sabato, Maggio 15

Il Commonwealth ha un futuro? Il Commonwealth Day 2021 ha risvegliato il dibattito, soprattutto in Africa, sul futuro del Commonwealth, su se e quale significato potrà avere

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Il Commonwealth Day 2021 sarebbe passato più o meno inosservato in qualsiasi Paese che non sia parte di questa comunità se non fosse che contemporaneamente è stato trasmesso lo speciale di due ore ospitato da Oprah Winfrey in cui il Duca e la Duchessa di Sussex, Harry e Meghan Markle, hanno raccontato la storia che sta dietro la loro tumultuosa uscita dalla casa reale inglese. La concomitanza dell’evento di riflesso ha acceso i riflettori sul Commonwealth.

Le radici del Commonwealth risalgono all’Impero Britannico, fondato nel 1949, oggi è una semplice ‘associazione volontaria’ di 54 Paesi indipendenti localizzati in Europa, Asia, Africa, Caraibi e Americhe, Pacifico, alla quale qualsiasi Nazione può candidarsi per diventarne parte (il caso del Rwanda, mai colonizzato dagli inglesi, ed entrato nel 2009, lo dimostra). I 54 Paesi insieme contano 2,4 miliardi di persone -quasi un terzo della popolazione mondiale- ed esprimono circa il 14% del PIL globale -10,5 trilioni di dollari-, circa la metà del PIL della UE. Il capo del Commonwealth è la regina Elisabetta II. In 16 Paesi del Commonwealth, la regina è il capo di Stato, quindi naturalmente il Commonwealth Day è importante per la famiglia reale e relativamente importante per i Paesi che guida. Di solito, c’è un servizio religioso dell’Abbazia di Westminster per celebrare la giornata, ma a causa della pandemia, quest’anno la regina ha preferito un discorso televisivo. Nel discorso la regina ha elogiato il «coraggio, l’impegno e la dedizione disinteressata al dovere» degli operatori sanitari e dei servizi pubblici in prima linea in tutto il Commonwealth nella loro risposta alla pandemia.

La celebrazione ha risvegliato il dibattito, soprattutto in Africa, sul futuro del Commonwealth, su se e quale significato potrà avere nel futuro.
Il Commonwealth è un’organizzazione intergovernativa basata sul consenso attorno alcuni valori e obiettivi fondamentali, sintetizzati nella Carta del Commonwealth approvata nel 2012, che
impegna formalmente i Paesi membri a rispettaresedici principi condivisi. Questi includono democrazia, diritti umani, libertà di espressione, sviluppo sostenibile e uguaglianza razziale e di genere, sviluppo economico, promozione del libero scambio, riduzione della povertà. Il segretario generale, attualmente Patricia Scotland del Regno Unito, nominato dai leader del Commonwealth, è a capo del Commonwealth Secretariat con sede a Londra, creato nel 1965 per gestire le oltre ottanta organizzazioni gestite dal Commonwealth e l’attività ordinaria di una struttura sicuramente molto complessa.

Sulla scia della Brexit c’è stato un momento durante il quale si è avanzata l’ipotesi che il futuro dellaGran Bretagna globalepotesse passare da lì. I sostenitori della Brexit hanno a lungo considerato il Commonwealth come un forum più naturale per il Regno Unito, basato su legami storici, un uso condiviso dell’inglese e tradizioni giuridiche simili. Elementi che avrebbero favorito lo sviluppo dei rapporti economici.

Boris Johnson, che in precedenza era stato Ministro degli Esteri, aveva affermato che i tassi di crescita economica più elevati del Commonwealth rispetto all’UE offrono maggiori opportunità. Era di questa opinione ancora un anno fa. Le economie del Commonwealth sono cresciute a un tasso medio del 4,4% negli ultimi quattro decenni, rispetto al 2% dell’UE, con alcune grandi economie a traino, come l’India che ha raggiunto una crescita annuale del 7%.

In questa visione, denominata ‘Global Britaindai suoi sostenitori, il Regno Unito dovrebbe stringere accordi commerciali con queste regionidel mondo in rapida crescita, oppure, un grande accordo di libero scambio con il Commonwealth,inteso come «un blocco commerciale di Paesi con legami storici, relazioni economiche consolidate, sistemi amministrativi e legali simili e strutture con un linguaggio condiviso» come sostengono alcuni osservatori. Si tratterebbe di ridurre al minimo le barriere frontaliere in modo che il Commonwealth diventi un grande mercato unico.
I sostenitori affermano che, tra il resto, ciò consentirebbe al Regno Unito di concentrarsi sul
potenziamento dell’immigrazione altamente qualificata dai Paesi del Commonwealth, a partire da quella imprenditoriale. Altro elemento da non sottovalutare è che in Paesi membri Commonwealth come il Bangladesh, l’India, la Malesia, la Nigeria ci sono popolazioni giovani e qualificate che con il supporto finanziario adeguato potrebbero dare una forte spinta all’innovazione tecnologica, fronte sul quale la UE è carente e che potrebbe essere l‘elemento vincente sia per il futuro economico della Gran Bretagna sia per l’intero Commonwealth in una rivisitata veste di blocco economico.
In tutto il Commonwealth, ci sono dozzine di start-up tecnologiche con un fatturato da 100 milioni a 200 milioni di dollari all’anno e in crescita di anno in anno. Il potenziale di investimento è lungi dall’essere realizzato. I loro modelli di business potrebbero essere facilmente replicati su larga scala in tutto il mondo.

