’affresco esterno esisteva e molte coppie di sposi avevano fatto le fotografie per il loro matrimonio davanti alla Cappella della Resurrezione. All’interno della chiesa conventuale le pareti marroni una volta restaurate hanno restituito degli affreschi stupendi della metà del Cinquecento che sono di grandissimo rilievo e valore storico-artistico. L’attribuzione non è certa, ma venivano dal Vaticano i migliori pittori dell’epoca perché papa Gregorio XIII teneva moltissimo alla costruzione di questo complesso e aveva dato ordine, attraverso i suoi nipoti e cardinali, di mandare le maestranze più importanti e qualificate. Non sappiamo per quale motivo furono ricoperte nell’Ottocento da una mano di pittura marrone su queste opere stupende. Vi sono anche opere importantissime, come gli altari lignei, di grande bellezza e stupenda fattura: sono rappresentati tendaggi che sembrano aprirsi come a teatro e che inquadrano i quadri. All’interno del Convento c’è la tomba di padre Guglielmo Massaia che è stato un gigante nell’opera dei Cappuccini in Africa nella fine dell’Ottocento. Questo è un posto in cui c’è spiritualità, arte e bellezza anche paesaggistica incredibile: uno dei gioielli dell’architettura e arte italiana.

Abbiamo intervistato Catalano Dora, funzionario della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Lazio, che si occupa della Provincia di Roma (in particolare Agosta, Anticoli Corrado, Arsoli, Capranica Prenestina, Carpineto Romano, Casape, Castel Gandolfo, Castel San Pietro Romano, Castelmadama, Ciciliano, Colonna, Frascati, Gallicano nel Lazio, Grottaferrata, Guidonia Montecelio,Lunghezza, Mandela, Monte Porzio Catone, Montecompatri, Palestrina, Pisoniano, Poli, Riofreddo, Rocca Priora, San Cesareo, San Gregorio da Sassola, San Vito Romano, Tivoli, Valmontone, Vicovaro, Zagarolo) e della Provincia di Viterbo (in particolare Bagnaia, una frazione di Viterbo)

Qual è l’importanza storico-artistica della Cappella della Resurrezione che reca l’affresco del Cristo Risorto? La struttura che reca l’affresco si trova fuori dalla chiesa principale. In che relazione è con quest’ultima struttura?

La cappellina è situata sul limitare del giardino del convento, quindi apparentemente non ha una diretta relazione fisica con la chiesa. Però la sua realizzazione ed ornamentazione si inserisce nel contesto della costruzione del complesso dei Cappuccini di Frascati, che come è noto è stato fondato a partire dal 1573  grazie ad una donazione del medico Pietro Antonio Contugi, ma soprattutto grazie alla volontà ed impegno di papa Gregorio XIII.  Il papa ha finanziato molte opere di arredo della chiesa ed i suoi nipoti, entrambi cardinali, si sono personalmente occupati della decorazione delle due cappelle laterali.  Fu proprio il papa a stimolare la donazione dei terreni dietro il convento, per farne un grande giardino in cui coltivare le erbe officinali e piantare alberi da frutto. In fondo al viale che taglia il giardino è posta la nostra cappellina. Ve ne sono altre due ai margini dell’area, purtroppo molto trasformate nel corso dei secoli, private delle loro decorazioni. Le fonti antiche ci riferiscono che questa cappella della Resurrezione è stata commissionata da Monsignor Ludovico Bianchetti, stretto collaboratore di papa Boncompagni, evidentemente un omaggio al suo illustre protettore che tanto amava questo luogo.

Quali problemi conservativi presentava questo affresco cinquecentesco prima del restauro ad opera della Soprintendenza ai Beni storici e artistici del Lazio?

