giovedì, Dicembre 2

Il controllo capillare degli Usa sul programma nucleare indiano Il monitoraggio delle attività atomiche di Nuova Delhi si protrae dal 1958

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095Gli Stati Uniti hanno tenuto sotto stretta osservazione gli sviluppi del programma nucleare indiano da prima che Nuova Delhi effettuasse il suo primo test atomico nel 1974. È quanto emerge da una serie di documenti, scovati dall’analista Jeffrey T. Richelson nel National Recurity Archive della George Washington University, redatti dai vari rami della comunità d’intelligente statunitense (essenzialmente Cia, Dia, National Security Agency e Lawrence Livermore National Laboratory) in riferimento allo spazio temporale che va dal 1958 al 1998.

I rapporti indicano che, già nella fase iniziale della Guerra Fredda, gli Stati Uniti avevano ipotizzato che Nuova Delhi stesse cercando di dotarsi dell’arma atomica per mutare a proprio favore l’equilibrio strategico con il vicino Pakistan musulmano, distaccatosi in maniera assai problematica dall’India nel 1947. L’amministrazione Eisenhower diede pertanto mandato ai propri apparati di spionaggio di monitorare il flusso di scienziati stranieri verso l’India, la costruzione di edifici potenzialmente in grado di ospitare reattori nucleari e la quantità di fondi che il governo indiano dedicava ai settori strategici di ricerca e sviluppo.

Nell’arco di pochi mesi, le spie statunitensi furono in grado di stabilire che l’India, così come altri Paesi in ascesa come Francia e Israele, stava effettivamente cercando di trasformarsi in potenza nucleare. L’intero programma atomico indiano ruotava attorno alla prestigiosa figura di Homi Bhabha, un fisico e ingegnere che negli anni ’20 si era trasferito in Europa dove era entrato in contatto con i Curie e con altri scienziati altrettanto prestigiosi. Dopo aver ultimato il suo ciclo di studi a Cambridge, Bhabha tornò in India per lavorare come professore a contratto di fisica teorica presso l’Istituto Indiano della Scienza di Bangalore, prima di ottenere i fondi necessari per realizzare alcune ricerche sui raggi cosmici. Nel 1946, Bhabha divenne presidente del neonato Comitato per la Ricerca sull’Energia Atomica, e due anni dopo fu nominato a capo della Commissione per l’Energia Atomica, un organismo statale fondato per volere del primo ministro Jawaharlal Nehru e chiamato a svolgere le proprie attività di ricerca e sviluppo nella più completa segretezza, che per legge assumeva inoltre il controllo di tutti gli elementi chimici presenti sul territorio nazionale.

Ma siccome l’India non disponeva di sufficienti quantità di torio e uranio né del know-how necessario a mettere a punto l’ambizioso programma nucleare, Nehru siglò un accordo di cooperazione nucleare con la Francia, nell’ambito del quale Parigi si impegnava a trasferire materiali e tecnologie al governo di Nuova Delhi tramite un nuovo ente ministeriale che sarebbe stato appositamente creato, vale a dire il Dipartimento dell’Energia Atomica, al cui vertice fu nominato proprio Bhabha. Nel 1955, il dicastero guidato da Bhabha costruì il suo primo reattore (Aspara) presso la periferia più esterna di Mumbai. Gli Usa erano al corrente di tutto ciò, ma i vari apparati di intelligence da un lato sottovalutarono pesantemente i progressi che l’India sarebbe riuscita effettivamente a realizzare negli anni successivi, e dall’altro non riuscirono a prevedere la linea politica che Nuova Delhi avrebbe seguito riguardo al proprio programma nucleare. Così, quando l’India effettuò con successo il suo primo test nucleare nel maggio del 1974, gli Usa furono colti di sorpresa. Stessa cosa si ripeté nel 1998, quando Nuova Delhi mise in atto nuovi test senza che gli Stati Uniti ne sapessero nulla. In entrambi i casi, Washington ordinò la costituzione di una commissione d’inchiesta del Congresso per comprendere a cosa fosse dovuta una così grossolana sottovalutazione da parte della propria intelligence, ma solo a partire dal nuovo millennio riuscì ad implementare contromisure in grado di evitare il ripetersi di episodi del genere.

Nel 2004, come rivelano alcuni documenti raccolti e pubblicati da Edward Snowden, la Nsa, tramite il programma d’intelligence RainFall, captò alcuni segnali provenienti da uno stabilimento indiano rivelatisi poi fondamentali ad accertare che si trattava di un deposito d’armi nucleari. Tutto ciò indusse inoltre la Nsa a mettere sotto sorveglianza il traffico in entrata e in uscita dalla zona interessata,  raccogliendo informazioni che permisero di acclarare che all’interno del deposito erano stipati alcuni esemplari dei missili balistici Sagarika e Dhanush. Parallelamente, come riporta un’analista indiana, «la Nsa installò un potente spyware (noto come Apparition) nelle apparecchiature sensibili utilizzate da Nuova Delhi […]. Tale programma è in grado di individuare la posizione esatta di chi accede ad Internet, cosa che pone gli Usa nelle condizioni di inviare eventualmente in loco droni Lethal Reaper incaricati di eliminare i bersagli. I rapporti Top Secret [pubblicati da Snowden]parlano inoltre di una speciale unità di raccolta dei servizi (Scs, un’unità congiunta Nsa/Cia) situata nel campus dell’ambasciata statunitense a Nuova Delhi e che operava col nome in codice Daisy. A tutt’oggi, il governo indiano non ha ancora formulato una dichiarazione in merito alle attività di spionaggio condotte dall’ambasciata statunitense».

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