martedì, Maggio 11

Il Ciad ai tempi di Kakà Il Ciad è passato da padre a figlio, da Idriss Déby Itno a Mahamat Idriss Deby Itno, Europa e Stati Uniti stanno a guardare. Una transizione piena di incertezze

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Dopo 30 anni, il Ciad è rimasto orfano del suo Presidente, Idriss Déby Itno, a seguito delle ferite riportate nel corso di uno scontro tra le sue forze armate e i ribelli del Front for Change e Concord in Chad (FACT).
Déby ha governato il Ciad con il pugno di ferro per tre decenni, contando sul suo piccolo gruppo etnico, gli Zaghawa, sulle entrate petrolifere e sul sostegno occidentale, principalmente dalla Francia, per mantenere il controllo del Paese, si è sempre mosso
tra petrolio e astuta diplomazia attenta agli interessi occidentali. L’incursione ribelle di questo mese, guidata dal Front for Change e Concord in Chad (FACT), il movimento politico-militare ciadianosorto con l’obiettivo di destituire Déby, è stata solo l’ultima ribellione armata che il Presidente ha affrontato durante la sua lunga presidenza. Poco prima della sua morte, Déby aveva vinto la sua sesta elezione e il suo Esercito aveva affermato di aver respinto un pesante attacco del FACT, intenzionate a marciare sulla capitale.

Ora l’attenzione, in particolare in Europa, ma anche negli Stati Uniti, è tutta concentrata su cosa accadrà a questo Paese in posizione assolutamente strategica nei crocevia del Sahel e per gli interessi e le preoccupazioni occidentali. «La caduta di Déby in questo momento invierebbe onde d’urto dal Mar Rosso all’Atlantico», aveva dichiarato poche ore prima della morte del Presidente Cameron Hudson, senior fellow di Atlantic Council per l’area Africa. Chi saranno gli attori del futuro del Ciad, ci si chiede da Parigi a Washington.
L’Esercito ha immediatamente annunciato che Mahamat Idriss Deby Itno (soprannominato ‘Kaka‘), figlio del defunto Presidente, avrebbe formato un governo di transizione per i prossimi 18 mesi. Un 37enne in carica quale Presidente ad interim, dunque, ma sul cui governo gravano molti dubbi da parte degli osservatori internazionali.

«A soli 37 anni, Kakà dovrà affrontare avversari interni ed esterni per mantenere la presa sul potere», annota Judd Devermont, direttore del Programma Africa del Center for Strategic and International Studies. Il primo problema potrebbe essere proprio il suo gruppo etnico di appartenenza, Zaghawa. Il piccolo gruppo etnicoZaghawa di Déby, che domina i servizi di sicurezza e intelligence, potrebbe irritarsi per la nomina di Kakà. «Gli Zaghawa, la principale base di appoggio di Deby, sono stati paradossalmente anche una fonte costante di opposizione. Mentre Débyelevava i suoi figli, figlie e cognati a posizioni di vertice, incorse nell’ira di altri Zaghawa che volevano arrivasse il loro turno al potere; lo scorso decennio, i fratelli Erdimi hanno lanciato una ribellione contro il loro leader coetnico». Contestualmente sono da segnalare attriti crescenti tra gli arabi ciadiani e il governo ciadiano; gli arabi ciadiani sono scontenti del governo di Déby padre.
Secondo elemento di preoccupazione: l’opinione pubblica.
«L’opinione pubblica ciadiana, che ha sofferto per decenni sotto Déby, ha preso coraggio negli ultimi anni e potrebbe manifestarsi contro questa presa di potere incostituzionale», afferma Judd Devermont. Infatti, la Costituzione prevede che, alla morte di un presidente, si tengano le elezioni entro 90 giorni, elezioni non governate dai militari, bensì dal Parlamento. L’assunzione del potere da parte di Mahamat Idriss Deby Itno è chiaramente incostituzionale. «Nel 2015 sono scoppiate proteste senza precedenti quando diversi figli di ufficiali dell’esercito e alti politici sono stati accusati di aver violentato una ragazza di 16 anni. L’opposizione ha guidato diverse manifestazioni e boicottato le elezioni».

