giovedì, Luglio 29

Il caso Matteo (Renzi). Nemico di se stesso

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Se l’unica opera davvero degna di noi è quella che non riusciremo mai a compiere, l’unico nemico alla nostra altezza non possiamo, analogamente, che essere noi stessi. E per lo smisurato ego di Matteo Renzi dev’essere una gran bella soddisfazione dover fronteggiare nientepopodimenoche Matteo Renzi. Ché il suo inarrestabile cammino politico, di trionfo in trionfo, ha dovuto in primo luogo scontare l’handicap della propria arroganza ed autosufficienza. Tradotta, spesso o quasi sempre, in ‘sufficienza’ verso interlocutori, avversari, amici, sodali che non ne riconoscessero appieno forza e potestà.
Ora, dopo l’esito delle Elezioni Regionali di fine maggio è con questo formidabile avversario che deve fare i conti. Forse per la prima volta sino in fondo, e rischiando, ché essendo salito in alto, quasi in altissimo, con la rapidità di un razzo, rischia pure un’epocale caduta. In realtà tutte le carte sono ancora nelle sue mani, e non ci dovrebbero essere disastri se non da lui stesso provocati, stante le relative debolezze degli avversari. Anche per i limiti parlamentari degli altri due credibili protagonisti: Lega salviniana, dotata dei pochi senatori e deputati eletti nel 2013, e Movimento Cinquestelle di Beppe Grillo, pur ormai assestatosi su stabili dati, sia come eletti alle Camere che come consenso. Ma è ancora tutto da vedere cosa potrà fare Renzi vs Renzi, compreso rianimare una sinistra del Partito Democratico senza nerbo e quasi forzata a mettergli i bastoni tra le ruote.
Nella costruzione del suo, ma proprio suosuo, Partito è piuttosto avanti. Demolito scientificamente il PD che non esiste più sul territorio. Chiuse le Sezioni, divenute pudicamente Circoli che dove esistono sono vuoti o inattivi. Allontanati gli avversari scomodi, con la ricaduta di penalizzare spesso i più vivaci. Distrutta la rete di consenso. Inesistente, e del caso maltollerata, una proposta politica che non sia centralizzata. E nessuna, o scarsa, reazione effettiva neppure alle inchieste giudiziarie che pure coinvolgono direttamente il corpo del Partito. Ultimo caso il riaccendersi di Mafia Capitale, il connubio tra sinistra capitolina e peggiore destra, con gli ultimi arresti che scavano nelle piaghe di una storia iniziata come sogno politico, da Francesco Rutelli a Walter Veltroni ad Ignazio Marino, e via via trasformatasi in incubo.
La risposta è il Partito di Renzi, il Partito della Nazione, o come altro vorrà chiamarsi? In questa ottica l’abbandono dei residui ‘gufi’ che appesantiscono il ‘nido’ democratico più che come rischio è vista da Renzi come opportunità. Tenacemente ed efficacemente perseguita. Ma con i gufi, anzi ben prima di loro, se ne sono andati gli elettori, verso i Cinquestelle, verso la Lega, ancor più, probabilmente, verso il non voto. Il pesantissimo campanello d’allarme, più che altro un campanone, del 37,7% di votanti alle Regionali dell’Emilia Romagna del novembre 2014 si è ripetuto in quelle appena tenutesi. Peggiorato, se non in dati di affluenza un po’ sopra un po’ sotto il 50%, nella diffusione territoriale che lo mostra ormai come fenomeno omogeneo.
A fronte di tutto questo Renzi fa giustamente l’unica cosa che possibile, andare dritto per la propria strada politica, governando e cercando di portare a casa risultati. Cosa che finora ha indubbiamente fatto, svecchiando e finalmente accelerando il nostro sistema politico iperingessato. Quanto ai contenuti, è altra questione da affrontare analiticamente a tempo e luogo. Ma tutto, tutto, avvenuto all’insegna del ‘chi non è con me è contro di me‘, con l’arrogante autosufficienza senza freno di cui dicevamo. Fin che paga, paga, poi viene fatto rendere tutto con sin eccessivi interessi. Ora, e per la prima volta, il presidentedelconsigliosegretarioautocrate si deve confrontare con una battuta d’arresto. Al momento limitata, per quanto ovviamente enfatizzata dagli avversari. Ma il suo, a quanto pare, non voler deflettere da una linea di comportamento autoreferenziale, potrebbe trasformarla in valanga. È questo il suo principale rischio, totalmente interno, ché per altri versi il credito nei suoi confronti da parte del Paese, attuale e potenziale, è ancora grande.
E dunque è, e sarà, scontro tra Matteo Renzi e Matteo Renzi, vedendo quale dei due riuscirà infine a sconfiggere l’altro. Con una soddisfazione: comunque vada sarà un suo successo.

 

 

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