giovedì, Aprile 22

Il caso Matteo (Salvini). Miracolo a Milano

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Il prevedibile, e preannunciato, salto di qualità di Matteo Salvini passa attraverso l’iniziativa contro le tasse, il radicamento da Roma al Sud, l’aggregazione di quel che rimane del popolo disperso di Forza Italia… E, soprattutto, dalla realizzazione del suo personale Miracolo a Milano, la conquista il prossimo anno della guida della Capitale del Nord. Prodromo della definitiva, vittoriosa, discesa su Roma.

Sindaco di Milano? La mia città ce l’ho nel cuore, mi piacerebbe, ma il fantastico mondo di ‘Renzi nelle meraviglie’ si sta sgretolando e non gli lascio campo libero a livello nazionale. Se volesse andare a votare l’anno prossimo, tra la battaglia milanese e quella per cambiare l’Italia scelgo questa. Se invece non si vota per le politiche io ci sono. Ovviamente se i cittadini mi vogliono, con le primarie“. Così a Giuseppe CrucianiLa Zanzara di Radio 24, proponimento poi variamente ribadito. E che contrasta quanto detto ancor poco tempo fa, cioè che con le regole ora previste per le Città Metropolitane i poteri da Sindaco non sarebbero più tali da permettere un governo effettivo. Ma i dati del recentissimo appuntamento elettorale proiettano Salvini verso una prospettiva di egemonia politica  nazionale, ed in prospettiva di Governo, che richiedono un valore aggiunto. Ed oltre a tutta l’iniziativa che ha già in cantiere di dispiegare, e tutto il resto che seguirà, gli è indispensabile fornirsi di un personale profilo anche di uomo capace di dirigere. Fronte sul quale non si è mai confrontato, avendo avuto solo ruoli, pur rilevanti, di Consigliere Comunale di Milano e di Europarlamentare di lungo corso (oltre a brevi, o addirittura brevissimi, passaggi alla Camera dei Deputati).

L’esito delle Regionali di fine Maggio ha portato le sue Liste al trionfo in Veneto. Alla pirotecnica affermazione in Liguria, oltre il 20% in una terra in cui anche nei giorni migliori la compagine bossianmaroniana era stata forte, ma mai fortissima. All’exploit nelle Regioni rosse del centro: 16,19% in Toscana, 13,2 nelle Marche, 14% in Umbria. Ed al significativo insediamento di Noi con Salvini in Puglia con il 2,3% ed in alcune Comunali della Sicilia, da Agrigento a San Giovanni la Punta. Resta da chiedersi se in Lombardia i numeri gli permetteranno una sfida vincente in prima persona.

Inizia di fatto da ora la la campagna elettorale per la poltrona di primo cittadino di Milano che verrà lasciata libera dal campione della sinistra unita, Giuliano Pisapia. Tra il primo turno di Domenica 15 Maggio 2011 ed il ballottaggio terminato Lunedì 30 strappò la piazza al sempiterno berlusconismo meneghino. E, dunque, esaminiamo i risultati pregressi nella Regione governata da inizio 2013 da Roberto Maroni. Nel 2011 la Lega ottenne il 9,64%, e quattro Consiglieri. Cinque anni prima, 2006, pur nel contesto del successo di Letizia Moratti, aveva solo il 3,75% e due Consiglieri. Rivediamo anche le origini, e l’unica guida leghista della città con il successo di Marco Formentini (socialista divenuto leghista, poi rutelliano, ultime tracce paraberlusconiano) al ballottaggio conclusosi il 21 Giugno 1993. Al primo turno il candidato sindaco ebbe il 38,82%, la Lista della allora Lega Lombarda addirittura il 40,86%. Trasformatosi, dopo il ballottaggio in cui venne eletto il Sindaco con il 57,08%, in 26 seggi. Silvio Berlusconi non era ancora ‘sceso in campo’, la destra si chiamava ancora Movimento Sociale-Destra Nazionale (ed ebbe il 3,35%). Quattro anni dopo, (che era allora la durata in carica dei sindaci, a differenza dei cinque odierni), consumata la rottura di Umberto Bossi con Berlusconi, divenne sindaco il suo Gabriele Albertini (voto dal 27 Aprile 1997, ballottaggio, in carica per quattro anni). Formentini non arrivò neppure al ballottaggio (appannaggio del centrosinistra), ottenendo il 19,14%, con la Lista della Lega Nord al 15,46% (più frattaglie di tre autoctone compagini padaniste, complessivamente allo 0,77), 7 seggi. Albertini venne rieletto nel 2001 (questa volta, mutata la legge, per cinque anni): trionfo al primo turno con il 57,54%, il carroccio reissatosi sul carro berlusconiano, si fermò al 4,38% e tre seggi.

Ormai è storia politica, in qualche caso preistoria. Ma di fondamentale riferimento per capire le forze in gioco. La Lega di Salvini è ormai tutt’altra cosa, e sempre più lo sta diventando e diventerà. Il Matteo vincitore (per ora) deve fare i conti con due fattori positivi, e due negativi. Rischia con l’eventuale sconfitta personale di delegittimarsi, dovrà ridurre la sua presenza fisica in giro per l’Italia. D’altro canto può dimostrare di essere in grado di guidare una coalizione vincente, e presentarsi all’appuntamento delle Elezioni Politiche nazionali, quando saranno, con il pedigree del Sindaco, come ha fatto l’altro Matteo. E con la forza di quello che sarà stato nel frattempo in grado di realizzare in queste vesti.

“Diretti verso un regno dove dire buon giorno vuol dire veramente buon giorno” volavano in cielo gli omini di Cesare Zavattini e Vittorio De Sica a cavallo delle loro ramazze. Il Miracolo a Milano di Salvini porterà qualcuno verso un radioso futuro. Altri verso un possibile incubo, se le scope verranno usate in tutt’altro modo e verso quel regno dei cieli ci si andrà in ruspa. Chi sopra, chi sotto.

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