sabato, novembre 17

Il ‘comunismo teocratico-finanziario’: Cina e Iran dopo le sanzioni americane Come si evolverà il rapporto economico tra Cina e Iran dopo le sanzioni di Trump? Ne parliamo con gli analisti Nicola Casarini (IAI) e Sergio Miracola (ISPI)

0

Le sanzioni americane sul nucleare imposte dagli Stati Uniti di Donald J. Trump all’Iran, potrebbero portare la Cina ad intensificare gli scambi commerciali e finanziari e a consolidare maggiormente i rapporti con la Repubblica islamica iraniana. Due Paesi che sembrano essere lontanissimi sul piano culturale e agli antipodi su quello ideologico.

L’obiettivo dichiarato del Presidente americano è quello di ridurre definitivamente tutte le importazioni di greggio e, dunque, gettare in grave crisi finanziaria l’ex regno degli shah che proprio sulla vendita del petrolio basa la sua economia. Così facendo, la mancanza di finanziamenti esteri -sempre secondo i piani statunitensi – dovrebbe portare il Governo di Hassan Rouhani a ridurre la sua influenza su tutta la regione mediorientale.

Come però annunciato dal Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, lo scorso 5 novembre, il giorno seguente la reintroduzione delle pesanti sanzioni, l’Amministrazione Trump ha concesso ad otto Paesi una speciale deroga di sei mesi per poter continuare a negoziare con l’Iran fintanto che lavorano per interrompere completamente le importazioni dal Paese islamico. Tra questi otto privilegiati, oltre l’Italia, c’è anche la Cina, in piena ‘guerra dei dazi’ proprio con gli Stati Uniti.

In un’intervista per ‘Fox News’ a due giorni dalle elezioni di mid-term americane, l’anchorman Chris Wallace ha chiesto a Pompeo: «hai un fermo impegno che entro sei mesi fermeranno [Cina e India, ndr] tutti gli acquisti di petrolio? Perché ci sono molti esperti che credono che l’India e la Cina non smetteranno mai di comprare petrolio dall’Iran». Incalzato dal conduttore, il Segretario di Stato ha glissato sulla domanda ed ha cercato di raggirare il problema parlando dei risultati raggiunti dall’Amministrazione Trump dopo l’uscita di scena degli Stati Uniti dal JCPOA (Joint Comprehensive Plan Of Action), l’accordo sul nucleare iraniano.

Quindi, nel tentativo di capire se veramente la Cina rispetterà la deroga e quali strategie finanziarie dovremmo aspettarci nei prossimi mesi dal Presidente cinese Xi Jinping e da Rouhani, ci siamo confrontati con due esperti in materia: il responsabile di ricerca per l’Asia orientale dello IAI (Istituto Affari Internazionali), Nicola Casarini,  ed il ricercatore per il China Programme dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), Sergio Miracola.

La Cina rispetterà questa esenzione da parte degli Stati Uniti perché va nel suo interesse”, dice Casarini, che precisa “ma occorrerà vedere come saranno le relazioni bilaterali tra USA e Cina, se dovessero deteriorarsi, la Cina potrebbe importare petrolio iraniano sfidando le sanzioni americane”. “Conoscendo la politica estera cinese, mi sento di poter dire, con una certa cautela, che superati i sei mesi, la Cina continuerà con le importazioni”, spiega, invece, Miracola che continua “se la Cina ha degli interessi particolari è normale che li porti avanti, nonostante quelle che possono essere le misure americane, soprattutto alla luce dello scontro commerciale in atto tra questi due Paesi”.

Come riporta il ‘The Diplomat’, dal punto di vista cinese le relazioni con l’Iran sono state storicamente limitate da due fattori. Pechino, infatti, vede l’Iran come una ‘carta’ da giocare nei suoi negoziati con gli Stati Uniti su varie questioni e sulla base di questo fattore ha adeguato la sua politica di vicinanza o distanza da Teheran. “La Cina utilizzerà la questione iraniana per le relazioni con Washington”, dice Casarini, “come ha fatto su altri dossier, come ad esempio la Corea del Nord”. Il Paese di Kim Jong-un è citato anche da Miracola: “quando sono state applicate sanzioni ed embarghi, la Cina ha fatto di tutto per continuare il commercio con la Corea del Nord, per aiutarla a sopravvivere”. Dunque, situazione del tutto analoga a quella iraniana.

