sabato, Dicembre 4

Il caso Ong e i rischi per la sicurezza nazionale

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Lo scenario muta notevolmente se, con l’aiuto delle Organizzazioni non Governative, la traversata del Mediterraneo viene resa sicura da navi più affidabili e poco controllate. In questo caso il potenziale terrorista può raggiungere le coste italiane con facilità, evitando in molti casi i controlli allo sbarco, riallacciandosi alla cellula eventualmente presente sul suolo nazionale.

Tutto questo comporta la possibilità che elementi tecnici e professionali, come esperti in esplosivi o in tecniche militari, possano mettere in campo expertise capace di nuocere gravemente alla sicurezza del Paese. Non ci troveremmo più davanti ad una possibile strategia del terrore basata sull’uso di camion ed armi bianche in luoghi mediamente affollati ma ad un ritorno di commandos armati con ordigni esplosivi e tecniche paramilitari efficienti. Una volta su territorio nazionale non sono necessari molti elementi con queste capacità specifiche perché possono liberamente muoversi con documenti falsi e grazie all’appoggio di reti logistiche in tutta Italia.

La differenza tra questo scenario è quello messo in pratica da Frontex in questi ultimi due anni è piuttosto diverso. In questo caso le ONG aspettano le navi al limite delle acque territoriali libiche e senza che queste risultino effettivamente in pericolo ne prendono in carico a bordo per portarlo sulle coste italiane, le quali non sono certo le più vicine essendoci prima quelle di Malta.

L’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera – Frontex – ha dichiarato a più riprese come negli ultimi due anni i trafficanti libici hanno cambiato il loro modo di operare. Nel 2012 i barconi arrivavano a Lampedusa, nel 2014 si fermavano a metà strada tra Libia e Italia. Dal 2016 invece la maggior parte dei soccorsi avviene al limite delle acque territoriali libiche. I trafficanti riforniscono i gommoni di benzina, cibo e acqua sufficienti a percorrere giusto le 12 miglia per uscire dalle acque di Tripoli, che ricordiamo essere ancora un Paese sovrano ed in caso di invasione territoriale può usare legittimamente la forza. I gommoni usati per le traversate, sono di qualità inferiore a prima del 2016, di importazione cinese, lunghi 10 metri e fatti di una gomma molto sottile la quale ovviamente non è portata per sopportare lunghi periodi in acqua e soprattutto non è adatta al mare aperto. Sempre secondo Frontex anche il numero di persone che sono stipate su questi barco è cambiata, da circa 90 migranti ad oltre 170.

L’agenzia non può permettersi il lusso di asserire che questi cambiamenti siano da imputarsi alla complicità tra ONG e trafficanti libici ma il dubbio che questo sia possibile rimane alto. Frontex nel solo Mediterraneo ha attiva la missione Triton che opera sotto il controllo del ministero degli Interni: 11 navi, 2 elicotteri, 3 aerei e 350 guardie costiere e di frontiera che aiutano durante i pattugliamenti, soccorsi in mare e negli hotspot dove vengono identificati i migranti.

In attesa di una svolta giudiziaria è bene che si evidenzino diverse minacce concrete alla sicurezza nazionale in caso vi sia davvero stato accordo tra Organizzazioni non Governative e trafficanti libici. Affinché l’immigrazione torni ad essere un fenomeno gestibile e non una minaccia interna ai confini italiani i controlli sulle organizzazioni e pubblica assistenza devono necessariamente farsi serrati.

Questi controlli non implicano una condanna o una mancanza di fiducia nell’operato di queste organizzazioni ma semmai puntano a liberare il loro lavoro di salvataggio da possibili ombre che andrebbero a danneggiare tutti i cittadini ed il sistema Paese.

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