sabato, ottobre 20

Il Conte dimezzato Il prossimo Presidente del Consiglio alle prese con ‘scudieri’ e avvoltoi

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C’era una guerra contro i tedeschi. Il Conte Giuseppe di Volturara Abbala, mio ‘zio’, cavalcava per la pianura padana diretto all’accampamento dei cinqueleghisti. Lo seguiva uno scudiero a nome Luigi, ed un altro di nome Matteo. Gli avvoltoi volavano bassi, in neri stormi traversando l’aria opaca e ferma. «Perché tanti avvoltoi?» chiese Giuseppe a Luigi e Matteo. «Dove volano?».

Mio ‘zio’ era nuovo arrivato, essendosi arruolato appena allora, per compiacere certi duchi nostri vicini impegnati in quella guerra. S’era munito d’un cavallo e due ‘scudieri’ (si fa per dire) all’ultimo castello in mano cinqueleghista, e andava a presentarsi al quartiere imperiale, da Sergio, il ‘facente funzioni’. «Volano ai campi di battaglia» dissero gli scudieri, tetri. «Ci accompagneranno per tutta la stradache ci aspetta. Poca o tanta che sia. Il Conte Giuseppe aveva appreso che in quel curioso Paese il volo degli avvoltoi è segno di sfortuna; e voleva però mostrarsi non troppo angustiato di scorgerli. Ma si sentiva suo malgrado, inquieto. «Cosa mai può richiamare gli avvoltoi sui campi di battaglia, Luigi?» chiese. «Anch’essi mangiano carne umana, ormai» rispose lo scudiero «da quando la carestia ha inaridito le campagne e la siccità ha seccato i fiumi. Dove ci son cadaveri addirittura persino le cicogne, i fenicotteri e le gru hanno sostituto i corvi e gli avvoltoi».

Mio ‘zio’ era allora ormai oltre la seconda giovinezza: l’età in cui i sentimenti stanno solo in parte in uno slancio confuso, non distinti ancora in male e in bene; l’età in cui ogni nuova esperienza, anche macabra e inumana, è pur tuttavia trepida e calda d’amore per la vita. «Ma i corvi? Ma gli avvoltoi?» chiese. «Ma gli altri uccelli rapaci? Dove stanno andando? ». Era pallido, ma i suoi occhi scintillavano. Il secondo ‘scudiero’ era un soldato nerastro, barbuto, che non alzava mai lo sguardo. «A furia di mangiare i morti di peste, la peste ha preso anche loro» e indicò con la lancia certi neri cespugli, che a uno sguardo più attento si rivelavano non di frasche, ma di penne e stecchite zampe di rapace. «Ecco che non si sa chi sia morto prima, se l’uccello o l’uomo, e chi si sia buttato sull’altro per sbranarlo» disse Luigi. Per sfuggire alla peste che sterminava le popolazioni, famiglie intere s’erano incamminate per le campagne, e l’agonia le aveva colte lì. In groppi di carcasse, sparsi per la brulla pianura, si vedevano corpi d’uomo e donna, nudi, sfigurati dai bubboni e, cosa dapprincipio inspiegabile, pennuti: come se da quelle macilente braccia e costole fossero cresciute nere penne e ali. Erano quelle carogne d’avvoltoi mischiate ai loro resti.

Già il terreno s’andava disseminando dei segni d’avvenute battaglie. L’andatura s’era fatta più lenta perché i politici s’impuntavano in scarti e impennate. «Cosa prende ai nostri politici?» chiese Giuseppe agli scudieri. «Signore» risposero «niente spiace ai politici quanto l’odore delle proprie budella». La fascia di pianura che stavano traversando era infatti cosparsa di carogne, talune supine, con gli zoccoli rivolti al cielo, altre prone, col muso infossato nella terra. «Perché tanti politici caduti in questo punto, Matteo?» chiese Giuseppe. «Quando il politico sente d’essere sventrato» spiegarono all’unisono Matteo e Luigi «cerca di trattenere le sue viscere. Alcuni posano la pancia a terra, altri si rovesciano sul dorso per non farle penzolare. Ma la morte non tarda a coglierli ugualmente».

(Continua, volendo e come vivamente consigliamo, nel testo originale di Italo Calvino).

 

‘Il Conte dimezzato’

è rielaborazione a cura di Gabriele Della Rovere da

‘Il visconte dimezzato’.

Proseguendo lungo il fil rouge della trilogia ‘I nostri antenati’ di Italo Calvino, seguiranno:

‘Il Cavaliere inesistente’

rielaborazione da

‘Il cavaliere inesistente’ (indovinate un po’ chi sia) e

‘Il Barbone rampante’

rielaborazione da

‘Il barone rampante’.

«Ogni opera di valore ne genera altre» spiega Leonardo Sciascia presentando il suo

‘Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia’

evidentemente ispirato da Voltaire.

Così noi, seppur ben più modestamente…

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