Il problema più grande, però, è rappresentato dal FACT. «I militanti del Fronte sono giunti a 150 chilometri dalla capitale nella loro ultima incursione,potrebbero riprendere le operazioni» cogliendo l’occasione rappresentata dal momento di vuoto di potere. Anche considerando che da subito hanno denunciato l’incostituzionalità della nomina di Kakà a Presidente, promettendo combatteranno contro questa nomina incostituzionale.
Nei giorni immediatamente precedenti la morte di Idriss Déby Itno, diverse colonne di combattenti erano entrate in Ciad dalla vicina Libia con l’intenzione di spodestare l’uomo forte. «Nonostante le molteplici affermazioni del portavoce del governo del Ciad secondo cui la formazione ribelle era stata sconfitta, nel fine settimana le ambasciate degli Stati Uniti, della Francia e del Regno Unito hanno ordinato il ritiro dalle loro ambasciate o consigliato ai loro cittadini di andarsene immediatamente o di ripararsi sul posto adducendo un rischio di violenza nella capitale, N’Djamena», riferisce Cameron Hudson. «L’attacco arriva due anni dopo che i caccia francesi Mirage sono intervenuti per conto di Déby per distruggere un’offensiva simile da parte del FACT».
Cameron Hudson riferisce che secondo le sue fonti,
un centinaio di veicoli e forse cinquecento o più militanti FACT, erano entrati in Ciad il giorno delle elezioni. L’Esercito ha dichiarato di aver messo in fuga i militanti FACT, ma gli stessi nelle successive dichiarazioni hanno rivendicato l’abbattimento di due MiG-21 ciadiani e un elicottero dell’Esercito, oltre al sequestro di armi dell’Esercito, e il 17 aprile hanno rivendicato controllo sull’intera regione di Kanem, che nel suo punto meridionale dista solo 150 chilometri da N’Djamena e quasi 1.000 chilometri a sud del confine libico da dove sono entrati in Ciad.
«I ribelli FACT nelle loro
dichiarazioni hanno cercato di mettere a proprio agio gli osservatori ansiosi. Hanno invitato i soldati ciadiani a ‘servire la nazione’ unendosi alla loro ribellione, cercando nel contempo di rassicurare i ‘cittadini ciadiani e i partner esterni del Ciad’ che la ribellione intende garantire la loro sicurezza e quella dei confini del Paese, pur continuando a sostenere gli impegni di sicurezza esterna del Ciad, presumibilmente nell’ambito dell’operazione Barkhane». Considerando la situazione economica del Paese, la bassa affluenza alle urne, la frustrazione repressa dai ranghi militari e civili, secondo Hudson FACT potrebbe anche raccogliere il sostegno popolare, dirottando l’odio nutrito per decenni contro il padre verso il figlio, il giovane Déby.
E oltre FACT, ci sono gli altri gruppi che potrebbero approfittare del vuoto di potere. «Il governo ha dovuto affrontarecontinue ribellioni negli ultimi tre decenni e altri gruppi scontenti potrebbero emergere per sfidare il consiglio militare ad interim», afferma Judd Devermont.

Una delle preoccupazioni dell’Occidenteguardando il Ciad privato del fido ‘amico coraggioso’, come lo ha definito l’Eliseo, sono le operazioni antiterrorismo nel bacino del Sahel e del Lago Ciad.
Il Ciad si trova strategicamente a cavallo del Sahel e del Corno d’Africa «ed è stato visto dalle potenze occidentali come uno Stato critico nel fermare la diffusione dell’Islam radicale e del terrorismo dalla regione del Sahel occidentale e come un cuscinetto per l’instabilità proveniente dal Sudan. Regione del Darfur al confine orientale del Ciad. Il Ciad condivide il suo confine settentrionale con la Libia ed è stato visto come una parte importante delle strategie regionali per arginare l’ondata di instabilità derivante dal suo crollo dopo il rovesciamento di Muammar Gheddafi», spiega bene Cameron Hudson.
In primo luogo è possibile che una delle motivazioni alla base della rapidissima nomina di Mahamat Idriss Deby Itno alla Presidenza sia quella di tranquillizzare l’Occidente, sostituendo il Presidente defunto con il figlio, pure lui militare, con il grado di generale, conosciuto e apprezzato per la sua competenza militare. «Il consiglio militare ad interim del Ciad probabilmente lotterà per sostenere il suo ruolo critico nelle operazioni di antiterrorismo regionale», afferma Judd Devermont.
«Il Paese -uno dei principali contributori alla missione delle Nazioni Unite in Mali e parte della Multinational Joint Task Force (MNJTF)- è sotto sforzo e negli ultimi anni ha subito gravi incidenti; nel marzo 2020, il Ciad ha perso quasi 100 soldati a causa di un attacco estremista in Nigeria, spingendo Déby a minacciare di ritirare le sue forze. Mentre Déby prima della sua morte ha schierato un battaglione nella regione Liptako-Gourma del Sahel per volere della Francia, il governo ha recentemente richiamato le truppe in Ciad per aiutare a respingere la ribellione FACT. È probabile che questa tendenza si intensificherà sotto il nuovo governo ad interim», il governo «potrebbe sospendere ulteriori dispiegamenti per concentrarsi sulla sicurezza del regime», e probabilmente le operazioni sospese riprenderanno quando Kakà consoliderà il controllo del Paese.
L’impatto più immediato dell’uscita di scena del grande amico dell’Occidente, Cameron Hudson lo individua «sull’iniziativa multinazionale G5 Sahel, a cui Stati Uniti e Francia sono i maggiori contributori. Tuttavia, poiché la violenza ha continuato ad aumentare solo dopo dieci anni di operazioni di combattimento e l’opinione pubblica di entrambi i Paesi continua a dubitare degli obiettivi e dei valori di avere le loro forze dispiegate in regioni remote la cui minaccia diretta alla sicurezza per gli interessi nazionali sembra altrettanto remota, la possibile perdita di l’elemento principale africano potrebbe indurre Parigi e Washington a ripensare radicalmente il loro coinvolgimento. Molti hanno iniziato a sostenere che la componente militare dell’operazione di risposta saheliana è stata un fallimento per l’Occidente comunque e ciò che è veramente necessario è l’assistenza allo sviluppo, il rafforzamento delle istituzioni, la fornitura di servizi e l’impegno della società civile – ironia della sorte, tutto ciò di cui il Ciad stesso richiede».

