lunedì, Giugno 21

Il Comet, un biglietto per l’aldilà

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Furono affettuate pressurizzazioni simulanti la salita fino a 11.600 metri, seguite dopo tre minuti da depressurizzazioni simulanti la discesa fino al suolo, lavorando per 24 ore al giorno. Dopo una simulazione di 9.000 ore di volo e 3.000 cicli di pressurizzazione, gli ingegneri della De Havilland svuotarono la vasca e individuarono una lunga fessura a uno degli angoli del finestrino posto sul dorso della fusoliera. Una cricca di oltre due metri che avrebbe segnato la sorte del jet. E così si individuò il danno, il danno vero: uno squarcio che partiva di un oblò che aveva una forma a spigolo insolita, allargandosi rapidamente fino a determinare il danno catastrofico. E quello fu l’inizio di una nuova disciplina: la fatica strutturale. Un fenomeno già determinato empiricamente proprio in Gran Bretagna un secolo prima, quando, inspiegabilmente, si frangevano gli assali delle carrozze ferroviarie dopo una lunga usura. E si comprese anche che la responsabilità era proprio di quell’aria che insufflata forzosamente nella fusoliera, dava certamente opportunità di benessere agli occupanti del volo ma sollecitava rischiosamente le strutture. Tale conclusione fu confermata parecchi mesi dopo con il ritrovamento proprio della sezione dorsale della fusoliera del Comet precipitato all’Elba, e finita nelle reti di un pescatore. Un danno molto grave, che gli americani avevano già intuito tanto da rifiutare al velivolo il certificato di navigabilità per gli Stati Uniti ma senza avere l’ascolto dei tecnici inglesi.

Da allora, gli enti certificanti impongono discipline molto severe e un velivolo di ogni nuovo modello viene prima testato fino alla distruzione in laboratorio e poi si autorizza il costruttore alla consegna dei prodotti alla compagnia di linea. L’aereo inglese – a parte questo grave inconveniente – aveva delle ottime prestazioni e il programma avrebbe potuto essere recuperato. Gli inglesi ce la misero tutta ma l’aereo -come scrisse una volta un giornalista aeronautico- è come le signorine di provincia: quando si perde la reputazione, non ha più nessuna speranza! E così, nonostante tutti gli accorgimenti prescritti per garantire la solidità strutturale e senza perdere la linea filante che lo aveva reso così ambito fu drasticamente sconfitto dalla concorrenza. Bishop, il progettista del Comet è morto a Londra nel giugno 1989, a 86 anni.

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