mercoledì, Settembre 29

Il ciclone Trump: cambiamenti, obiettivi e gaffe

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Inarrestabile la corsa di Donald Trump verso la nomination repubblicana per la Casa Bianca. Il senatore del Texas, Ted Cruz, annuncia il proprio scottante, ma obbligato, ritiro, rinunciando a ‘salvare’ il Paese da quello che aveva definito ‘abisso’; mentre il terzo contendente, il governatore dell’Ohio John Kasich, nonostante prometta di rimanere in corsa come ultimo sfidante, non ha nessuna chance. Intanto, Hilary Clinton rimane il candidato numero uno sul fronte democratico, anche se la sua vittoria è rallentata dal rivale Bernie Sanders.

È trascorso un anno da quando Donald Trump ha annunciato la sua corsa per la presidenza. Molte cose sono cambiate. Altre no. È ‘cambiato’ il rapporto controverso coi messicani , prima «criminali e trafficanti di droga», poi assolutamente (e positivamente) «incredibili» per lui. Non è cambiata la Cina «stupratrice» dell’America, ma sono cambiate le possibilità per gli USA, di competere con la Cina. Certamente, non è cambiato l’imperativo: l’America deve crescere e crescerà con il solo leader in grado di supportare la sua crescita, cioè ‘The Donald’.

Ma chi è Donald Trump? Il miliardario newyorkese, che non ha mai ricoperto una carica pubblica, come un ciclone trascina tutti, mettendo a segno vittorie schiaccianti, fino ad aggiudicarsi l’esclusiva candidatura sul fronte repubblicano e l’unica forza in grado di contrastare il fronte democratico, con Hilary Clinton in cima alle preferenze, alle elezioni di novembre.

Donald Trump è figlio del magnate Fred Trump, diventato ricco grazie ai palazzi costruiti a Queens, Staten Island e Brooklyn. Trump cresce nel Queens dei ricchi, a Midland Parkway. Fin da bambino quel suo carattere decisionista e iperattivo aveva colpito i genitori, tanto da mandarlo, quando aveva 13 anni, alla New York Military Academy con l’intento di incanalare in modo positivo la sua energia attraverso la ferrea disciplina della scuola. In seguito, l’obbiettivo del giovane Donald è quello di ‘conquistare’ Manhattan e così fa: assume il controllo dell’azienda familiare e si trasferisce nell’ ‘isola dei ricchi’, dove costruisce nuovi palazzi dalle architetture audaci e una famelica vita sociale che gli garantisce l’attenzione dei gossip.

Nell’ultimo anno si è garantito anche l’attenzione del mondo politico. Le sue dichiarazioni sono diventate virali sui social network e le sue battute sessiste sono state imparate a memoria da avversari e femministe. Da «la correttezza politica è il cancro dell’America», a «sapete, non ha molta importanza che cosa i media possono scrivere fintanto che avete con voi una giovane e splendida gnocca» (in una sua intervista con Esquire del 1991) e, ancora, «sono come maiali grassi, cani, animali disgustosi» riferendosi alle donne, Trump sembra quasi al centro di un palcoscenico, dove c’è chi sbuffa e chi lo acclama. Certo è, però, che la sua ascesa continua come un fenomeno inarrestabile. La Stampa lo odia e lui ricambia. Stimola e inquieta le grandi paure americane: sicurezza, terrorismo e lavoro. Intanto, non curante della sua inesperienza politica e assolutamente padrone delle strategie di persuasione pubblica, Donald sa come catturare l’attenzione: più la spara grossa, più cresce, insomma. Cresce la sua fama con «Se Hilary Clinton non può soddisfare suo marito, cosa le fa credere di poter soddisfare gli Stati Uniti?», «A New York si gela, noi abbiamo bisogno del riscaldamento globale!», «Dobbiamo trovare il modo di chiudere Internet per arginare il terrorismo», «L’effetto serra è una balla inventata dalla Cina».

(Video tratto dal canale Youtube: CNN)

 

 

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