Il restauro da poco concluso ha recuperato alla piena fruibilità un altro importante tassello della storia culturale della chiesa e del convento cappuccino di Frascati; il restauro è stato realizzato grazie all’impegno ed entusiasmo del Superiore del convento, padre Prospero Rivi. Il suo entusiasmo ha contagiato la comunità locale, che ha contribuito con le proprie offerte al recupero di questo piccolo delizioso complesso decorativo. Come ho detto con questi lavori si è compiuto un nuovo passaggio nella la conoscenza e valorizzazione di questo luogo, che segue i recuperi e le scoperte veramente interessanti scaturite dai lavori di restauro della chiesa. Questi però avevano potuto giovarsi di un finanziamento statale, erogato da ARCUS.

Le restauratrici Alessia Banchieri ed Ilaria Capecchi hanno compiuto un ottimo lavoro di recupero, viste le condizioni decisamente difficili in cui versava la cappellina. Le superfici esterne erano molto degradate: intonaci sbriciolati dall’umidità, tinteggiature incongrue, brutti risarcimenti a cemento Soprattutto le decorazioni in stucco compreso il gruppo delle glorie alate poste nel timpano risultavano illeggibili, totalmente annerite, a causa dell’alterazione di vecchie stesure manutentive e di patine biologiche. Molti elementi degli stucchi inoltre erano in pericolo di crollo e di perdita definitiva. Purtroppo già negli anni ’70 del Novecento era andata perduta la porzione centrale dello scudo araldico, quella dove era posto lo stemma del committente. I dipinti all’interno erano anch’essi offuscati ed ingrigiti. Negli ultimi anni inoltre, a causa di lavori eseguiti sul retro del piccolo edificio, l’umidità risaliva più facilmente lungo le pareti e provocava la caduta degli intonaci dipinti con una tecnica mista, più debole dell’affresco. Le scene che erano state dipinte sulle pareti laterali risultano già da lungo tempo perdute, ne sopravvivono solo brani frammentari ed anche il Cristo risorto della parete di fondo negli ultimi anni ha visto un aggravarsi della situazione, l’accentuarsi di un fenomeno di distacco della pellicola pittorica che ha portato alla perdita alcune porzioni del corpo del Salvatore. Le restauratrici sono intervenute con operazioni che noi definiamo di natura conservativa, consolidamenti della pellicola pittorica e degli intonaci, e poi si sono occupate della leggibilità dei dipinti e degli stucchi con un lento e puntuale lavoro di pulitura (per gli stucchi eseguita con semplici bisturi centimetro dopo centimetro) fino al recupero delle cromie e delle finiture originali.

Il Cristo Risorto è chiaramente tratto in controparte da un disegno di Michelangelo conservato al British Museum di Londra. Quali sono le differenze e le analogie tra il disegno e perché la realizzazione in controparte rispetto al disegno londinese? Oltre al Cristo Risorto sulla cupola della Cappella vi sono altre scene dipinte. Sono di mano dello stesso artista e che cosa rappresentano?

L’attenzione che questo piccolo complesso decorativo ha attirato è dovuta all’acuta osservazione di Jessica Consalvi, che ha individuato nel Cristo Risorto una replica in controparte di un disegno di Michelangelo. È raro che ci sia tutta questa attenzione su un episodio minore della nostra storia figurativa. Certo l’interesse è dovuto all’accostamento di queste pitture al nome di Michelangelo, un elemento che la giovane studiosa ha saputo ben comunicare e divulgare.

Questa modello michelangiolesco ha avuto una grande fortuna nella pittura dell’ultimo Cinquecento romano, ed è stato più volte riutilizzato dai pittori della tarda maniera, ma mai ripreso in modo così puntuale come qui a Frascati. Il dato è di grande interesse, ma va valutato unitamente al resto del ciclo pittorico di cui oggi sopravvivono solo le due scene dell’Incredulità di S. Tommaso e della Pentecoste dipinte nella volta.

Secondo Lei sono valide le motivazioni con le quali Jessica Consalvi ha attribuito quest’opera alla bottega di Daniele da Volterra e in particolare all’artista Giacomo Rocchetti?