I ciadiani si stanno preparando per i guai, afferma Helga Dickow, ricercatrice senior presso l’Arnold Bergstraesser Institut dell’Università di Friburgo. La nomina di Kakà significa che il potere continua a essere concentrato nelle mani del clan di Déby.Gli Zaghawa costituiscono solo circa il 3-4% della popolazione. Le alleanze strategiche, come i matrimoni, hanno permesso a Déby di costruire alleanze con altri gruppi etnici». In passato gli scontri tra clan erano stati tutt’altro che secondari.«I pochi ciadiani che hanno beneficiato del suo governo piangeranno. Come sua moglie Hinda, molti di loro potrebbero aver già lasciato il Paese e portato con sé la loro fortuna». «È molto probabile che FACT e gli altri movimenti non accettino la presa del clan Déby Zaghawa su potere e risorse. È molto probabile che questi movimenti continueranno la loro avanzata su N’Djamena», sostiene Helga Dickow.
L’uscita di scena del vecchio Presidente potrebbe invece raffreddare le tensioni con il Sudan.

Hudson sottolinea il crescente coinvolgimento di Déby nella recente instabilità nella vicina regione del Darfur, in Sudan. «I media sudanesi attribuiscono il recente aumento della violenza nella capitale del Darfur occidentale di Geneina tra le tribù arabe e africane ai rifornimenti di armi di Déby ai membri delle tribù Masalit e Zaghawa in assenza dei caschi blu delle Nazioni Unite». La sua uscita di scena eliminerebbe una fonte perenne di instabilità all’interno del Darfur, e allo stesso tempo toglierebbe potere al capo delle Forze di Supporto Rapido del Sudan, il generale Mohamed Hamdan Dagalo (‘Hemedti’). «Senza il sostegno esterno, Hemedti, che è stato visto come un potenziale uomo forte in stile Déby in Sudan, potrebbe mitigare alcune delle sue famigerate ambizioni, dando alla fragile transizione di Khartoum più tempo per prendere piede».

Se e come Kakà riuscirà tenere effettivamente il potere dipenderà anche da come si comporteranno gli alleati occidentali, Parigi in primis.
«I padroni stranieri del Ciad, in particolare la Francia, probabilmente sosterranno il nuovo governo -coerentemente con il suo sostegno a Déby- per proteggere i loro interessi di sicurezza», sostiene Judd Devermont..
Per Cameron Hudson il sostegno francese non è così scontato. Parigi sosteneva con imbarazzo Déby padre, e le elezioni dell’11 aprile hanno solo peggiorato la situazione, sostiene Hudson,sottolineando che l’abbraccio egoistico di Parigi a un regime che prosegue, passando da padre a figlio, potrebbe danneggiare la credibilità di Emmanuel Macron in vista del voto del prossimo anno. Gli alleati europei della Francia che sono ugualmente impegnati nella lotta agli estremisti nello Sahel nel contesto del G5 potrebbero non condividere la decisione francese di sostenere il proseguimento del regime dei Déby. Nelle settimane scorse, afferma Hudson, abbondavano levoci secondo cui tedeschi e altri contributori nordici avevano avvertito Parigi che avrebbero potuto ritirarsi dall’intera missione se la Francia fosse intervenuta a sostegno di Déby se questi dopo le elezioni avesse avuto dei problemi.
Ancora ben poco chiaro cosa faranno gli Stati Uniti, coinvolti in particolare con la fornitura di addestramento e attrezzature militari per assistere il gruppo speciale antiterrorismo del Ciad.
Nei prossimi giorni probabilmente le posizioni dei ‘padroni stranieri’ del Ciad si inizieranno chiarire, anche in base a quanto sul terreno accadrà tra FACT e Esercito.

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