Non mancavano e non mancano gli scettici sul fatto che il Commonwealth possa eguagliare i benefici dell’adesione all’UE. Il mercato dell’UE rappresenta quasi la metà del commercio del Regno Unito e non ci sono Paesi del Commonwealth tra i primi dieci maggiori partner commerciali del Regno Unito. Gli esperti del commercio sottolineano la ricerca economica che stabilisce che la vicinanza geografica è uno dei fattori più importanti nel determinare il commercio, il che significa che i Paesi dell’UE probabilmente rimarranno i partner commerciali più naturali del Regno Unito, per quanto nel mondo post-pandemia la geografia peserà molto meno grazie alla tecnologia.
Questi critici notano anche che
alcuni dei più grandi Paesi del Commonwealth, in particolare l’India, hanno economie altamente protette e che l’abbassamento delle barriere commerciali potrebbe rivelarsi più difficile di quanto prevedano i sostenitori della Brexit. A riprova è il vertice commerciale tra il Regno Unito e i Paesi africani che ha prodotto ben poco. La mancanza di dati comparativi coerenti sui costi commerciali e le ampie variazioni nella misura in cui i Paesi del Commonwealth commerciano con gli altri membri rendono molto difficile dimostrare l’esistenza di questo ‘vantaggio’, sottolineano alcuni analisti

La pandemia, poi, ha ridotto molto le aspettative e le previsioni di un boom nel commercio tra Regno Unito e Africa in particolare, il continente più promettente e quello sul quale si appuntavano le maggiori aspettative.
Non bastasse, si sono ridotti i bilanci dell’organizzazione
. I donatori hanno ritirato o rifiutato i finanziamenti in alcune manifestazioni molto pubbliche di sfiducia nei confronti della leadership dell’attuale segretaria generale, Patricia Scotland.

Altra critica che l’organizzazione si è attirata e che mette in dubbio il futuro dell’organizzazione è nella sua incapacità a far rispettare i valori condivisi, in particolare nel campo dei diritti umani e della democrazia. Una critica che viene sollevata in particolare dagli osservatori dall’Africa.
«Nel 2013
, l’organizzazione ha adottato una carta ricca di lodevoli aspirazioni su giustizia, democrazia e diritti umani», sottolinea Philip Murphy, Direttore dell’Institute of Commonwealth Studies e professore di storia britannica e del Commonwealth, presso School of Advanced Study dell’Università di Londra. «Eppure il Commonwealth non ha agito quando, nel gennaio 2021, il Presidente ugandese Yoweri Museveni si è aggrappato al potere dopo un processo elettorale profondamente imperfetto. Altri regimi repressivi hanno trovato nel Commonwealth un meccanismo utile per il ‘riciclaggio di reputazione’. Nel 2013, il Presidente Mahinda Rajapaksa dello Sri Lanka ha ospitato il vertice del Commonwealth. A quel tempo, il suo governo era accusato di crimini di guerra nella sanguinosa guerra civile del paese. Nell’ospitare la riunione dei capi di governo, sperava chiaramente che l’immagine benigna del Commonwealth avrebbe distolto l’attenzione dalle accuse. Paul Kagame del Rwanda sembra sperare in un simile impulso alla sua reputazione quando ospiterà la riunione dei capi di governo a giugno. Questo nonostante i ripetuti segnali di insofferenza nei confronti dell’opposizione».
Posto tutto ciò, Murphy riconosce che «nonostante le sue origini imperiali,
il Commonwealth ha anche una forte tradizione radicale. Negli anni ’60 e ’70 ha svolto un ruolo di primo piano nella condanna della discriminazione razziale, in particolare con la sua storica Dichiarazione dei principi del Commonwealth di Singapore nel 1971. Negli anni ’80 e ’90 ha condotto una campagna per la cancellazione del debito per alcune delle Nazioni più povere del mondo. L’organizzazione è costituita da una varietà di reti sviluppate nel corso di decenni. Questi includono una serie di organizzazioni come l’Associazione parlamentare del Commonwealth e l’Associazione delle università del Commonwealth. In tempi recenti, gli attivisti hanno utilizzato queste reti per aumentare la consapevolezza sui cambiamenti climatici, i diritti LGBTQ + e altre questioni globali. Hanno spesso sfidato le politiche dei propri governi. La tecnologia online offre nuove opportunità per rinvigorire queste reti collegando attivisti di base in tutto il mondo e, nel processo, ricollegando il Commonwealth al suo passato radicale. Se deve continuare ad essere rilevante per l’Africa nel 21° secolo, quel radicalismo deve certamente essere riscoperto». E in effetti segnali in questa direzione ci sono. Il Regno Unito, a gennaio, si è unito ad attivisti e altri membriprincipalmente europei e statunitensi, per chiedere al Rwanda di rimuovere le restrizioni ai diritti civili e politici, nonché alla libertà dei media, che minano i diritti umani. «In qualità di membro del Commonwealth e futuro presidente in carica, esortiamo il Rwanda a modellare i valori del Commonwealth di democrazia, stato di diritto e rispetto dei diritti umani», ha affermato Julian Braithwaite, ambasciatore del Regno Unito e rappresentante permanente presso l’ONU. Ha inoltre raccomandato che «il Rwanda conduca indagini trasparenti, credibili e indipendenti sulle accuse di esecuzioni extragiudiziali, decessi in custodia, sparizioni forzate e torture, e assicuri i responsabili alla giustizia».

L’attenzione per lo sviluppo della democrazia in equilibrio con la capacità di gestire tutte le opportunità che l’Africa e altri Paesi del così detto ‘Sud del mondo’ hanno in se in fatto di crescita economica può dare al Commonwealth un promettente futuro.

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