Al momento non mi pare opportuno entrare in merito alla proposta di attribuire questi affreschi a Giacomo Rocchetti, un seguace di Michelangelo, attivo in diversi cantieri romani degli anni Sessanta del Cinquecento, ma mai con un ruolo di primo piano. Non entro nel merito perché l’ipotesi al momento è stata solo annunciata dalla studiosa, ma non ancora proposta agli studiosi in forma critica e confortata da segnalazioni documentarie o da pertinenti confronti stilistici. La Consalvi è ancora al lavoro, credo che stia verificando e sottoponendo ad un vaglio critico più meditato la sua proposta, e mi sembra doveroso attendere l’esito e la pubblicazione di questi studi. Solo allora se ne potrà discutere.

In primavera 2015 si terrà al Convento dei Frati Cappuccini un convegno sulla storia dell’edificio e sulla sua decorazione pittorica per rendere note le scoperte fatte. Ci parla della storia del convento e delle altre scoperte fatte in loco? Come si pensa di valorizzare meglio la conoscenza storica artistica del Convento dei Frati Cappuccini e che cosa c’è ancora da fare per rendere fruibile questo luogo ai visitatori?

I lavori di restauro condotti nel corso di questi ultimi anni rispondono in prima istanza al dovere della conservazione e trasmissione del nostro patrimonio alle future generazioni. Ma sono già di per sé un elemento di valorizzazione del complesso dei Cappuccini di Frascati, comunque luogo già molto noto e molto frequentato rispetto ad altri in questa zona. Lo valorizzano perché comportano un incremento delle conoscenze ed al tempo stesso rendono più agevole e gradevole per il pubblico la fruizione dell’edificio e delle opere che contiene. So che sono frequenti anche le visite di colti turisti stranieri e soprattutto quelle di gruppi organizzati.

L’idea di un incontro di studi da tenersi nella primavera del 2015 è nata dall’incontro tra la professoressa Patrizia Tosini e Padre Prospero Rivi. La professoressa Tosini, ha già da anni posto al centro delle sue ricerche la figura di Girolamo Muziano ed ha studiato la grande pala posta sull’altare maggiore della chiesa con l’immagine del Crocifisso adorato da S. Francesco e S. Antonio di Padova. Si tratta di un’opera di profilo qualitativo altissimo, capace di rappresentare al meglio la spiritualità francescana di questa età controriformata. Ora la Tosini ha esteso le sue ricerche anche ad altre opere della chiesa, sulle quali ha da proporci interessanti novità. Nel frattempo con i restauri diretti dall’architetto Salvini, dei quali io stessa mi sono occupata per l’indirizzo scientifico, sono riemerse le pitture ad affresco delle due cappelle laterali, anche queste databili all’epoca della fondazione vista la presenza dell’emblema araldico di papa Gregorio XIII. A breve si avvierà il lavoro di recupero di uno dei due altari lignei delle cappelle laterali, ancora una volta grazie all’impegno del superiore del convento, e sono sicura che anche su questo fronte ci saranno piacevoli scoperte. Il convegno sarà l’occasione per discutere e pubblicizzare tutte queste novità con gli interventi di vari studiosi e specialisti. Di fatto costituirà la prima riflessione a tutto campo sul complesso di Frascati, dopo le lontane pagine di Alma Maria Tantillo del 1980 e dopo qualche studio assai pregevole, ma di carattere più sporadico.

Abbiamo inoltre intervistato sull’argomento Jessica Consalvidottoressa in Storia dell’Arte e stagista presso Casa Buonarroti di Firenze, grazie al sostegno della Regione Lazio che l’ha appoggiata nel suo progetto che prevede uno studio sulla Frascati tardo-rinascimentale in collaborazione con il Comune di Frascati.

Qual’è l’importanza storico-artistica della Cappella della Resurrezione che reca l’affresco del Cristo Risorto?

L’importanza di questo dipinto murale raffigurante il Cristo Risorto è quella di essere l’unica traduzione pittorica finora nota tratta da questo particolare disegno di Michelangelo.