Altro punto, poi, è che l’Iran è un fornitore affidabile del crescente fabbisogno cinese di petrolio greggio, offrirebbe prezzi migliori e persino petrolio di scambio sotto le sanzioni statunitensi.

La Cina, infatti, è fortemente dipendente dalle produzioni di greggio dell’Iran, di cui ne è il primo Paese importatore. Secondo ‘Oil Price’- la testata giornalistica specializzata nelle tematiche relative  al petrolio e all’energia – il consumo di gas della Cina, nel 2017, è salito ai massimi storici, raggiungendo 235.2 miliardi di metri cubi: un aumento del 17%, circa 34 miliardi di metri cubi, rispetto all’anno precedente. Sempre l’anno scorso, la Cina è diventata, dopo il Giappone, il maggior importatore di GNL (gas naturale liquefatto) al mondo, la cui richiesta nel 2017 è aumentata di oltre il 50% rispetto all’anno precedente di circa 38 milioni di tonnellate. Secondo le previsioni dell’IEA (Agenzia Internazionale per l’Energia), nel 2019, la Cina diventerà la prima nazione importatrice di gas naturale al mondo.

Ma se la sete cinese di gas è ingente, quella petrolifera lo è ancora di più. Nel 2017, la domanda di petrolio della Cina è aumentata del 5,5% su base annua a 11.77 milioni di barili al giorno. La Cina è, attualmente, il maggior importatore di petrolio del pianeta e, a settembre, la produzione di raffineria cinese è salita a 12.49 milioni al giorno.

E se la Cina è alla costante ricerca di queste due risorse, l’Iran ne è abbondantemente pieno. Petrolio e gas rappresentano circa l’80% degli introiti delle esportazioni iraniane. L’economia del Paese, dunque, è fortemente dipendente da tale commercio che le sanzioni americane puntano a far crollare.

Dato il grande flusso commerciale e finanziario tra i due Paesi è impensabile immaginare che tutto questo tra sei messi possa essere accantonato. La possibilità è quella di aggirare le sanzioni americane con un canale finanziario preferenziale sino-iraniano che, come spiegano i due analisti, già esiste. “Certo, è già esistente”, dice Casarini la Cina sta  acquistando il petrolio iraniano da qualche tempo utilizzando il renminbi [lo yan, ndr], per cui già in questo è momento equipaggiata a livello tecnico per continuare a comprare il greggio iraniano senza dover passare per il sistema finanziario americano”.

Ma attraverso quale mezzo? “Attraverso una banca specifica, la Kunlun, gestita dalla China National Petroleum Corporation (CNPC), che serve a gestire le operazioni commerciali ed economiche, nonché finanziarie, tra questi due Paesi, che è fondamentale”, conferma Miracola che, però, precisa, “prima che Trump annunciasse l’applicazione delle sanzioni, la banca in realtà ha chiuso tutte le transazioni con l’Iran il primo di novembre, ma questo fa capire che c’è forse un tentativo da parte della Cina di aspettare, vedere come si evolve la situazione e poi gestire al meglio il caso iraniano, perché quello che rimane sullo sfondo è la guerra commerciale tra USA e Cina”.

Ad aggirare le sanzioni statunitensi, però, ci sta pensando anche l’Unione Europea che, durante l’ultima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in un discorso congiunto tra Rouhani e Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’UE per la sicurezza e la politica estera, ha proposto la costituzione di uno ‘Special Purposte Vehicle’, un’entità finanziaria che possa facilitare i rapporti commerciali tra i Paesi dell’Unione e l’Iran. Ma che ruolo svolgerebbe la Cina di Xi dietro questo progetto? “La Cina sicuramente è interessata a questo tipo di strumento ed ha dimostrato più volte il suo interesse e tutto ciò che permette di bypassare le sanzioni è sicuramente molto positivo”, dice Miracola, che però frena spiegando come i mandarini siano più propensi alle relazioni bilaterali che a quelle multilaterali: “la Cina persegue una politica estera molto indipendente e non vuole farsi risucchiare da strumenti alternativi. La Cina in Medio Oriente cerca di mantenersi più indipendente possibile perché solo attraverso un’indipendenza formale potrà gestire la sua politica estera in base alle condizioni che si vengono a creare”. Casarini, invece, illustra come la Cina non abbia “in questo momento nessun ruolo all’interno di questo Special Purpose Vehicle”, poiché “prima di tutto occorre che gli europei trovino la forza e l’unità interna per andare avanti in questo progetto che trova resistenze sia all’interno dell’Europa, sia da un alleato storico come gli Stati Uniti che non vogliono vedere gli europei prendere questa iniziativa in autonomia”. Il progetto europeo, però, è ancora in programmazione, “se ammettiamo che un giorno venga alla luce questo veicolo io penso che a quel punto la Cina potrebbe, e dovrebbe, giocare un ruolo importante, ma questo dipende sempre dalla capacità degli europei di sviluppare una vera autonomia finanziaria dagli USA”, conclude su questo punto Casarini.

