mercoledì, Giugno 23

Il Caso Karadima scuote ancora il Cile field_506ffbaa4a8d4

0
1 2 3


Matías, il fatto che sia un caso così complesso e ancora aperto è stato un problema per la sceneggiatura o per le riprese?

Sarebbe stato fantastico mostrare la persona entrare in prigione nell’ultima scena, ma non è stato possibile. (Il film) non è così positivo perché ci sono ancora indagini in corso. Tutto ciò va punito, ma la persona non è stata giudicata, non sono stati presi i colpevoli. Ammiro le vittime che continuano a lottare. (I sacerdoti) hanno avuto una libertà assoluta e ora si stanno pagando le conseguenze. Il potere concesso a una persona che dovrebbe essere l’intercessore di Dio sulla terra è tanto. Devono esistere dei protocolli per controllare queste persone, il contrario è una follia.

Hai avuto problemi con le riprese?

Era difficile ottenere i fondi e gli aiuti. La stessa Chiesa, però, mi ha aiutato, la Chiesa che fa azione sociale e canalizza il potere in modo positivo. (…) Questa Chiesa vuole che tutto esca alla luce. Non tutti abusano, la percentuale è molto piccola. Il problema è che si attivano i mezzi di protezione e i colpevoli restano impuniti.

 

In realtà, nel processo civile, in cui i testimoni stanno dichiarando dalla penultima settimana di settembre, alcuni sacerdoti stanno dichiarando contro Fernando Karadima e i vertici della Chiesa cilena di cui parla Lira. Gli scandali legati al caso Karadima e all’alta gerarchia ecclesiastica del paese andino non si fermano. L’ultimo episodio vede come protagonisti il cardinale Francisco Javier Errázuriz e il cardinale e archivescovo di Santiago, Ricardo EzzatiAlcune email trapelate a settembre rivelano che entrambi mossero i fili del potere di Roma per evitare che Juan Carlos Cruz, una delle vittime del parroco nonché uno dei primi a denunciarlo, partecipasse alla Conferenza Episcopale anglofona e si unisse alla Pontificia Commissione per la tutela dei minori creata dal Papa.

Nuove scoperte parlano di una rete creata nella parrocchia di El Bosque che fa capo a Santiago e in cui si abusò dei più fragili che si rivolgevano alla Chiesa in cerca di pace. Questo è il punto d’inizio di ciò che è poi diventato il più grande scandalo e il maggior caso di corruzione nel clero cileno e che viene descritto da Matías Lira ne El Bosque de Karadima, un film che ha ottenuto un grande successo su Netflix. Un altro modo per lottare contro l’impunità e la protezione della casta che abusa.

Traduzione di Emma Becciu

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->