domenica, Agosto 1

Il Comandante Trivellone e l’Ammiraglio De Giorgi field_506ffbaa4a8d4

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Siamo nelle mani del Comandante Trivellone, così tra mancata informazione, sottovalutazione ed altre gabole l’imminente Referendum sulle trivellazioni marine italiane sembrava destinato ad un quasi inevitabile mancato raggiungimento del quorum del cinquanta per cento più uno degli elettori. Per far rimanere le trivelle, per coprire con questo tutto il resto, ma soprattutto e purtroppo per far rimanere noi ‘trivellati’ a tutti i livelli. Metafora linguistica comunque tutto sommato quasi pudìca per quel che quotidianamente ci viene inflitto, con le trivelle, sul cui merito si può pure legittimamente discettare, divenute simbolo complessivo della nostra condizione. Adesso dopo il ‘guidigate’ la situazione, anche di quel referendum, sembra radicalmente mutata, quasi ricollegandosi ad una popolare farsa da contemporanea Commedia dell’arte. Era il 2001, giusto quindici anni fa e significativamente proprio dopo l’’attacco all’America ed all’Occidente’ con quell’11 settembre che ridefiniva tutti gli orizzonti determinando quelli attuali: in ‘Merry Christmas’, cinepanettone natalizio dell’anno, si simboleggiava la nostra condizione con il Comandante pilota Fabio Trivellone di Christian De Sica ‘titolare’ di due famiglie, ciascuna con moglie e prole, tra le quali si barcamenava cercando di non far sapere nulla l’una dell’altra. Similmente oggi il nostro Comandante Trivellone vorrebbe tenere all’oscuro la famiglia d’elezione, il popolo italiano, su come intende realmente governare, e a ricaduta lo stesso, e peggio, avviene per tutti gli altri ‘Comandanti Trivellone’ che tenendo famiglia pretenderebbero che tutto il resto a questo si adegui e favorisca.

Il conflitto d’interessi nazionalfamiliare è oggi simboleggiato dal Ministro uscente (e ormai uscita) dello ‘Sviluppo economico’, vicenda che si voleva momentaneamente chiusa dopo le dimissioni lampo della stessa Federica Guidi. La questione rimane invece aperta per quanto riguarda Maria Elena Boschi, responsabile del Ministero per le Riforme, e per l’intero Governo. Ma queste non sono storie solo di governo nazionale, si incontrano e sovrappongono ai tanti altri ‘conflitti d’interessi’ in cui l’intreccio tra interessi familiari e familistici incrocia la pretesa di ‘governare’ ad ogni livello. Anche perché Matteo Renzi giocando furbescamente sulla questione del ‘Referendum trivelle’, tra caute opposizioni interne e piccole furbizie, fra ‘Trivelle zero’ e ‘Più trivelle per tutti’ raggiunge lo scopo di diffondere nebbia, in mare o terra che sia, e alla fine tra trivelle e trivellati, voto e vuoto, l’unica autentica prospettiva sembra quella che trivellino noi. Inconsapevoli, e dunque consapevolmente complici. Nella fattispecie sembra coinvolto anche l’Ammiraglio Giuseppe De Giorgi, Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, lui pure finito nel Registro degli indagati della Procura di Potenza per vicende concernenti l’Autorità portuale di Augusta, in Sicilia. Il figlio Gabriele De Giorgi è già dal giugno 2013 Segretario particolare di un Sottosegretario all’Interno, Domenico Manzione, e pure sul suo ruolo nella vicenda molto si dice, quanto fondatamente si vedrà. Quando, come in questo caso, si tratta di possibile traffico di influenze illecite occorre essere molto cauti, sia a livello giudiziario che giornalistico: l’articolo 346 bis del Codice Penale è infatti assai delicato e scivoloso, ma la questione è cruciale per una democrazia, e tanto più per la nostra. Ma certo dalle parti di Palazzo Chigi e dintorni sono purtroppo abitati a pressioni sull’informazione, ‘cosettine’ che sarebbe più intelligente evitare, e comunque per fortuna non sempre hanno successo, anzi spesso raggiungono risultati diametralmente opposti rispetto ad azioni ed aspettative.

«Tengo famiglia» è motto italico che ben più apprezzabilmente dovrebbe dire «Proprio perché tengo famiglia mi comporto in maniera tale che i miei ne siano fieri». E’ invece inteso nel senso di poter fare qualsiasi cosa pur di favorire i familiari, da Bossi a Di Pietro, da Mastella a Fini, da Lupi alla Boschi sino, per ora momentaneamente, appunto alla Guidi. In un Paese cattolico, anzi in quello cattolico per definizione ed insediamento storico, è purtroppo questo il vero ‘Partito della famiglia’ di cui diffidare, altro che il ‘povero’ Mario Adinolfi ed il suo epigonico ‘Il Popolo della Famiglia’. E’ il fondamento del familismo amorale, tra famiglie naturali ed acquisite di cui si tutelano a tutti i livelli gli interessi. Come il ‘Comandante Trivellone’, al contempo degno predecessore ed involontario sodale del Comandante (in questo caso marittimo) Francesco Schettino che portò all’omicida naufragio della Concordia. Se ce ne fossimo dimenticati sarebbe il momento di ricordarcene, perché su una analoga ‘imbarcazione’ comunque siamo, che ne siano al timone Comandanti, Capitani o Ammiragli…

Fu proprio Leo Longanesi a proporre di scrivere sul tricolore come motto nazionale quel «Tengo famiglia» di cui dicevamo. Ed è quindi ben difficile tenere lontani gli affetti, o quanto meno il loro carapace, dalla politica, ma intanto non sarebbe male cominciare a diffidare del Comandante Trivellone, ovunque e sotto qualsiasi nome si ripresenti. Ma, volendo, di facile individuazione. E così va questa Italia ‘trivellata’ da nord a sud e da est ad ovest, fantastico strapaese con una Chiesa passata dagli ‘Atti degli apostoli’ agli ‘Attici degli apostoli’, con ‘Santo spirito’ e ‘San Paolo’ divenuti nomi di grandi banche e ‘Nazareno’ emblema di uno strano patto e forse di indicibili patti. Immersi come siamo in storie incredibili, cui incredibilmente riusciamo ancora a credere, e parallelamente esposti al fuoco amico che tutti ci infilza. Peraltro alla fine di quella esemplare pellicola se ne scoprivano pure delle altre su quel Trivellone e le sue esuberanze. Quanto a noi, qui ed ora…

 

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