Per la città di Frascati è una scoperta molto preziosa perché parliamo di una cappella che si data agli anni Settanta del Cinquecento, in quel periodo storico-artistico definito ‘manierista’che precede la maggior parte delle decorazioni delle ville per cui il territorio tuscolano è maggiormente conosciuto. Il rinascimento frascatano ci fu infatti già a partire e per volontà di papa Paolo III.

La struttura che reca l’affresco si trova fuori dalla chiesa principale. In che relazione ècon quest’ultima struttura?

La cappella è esterna alla chiesa, trovandosi all’interno del giardino del Convento dei Frati Cappuccini, ed è datata cronologicamente agli stessi anni della Chiesa di San Francesco d’Assisi, quest’ultima realizzata grazie all’interesse di papa Gregorio XIII. La cappella fu difatti commissionata da monsignor Ludovico Bianchetti, maestro di camera dello stesso papa Boncompagni.

Il Cristo Risorto è chiaramente tratto in controparte da un disegno di Michelangelo conservato al British Museum di Londra. Quali sono le differenze e le analogie tra il disegno e perché la realizzazione in controparte rispetto al disegno londinese?

Il dipinto del Cristo risorto presenta la sola aggiunta del perizoma, come di consueto, ed è anche una scelta ben comprensibile in quanto siamo nel pieno periodo della Controriforma. Per il resto, abbiamo la ripresa completa della posa del soggetto e di quelle parti che nel disegno michelangiolesco furono solo abbozzate: il panneggio che si innalza alle spalle della figura e lo stendardo che tiene in mano.

Il fatto che il dipinto sia stato realizzato in controparte non è rilevante perché, per esempio, già Sebastiano del Piombo usò in controparte l’invenzione grafica di Michelangelo per raffigurare la figura del Cristo flagellato nella decorazione pittorica della prima cappella a destra nella Chiesa di San Pietro in Montorio. Un’altra ipotesi, quella su cui punta l’attenzione la capo restauratrice, è che il cartone fosse stato semplicemente girato. Si ipotizza anche che il riferimento per il dipinto murale fosse invece una stampa tratta dal disegno di Michelangelo a noi noto, della quale non saremmo però a conoscenza.

Come è stato scoperto questo affresco cinquecentesco e quali problemi conservativi presentava prima del restauro ad opera della Soprintendenza ai Beni storici e artistici del Lazio?

La cappella versava in condizioni pessime per problemi legati soprattutto alla conservazione e all’umidità: il Cristo Risorto aveva una lunga crepa dovuta a infiltrazioni d’acqua e presentava perdite di pittura. Le restauratrici si sono dunque basate per la ricostruzione su una fotografia degli Anni Novanta del Novecento: si trattava solo di circa venti anni fa, ma nell’ultimo periodo la situazione dell’affresco era andata peggiorando dal punto di vista conservativo. Si tratta davvero di un degrado degli ultimi anni.

Secondo quali motivazioni si è attribuita quest’opera alla bottega di Daniele da Volterra e all’artista Giacomo Rocchetti?

È una mia supposizione in quanto Giacomo Rocchetti conservava dei disegni di Michelangelo e questo poteva far parte della serie che lui possedeva: questo èil principale motivo. Si sa anche che Rocchetti lavorò successivamente per il Comune di Frascati, lo stesso ente che già intervenne a favore dei lavori per il Convento dei Frati Cappuccini.

La qualità pittorica è riconducibile a quegli allievi minori di Michelangelo che non avevano molta abilità rispetto al Maestro.Esiste dunque una motivazione anche su base stilistica in quanto Rocchetti è ricordato come un artista mediocre da Giovanni Baglione.

Ci delinea la figura di questo artista e come poteva aver visto ed essersi ispirato al disegno michelangiolesco?

Giacomo Rocchetti, che è ricordato come un discepolo di Michelangelo, rimane purtroppo una figura di cui si sa poco. Gli ultimi studi stanno cercando di portare piùin luce questo artista, anche se mancano dei documenti storici a riguardo. Giacomo Rocchetti fu un artista romano allievo di Daniele da Volterra, che ereditò dal suo maestro diversi disegni di Michelangelo e, come già detto, io ipotizzo nel mio studio che il disegno di questo Cristo risorto potesse essere uno di quelli che conservava. Sappiamo che questo disegno proviene da Casa Buonarroti, ma non siamo a conoscenza di chi lo possedesse alla fine del Cinquecento. Prima che confluisse nella collezione fiorentina, si può ipotizzare che fosse un disegno conservato a Roma.

