giovedì, Aprile 22

Il Crew Dragon americano a caccia di successo Si è aperta l’era della space economy. Ovvero un’opportunità di ricavare guadagno dall’uso delle tecnologie spaziali da parte dell’utente della strada. E l’Europa?

0

La Crew Dragon ha magicamente risvegliato l’interesse della comunità scientifica alla corsa allo spazio. Tra servizi televisivi e speciali sulle testate di informazione è quasi sembrato di ripercorrere il viatico per un futuro sbarco lunare.

In realtà non è così, e per quanto non si abbia il minimo interesse nel sottovalutare l’impresa portata a termine da SpaceX, questa volta la missione a cui si è assistito è l’aver portato una frazione di equipaggio sulla Stazione Spaziale Internazionale con una tecnologia innovativa e con una gran cura nella definizione delle sembianze che probabilmente hanno voluto avvicinare l’immaginazione della letteratura fantascientifica a quello che da qui a qualche decennio potrà diventare una scienza sufficientemente matura.

La mediaticità dell’evento probabilmente si deve essenzialmente a questo, e al fatto che, dopo lunghi anni, l’America ha avuto la sua navicella per portare avanti e indietro gli astronauti con le stelle e strisce disegnate sul braccio. Difficile altrimenti far comprendere che con le soluzioni avveniristiche di Elon Musk si è abbattuto sostanzialmente il costo del lancio –ma un passaggio costa pur sempre 60 milioni di dollari- e che da qui a poco si aprirà una finestra per i più ricchi della Terra che con qualcuno dei loro spicci potranno provare per adesso l’ebbrezza di un volo suborbitale. Poi forse anche un soggiorno su una piattaforma orbitante adibita a albergo senza peso al largo dell’atmosfera terrestre.

Insomma, si è aperta la space economy. Ovvero un’opportunità di ricavare guadagno dall’uso delle tecnologie spaziali da parte dell’utente della strada. Magari un utente che si muove in Rolls Royce, ma questo lo lasciamo intendere senza sottolinearlo.

Anche perché, è onesto dirlo, non è che l’uso dello spazio non abbia fruttato quattrini fino ad ora. Per fare un esempio, le prime esperienze per telecomunicazioni sono iniziate nel dicembre 1958 e quattro anni dopo, il primo dei satelliti operativi rilanciò fra i due estremi dell’Oceano Atlantico quello che viene considerato il primo scambio ufficiale internazionale di immagini diffuse in mondovisione della storia della televisione. Oggi quel business supera i 350 miliardi di dollari.

L’imprenditore americano, di origine sudafricana, aveva già sperimentato a lungo i suoi vettori per i trasporti di merci sulla SSI, riducendo fortemente la tariffa per la capacità di recuperare una parte del vettore che gli altri lanciatori disperdevano in mare dopo pochi minuti di traiettoria. Iniettare fuori dall’atmosfera delle persone è un grosso salto di qualità e se impone comprensibilmente parametri di sicurezza molto più alti, necessita anche di una tecnologia sofisticata di lancio, per esempio il propellente solido non è adatto per via delle accelerazioni iniziali e ancor meno è utilizzabile per il recupero dello stadio del missile. Lo sanno bene in Europa! E del resto, come è riportato in un articolo molto recente di ‘Repubblica’, sono proprio i principali attori dello spazio nazionale ad ammettere che in Europa mancanogli imprenditori visionari degli US”. Lo sappiamo.

Resteremo a guardare con ansia quale sarà il futuro dei lanciatori di Elon Musk e come lui gestirà questo successo riscontrato. Non sarà facile, specie se la richiesta aumenterà e la sua produzione non dovrà rallentare.

Da europei, da italiani che abbiamo guardato con grande ammirazione queste evoluzioni, riteniamo di voler stare dalla parte dei più avanzati, come è stato per il passato: un modo onesto per cavalcare il futuro senza lasciarsi impastoiare da una burocrazia prepotente che l’Europa dei più forti ha sempre voluto governare.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->