domenica, Maggio 9

Il caso Shalabayeva rischia di travolgere Alfano

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La procura di Perugia indaga alcuni alti funzionari delle forze dell’ordine per il caso Shalabayeva. I fatti risalgono al giugno 2013 quando ministro dell’Interno era lo stesso di oggi: Angelino Alfano. L’accusa, gravissima, è di sequestro di persona. I più decisi a denunciare lo scandalo sono i parlamentari del M5S per bocca del senatore Mario Giarrusso. Anche Arturo Scotto di Sel chiede «verità fino in fondo» e che «emergano le responsabilità politiche di una vicenda che a livello internazionale ha coperto di vergogna il nostro Paese».

Anche se rischia di risultare noioso ripeterlo, oggi il Parlamento, già nullafacente da quando ha preso avvio la sessione di bilancio sulla legge di Stabilità, si presenta deserto come ogni venerdì che si rispetti. Unico appuntamento da segnalare è la scadenza dei termini di presentazione degli emendamenti alla Finanziaria fissata per il tardo pomeriggio. Sempre presente nel Palazzo, invece, l’infaticabile presidente del Consiglio Matteo Renzi che stamattina ha incontrato il vicepresidente Usa Joe Biden a Villa Taverna, sede dell’ambasciata a stelle e strisce in Italia.

Dopo l’incontro di ieri a Parigi con il presidente francese Francois Hollande -dove Renzi ha risposto con una pacca sulla spalla e con fiori nei cannoni alla richiesta francese di un contributo italiano allo sforzo bellico contro il fantomatico Isis-, Barbara Saltamartini di FI paragona il nostro premier a Ponzio Pilato e lo definisce «gnorri». E il ‘fittiano’ Raffaele Fitto parla del disimpegno italiano come di una decisione «grave». Controcorrente la presidente della Camera, ‘pacifista da salotto’, Laura Boldrini che giudica «saggia» la decisione del governo di non bombardare la Siria.

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti costretto ad una precipitosa retromarcia dopo l’infelice battuta contro i ‘bamboccioni’ italiani, pronunciata ieri a Verona. «Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21», aveva sentenziato. Giudizio sfuggito dalla bocca di uno che non è nemmeno laureato. Oggi Poletti puntualizza con una nota di non aver mai pensato che «i giovani italiani siano ‘chosy’ o ‘bamboccioni’».

Stefano Fassina rompe gli indugi e si candida a sindaco di Roma. «Ci metto la faccia», questo lo slogan coniato dal leader di Sinistra Italiana che illustra il suo programma al ‘Fatto Quotidiano’.

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