Giacomo Rocchetti viene ricordato da Michelangelo Buonarroti come ‘Jacopo suo’. Che relazione c’èfra i due artisti?

Dobbiamo pensare a Giacomo Rocchetti come a un giovane artista nell’orbita dell’ormai anziano Michelangelo, mentre quest’ultimo trascorreva gli ultimi suoi anni di vita nella casa in Via Macel de’Corvi a Roma. Su progetto di Michelangelo e in collaborazione con l’architetto Jacopo del Duca, Rocchetti aveva realizzato un tabernacolo in bronzo per la giàmichelangiolesca Chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. I due artisti erano stati anche già coinvolti per un primo progetto della Tomba di Michelangelo.

Oltre al Cristo Risorto sulla cupola della Cappella vi sono altre scene dipinte. Sono di mano dello stesso artista e che cosa rappresentano?

Si ragionava con le restauratrici e con frate Prospero Rivi, superiore del Convento che ha voluto fortemente il restauro, che l’intera decorazione potesse essere stata eseguita da due artisti differenti: chi ha realizzato le pareti (perché vicino al Cristo Risorto ci sono altri due dipinti) e chi invece la volta. Da un’analisi stilistica sembrano negli effetti due autori diversi e anche per questo io ipotizzo che possa essere Giacomo Rocchetti perché lavorò spesso insieme a Michele Alberti, altro pittore romano.

Sulla volta appare la scena della ‘Pentecoste’, al centro la ‘Trasfigurazione di Cristo’ e sulla destra ‘L’incredulità di San Tommaso’; al di sotto vi sono altre due scene: sulla parete sinistra ‘La discesa agli Inferi’e su quella destra ‘La deposizione dalla Croce’, entrambe poco leggibili.

In primavera 2015 si terrà al Convento dei Frati Cappuccini un convegno sulla storia dell’edificio e sulla sua decorazione pittorica per rendere note le scoperte fatte. Ci parla della storia del convento e delle altre scoperte fatte in loco?

Io mi sono occupata solo di questa cappella e non delle altre scoperte, quindi non so quasi nulla a riguardo. Posso solo dire che tra le preziose opere d’arte presenti all’interno della Chiesa di San Francesco d’Assisi spicca protagonista una importante grande pala del Muziano, anche questa fortemente ispirata all’arte michelangiolesca e in particolare io credo alla composizione della Crocifissione ideata dal Buonarroti per la poetessa Vittoria Colonna.

Come si pensa di valorizzare meglio la conoscenza storica artistica del Convento dei Frati Cappuccini e che cosa c’èancora da fare per rendere fruibile questo luogo ai visitatori?

Io sono stata bene accolta per portare avanti il mio studio da frate Prospero Rivi, che mi ha permesso di visitare più volte la piccola cappella: prima, durante e dopo il restauro. Personalmente non credo dunque che l’accesso sia vietato ai più. Forse si potrebbero organizzare delle visite guidate piùs pecifiche, come quelle che sono nei programmi di visita del Parco dei Castelli Romani. Ma più che ai visitatori, da nativa frascatana penso che ci sarebbe il forte bisogno di iniziare a far conoscere l’intero patrimonio artistico tuscolano ai propri cittadini, molti dei quali sono del tutto ignari della grande ricchezza artistica che li circonda. A tale proposito vorrei ringraziare l’Associazione degli Amici di Frascati che da molti anni si occupa di promuovere gli studi storico-artistici del nostro territorio e che ha reso la cittadinanza ospite della lezione divulgativa sul Convento dei Frati Cappuccini tenuta da frate Prospero Rivi, senza la quale non avrei collegato questo dipinto murale all’invenzione grafica del Buonarroti.

 

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