Veicolo finanziario o meno, con le sanzioni americane e l’intensificarsi dei rapporti commerciali tra Xi e Rouhani, c’è il rischio che l’Iran possa essere assoggettato economicamente alla Cina. “In parte lo è già, nel senso che la Cina è un grande acquirente del petrolio iraniano”, dice il responsabile IAI, il quale però svolge lo sguardo ancora all’Europa: “bisogna vedere come si sviluppa la relazione tra gli europei e l’Iran. Sia per gli europei che per gli iraniani, è molto importante mantenere questa relazione proprio per evitare che l’Iran diventi un satellite petrolifero della Cina”.

Per la Cina è un benessere che più Paesi diventino dipendenti da quelle che sono le sue azioni economiche o diplomatiche”, dice Miracola che spiega anche come la Cina ha interesse nel mantenere gli equilibri regionali in Medio Oriente, “per la Cina è fondamentale che l’Iran rimanga un Paese stabile, anche perché a livello geopolitico non dimentichiamoci lo stretto di Hormuz che, insieme allo stretto di Malacca, sono i due punti nevralgici per il commercio e la stabilità regionale”.

Ma come conciliare, infine, l’universo religioso e profondamente teocratico della Repubblica islamica dell’Iran e il materialismo finanziario del comunismo professato dalla Repubblica popolare cinese? La Cina, infatti, non è che sia proprio una protettrice delle libertà religiose, anzi, agli oltre 90 milioni di membri del Partito Comunista Cinese (PCC) è imposto l’ateismo. Ma finanza, commercio e affari, si sa, non guardano di certo in faccia alle ideologie. Quale, quindi, il punto di contatto tra i due Paesi? “Gli Stati Uniti, che sono l’unico vero problema a livello geopolitico”, risponde secco il ricercatore ISPI Miracola. Stessa risposta data da Casarini, il quale però vede nel pragmatismo un altro fattore comune: “sono regimi che hanno un certo numero di  problemi di vicinato ed anche di sopravvivenza interna, ma sono molto pragmatici perché sanno che la loro sopravvivenza proviene da un miglioramento delle condizioni interne”.

Miglioramento delle condizioni interne che passa anche attraverso le misure adottate dalla Cina per ridimensionare gli uiguri della regione dello Xinjiang, una minoranza etnica musulmana che attizza periodicamente focolai indipendentisti e che Xi Jinping sta cercando di combattere ‘costruendo campi di rieducazione’. La questione uiguri, però, è collegata direttamente anche al Medio Oriente, poiché, come riporta ‘Reuters’, miliziani di questa minoranza cinese sono andati a combattere in Siria e c’è il rischio che ritornino in patria ancor di più radicalizzati. “Il desiderio di una stabilità regionale da parte della Cina, per riuscire ad ottenere maggiori interessi energetici e commerciali, si lega inevitabilmente alla stabilità interna del proprio Paese per quanto riguarda la gestione di questo gruppo etnico che si muove velocemente tra l’Asia Centrale ed il Medio Oriente”, spiega Miracola che ricorda come “non va dimenticato che gli uiguri sono molto frammentati tra di loro e la Cina riesce ad esercitare una fortissima pressione sullo Xinjiang”.

Quale può essere il ruolo dell’Iran in questa vicenda? Cioè di un Paese musulmano radicalizzato che si trova a tenere stretti rapporti con la Cina atea? Chiara, in conclusione, la spiegazione di Casarini: “la connessione tra Iran e Cina è che su queste questioni, in maniera molto pragmatica, trovino punti d’intesa. Se dovesse succedere qualche problema non sarebbe neanche sorprendente che il regime iraniano aiuti la Cina per mantenere la cooperazione economico-finanziaria intatta”.

Che le sanzioni americane abbiano posto le basi per l’ibrido ‘comunismo teocratico-finanziario’?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore