martedì, Maggio 11

Il coprifuoco dei ‘chi se ne frega’ nel Paese dei furbi I grandi della nostra politica e i rivoluzionari dello spezzatino hanno portato a casa la 'grande vittoria' di Pirro sul coprifuoco. Come dire che Draghi li ha svergognati ma loro manco se ne accorgono. La furbizia è diventato il parametro della nostra vita civile

0

Se non fosse una cosa seria, mortalmente seria, ci sarebbe da torcersi dalle risa, o forse dal disgusto. Dunque, secondo igrandidella nostra politica -Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e naturalmente il sempre implausibile Matteo Renzi- il futuro del nostro Paese è legato alla differenza di un’ora nel coprifuoco dei ristoranti. E i ristoratori e baristi, aizzati dai predetti e spalleggiati del meraviglioso Massimiliano Fedriga che le Regioni mette in riga, occupano strade e piazze e scagliano contro i poliziotti panini e birre. E ieri poi hanno portato a casa ilgrande risultato‘: un ordine del giorno alla Camera che impegna il governo «nel mese di maggio a valutare, sulla base dell’andamento del quadro epidemiologico oltre che dell’avanzamento della campagna vaccinale, l’aggiornamento delle decisioni prese con il decreto legge n. 52 del 2021, anche rivedendo i limiti temporali di lavoro e spostamento». Cioè, si impegna il governo a esattamente quanto già previsto nel decreto legge del governo. Se non fosse che a sto ordine del giorno pare abbiano lavorati parlamentari e ministri della Repubblica, diresti che è il gioco di bambini stupidi.

Ma vi pare possibile? Certo i ‘virologi’, che non sono ballerine, dicono che è una follia, ma c’è sempre il virologo che dice il contrario, poi alle prossime elezioni li vedremo in lizza, scommettiamo? Del resto, qualcuno lo abbiamo già visto.
Andiamo avanti a circa 300 morti al giorno (ieri sono stati 373), a quasi ventimila contagi, con ospedali strapieni, baristi e ristoratori mettono a repentaglio il Governo. Cioè, se mai lo capissero, mettono a repentaglio sé stessi, perché se davvero cadesse il Governo, il disastro sarebbe il loro innanzitutto e del resto del Paese insieme a loro.
Sorvolo, ma non dovrei, sul fatto, che questi rivoluzionari dello spezzatino, ragionano più o meno così: io devo aprire perché se no non guadagno, dato che il Governo mi dà un terzo di quello che guadagno, che, incidentalmente, è un decimo di ciò che non dichiaro al fisco, e se a causa delle aperture affrettate altri muoiono, chi se ne frega!

È quest’ultima espressione il segreto di tutto. È il segreto di tutto il nostro Paese, non da ora, ma, forse, da sempre.
Una volta il grido era: io rubo per me e il mio partito e se poi gli italiani pagano un kilometro di autostrada il triplo di quanto lo pagano i tedeschi, chi se ne frega, tanto io le tasse mica le pago, e poi c’ho famiglia e mi serve la villa al mare.
Ora i gridi sono diversi, ma il risultato non cambia. Mio figlio fa i balletti verdi con tre amici suoi e un paio di ragazze più o meno ubriache nella stanza accanto a quella della madre in un albergo di lusso a trentadue stelle (non solo le cinque a lui in uso perpetuo) e voi che volete sapere? Chi se ne frega se sono state violentate, chi se ne frega se si sono comportati da animali … chi se ne frega?
Io sono l’epigono di una famiglia di padroni del vapore, un po’ in debito di vapore invero perché l’azienda di papà l’abbiamo smantellata e venduta ai francesi, e possiedo (è mia, proprio mia, mia, solo mia) una squadra di calcio che rende miliardi, ma non mi bastano ne voglio di più e faccio una superlega di calciatori finti (non sono calciatori, quelli, sono marionette, nella migliore delle ipotesi sono cyborg) per guadagnare un altro pacco di miliardi. E se poi qualche fesso non vede più quella roba come la sua squadra e se deve spendere un patrimonio per guardare una partita fasulla e così via, chi se ne frega?
Io porto le navi immense, alte come un palazzo di dieci piani nel bel mezzo del Canal Grande, pieno di gondole che se ci passi vicino si capovolgono, per la gioia dei miei passeggeri profumatamente paganti, invaghiti della gioia di vedere Venezia dall’alto, certo anche con grande gioia dei venditori di paccottiglia cinese millantata per veneziana, e poi i fondali si danneggiano, l’acqua si inquina, i palazzi traballano, ma io guadagno tanti bei soldini e allora chi se ne frega?
Voglio fare il vaccino prima dei vecchi che rischiano la pelle? Bene, lo faccio, e se il vecchio crepa, chi se ne frega? Voglio andare a spasso con gli amici, fare la festa di compleanno con cinquanta invitati? E lo faccio che problema c’è … qualcuno dopo si ammala e crepa, e chi se ne frega? Ho il locale super ricco, per super ricchi, che non vogliono mettere la mascherina e stare attenti ai contagi, e poi fanno esplodere i contagi in mezza Italia? e chi se ne frega, tanto muoiono solo i vecchi, che a ballare non ci vanno.
Certo, potreste dirmi, Giggino dell’Arco, a sua insaputa, vende l’Italia agli USA, anche qui, e chi se ne frega? Eh sì, che credete di prendermi in castagna così facilmente? Certo, e lo ripeto, non è solo un errore, è quasi un tradimento, vuol dire che c’è anche a Palazzo Chigi qualcuno che se ne frega. Bella soddisfazione!

