sabato, Ottobre 23

Il Clima impone una transizione economica Gianluca Lentini: 'Le rinnovabili saranno le fonti di guadagno del futuro'

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La classe politica saprà assumersi la responsabilità di questa sfida? Potrebbe fare scelte più coraggiose? Ad esempio fissare il prezzo del carbone? In un settore, quello del carbon-fossile, che riceve molti sussidi statali.

Oggi nessun politico può più sottovalutare i cambiamenti climatici, perché ce li abbiamo davanti agli occhi: aumento delle temperature globali, scioglimento dei ghiacci, in particolare quelli marini, innalzamento dei livelli del mare, intensificarsi di fenomeni estremi, migrazioni di massa da regioni sempre più inospitali. I politici che lo fanno, rischiano di pagare questa scelta, come è successo di recente in Canada. Il Governo di Stephen Harper, nel 2012, ha deciso di non rinnovare gli impegni presi con il Protocollo di Kyoto, e ha puntato tutto sullo sfruttamento del carbon-fossile; alle ultime elezioni, Harper ha perso contro lo sfidante Justin Trudeau, che aveva lanciato una campagna fortemente ambientalista. Anche nelle elezioni presidenziali americane del 2016 i cambiamenti climatici potrebbero essere un fattore determinante; e in ogni caso, saranno il primo vero test per l’accordo di Parigi. Per quanto riguarda politiche dirigiste nel settore energetico, non credo siano molto efficaci; se il mercato si convince che le rinnovabili sono, a medio e lungo termine, più redditizie del carbon-fossile e del nucleare, il cambio di paradigma economico avverrà in modo automatico.

Questa presa di coscienza non poteva avvenire prima? Dopo l’accordo sul Protocollo di Kyoto del 1997, che cosa è andato storto? Perché la comunità scientifica non è riuscita a trasmettere il messaggio sulla gravità dei Cambiamenti Climatici in atto?

La comunità scientifica ha le sue responsabilità: per troppo tempo ha trattato il problema da un punto di vista accademico; è altrettanto vero che la lotta al Cambiamento Climatico va a toccare gli interessi dell’industria dei combustibili fossili, che sono altissimi. Mettiamo a confronto il Protocollo di Kyoto, sulla riduzione di CO2 (causa del Riscaldamento Globale), e il Protocollo di Montreal, sul bando dei cloro-fluoro-carburi (causa del buco nell’ozono): nel secondo caso, tutti i Paesi hanno recepito il problema, attuando una sostituzione o riconversione degli impianti di refrigerazione. Il Protocollo di Kyoto, invece, implicava un cambio di paradigma economico e tecnologico che molti Paesi si sono rifiutati di prendere in considerazione, ad esempio, gli Stati Uniti, la Cina, l’India, il Brasile: basato, poi, su dati ed equazioni branditi da un gruppo di scienziati che non li comunicavano in modo adeguato. In generale i politici, con incarichi a breve termine, spesso sono stati esitanti e poco lungimiranti nella lotta a lungo termine contro i Cambiamenti Climatici, sulla cui natura c’è stata anche cattiva informazione. Oggi però gli scienziati hanno imparato a veicolare meglio il messaggio, non lasciano più spazio a posizioni negazioniste: il Riscaldamento Globale è di natura antropica, fino a prova contraria; chi lo nega, o non lo ha compreso, o è in cattiva fede. In più, gli scienziati hanno imparato a conoscere i propri interlocutori: spesso non puoi dire a un’assemblea regionale, o al consiglio di amministrazione di una banca o di un colosso energetico: “signori, abbandonate i combustibili fossili perché dobbiamo salvare la Terra”; però puoi presentare loro i vantaggi economici e sociali di una transizione, in un mondo che presto o tardi dovrà fare i conti con i Cambiamenti Climatici: per coinvolgere politici e investitori, non bisogna parlare solo di catastrofi, ma di ritorno economico e di consensi, oltre che di qualità della vita.

Che cosa ha provato dopo il fallimento di Copenaghen 2009? Per Feltrinelli ha pubblicato il saggio per ragazzi Gaia, il Pianeta Terra e il Clima che cambia: da divulgatore scientifico, che cosa le dà maggior speranza?

Per quanto riguarda Copenaghen 2009, c’erano troppe attese, e tutto sommato mi aspettavo un esito non soddisfacente. Però, dal parziale fallimento di quella Conferenza, è nato un nuovo approccio al problema, che si sta rivelando vincente: chiedere a tutti di fare la propria parte, compresi i privati. C’è la percezione che il vento sia cambiato, non solo a livello culturale; per questo sono fiducioso. E lo sono ancor di più quando vado nelle scuole a spiegare cos’è il Cambiamento Climatico: con i ragazzi non è necessario banalizzare la questione, e loro si dimostrano molto attenti al problema; sono sempre pronti a fare domande per comprendere meglio i termini di questa sfida: capiscono che è in gioco il loro futuro.

 

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