Ma torniamo all’inizio.
Certo il Governo non cade per un’ora di coprifuoco in più. Draghi, a modo suo, è andato a vedere il bluff di quei quattro strillatori da cortile, e li ha svergognati, facendo vedere che non hanno, alla fine, il coraggio di farlo cadere il Governo, ne sarebbero travolti loro per primi, e lo sanno benissimo, e si sono accontentati del nulla ammantato da vittoria. Era un banale bluff da quattro soldi, e Tajani, che non è niente ma fesso non è, acconsente al bluff, ma lo sposta avanti di quindici giorni. E ora si strappano pure di mano la ‘grande vittoria’ dell’ordine del giorno del coprifuoco …. Come è abile, come è bravo, come è furbo. Ecco: come è furbo!
Furbo. La furbizia è diventato il parametro della nostra vita civile. Se sei furbo vai avanti, se no sei fregato. Sei uno a reddito fisso? Bravo, hai il reddito certo (beh, quasi certo) e paghi le tesse tutte fino all’ultimo centesimo. Sei uno che va avanti a partita IVA ecc., e le tasse non le paghi o ne paghi un terzo di quelle dovute: sei furbo. Poi, però, vai in ospedale e ti lamenti che non trovi posto o non trovi il medico perché anche lui, a stipendio fisso ma furbo, prende lo stipendio ma non va in ospedale e … mio caro non lo capisci? Ti frega, insieme al fatto che i letti non bastano, che non bastano gli infermieri, che per fare un’analisi del sangue devi rivolgerti alla Madonna, magari quella dell’Arco.
Ciò che mi lascia più sorpreso in questa temperie è che in questo Paese di furbi, ancora nessuno sembra avere capito che a furia di fare i furbi, ci …furbiamoaddosso, ci diamo la zappa sui piedi. Io faccio il furbo e non pago le tasse dovute, poi vado al Comune per la Carta di Identità e mi danno appuntamento tra dieci mesi … se il funzionario quel giorno non ha mal di pancia, perché, poi, appunto, anche lui è furbo, no?

E infatti, furbi per furbi, tra le righe del misterioso Piano di rinascita, ci si fa scappare che potrebbero finire sia il superbonus che il cashback. Cioè i due strumenti grazie ai quali si sono messi in moto le piccole iniziative private, dove lo sconto per la caldaia o le finestre induce a fare caldaia e finestre (con risparmio energetico) e il bonus lavori, induce a farne anche altri che non rientrano nel bonus. Quanto al cashabck, beh è ovvio … già da qualche giorno, nei negozi (e non solo) dove fino a ieri troneggiavano gli apparecchi per il pagamento con carta di credito, oggi li devo chiedere, domani ci saranno dei problemi di linea … e la digitalizzazione procederà a grande velocità, ma per avere il 5G devi pagare un supplemento. Furbi, no?
Ma poi, vedrete, alla fine che tra i due litiganti uno cede un po’ l’altro cede un po’, e alla fine hanno vinto tutti, i furbi: già si vedono i prodromi.
È l’Italia che non è furba, a quanto pare.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

End Comment -->