mercoledì, Giugno 23

Il Caso Karadima scuote ancora il Cile field_506ffbaa4a8d4

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Il protagonista del film è un medico e padre di famiglia che arrivò a El Bosque quando aveva 17 anni ed era tormentato da una situazione familiare instabile. La parrocchia si trasforma nel posto in cui si può rilassare e il padre Karadima diventa la sua guida spirituale. Il primo abuso avviene durante una confessione, ma questi continueranno a ripetersi anche quando il protagonista sarà sposato e con figli.

“Quando una persona subisce degli abusi, possono passare degli anni” prima che se ne renda conto e decida di mettere fine a quella situazione, spiega Matías Lira, che parla anche della “sindrome di Stoccolma” sofferta da chi viene “sequestrato” da Karadima a El Bosque.

Come spiega Lira, ci sono “vittime nascoste” che hanno scelto di non parlare o di farlo senza un riconoscimento pubblico. Il caso iniziò prima che venisse chiamato “caso Karadima”, visto che fin dal 2003 alcuni fedeli e sacerdoti avevano presentato delle denunce contro il prete. Tre di loro, James Hamilton, Fernando Batlle e Juan Carlos Cruz, si sono uniti a una ONG statunitense per denunciare gli abusi sessuali. Il primo a essere aperto fu il processo penale poi chiuso nel 2010 senza che venissero citati i denuncianti. Il giudice lo respinse perché considerò che i crimini fossero caduti in prescrizione. Parallelamente, si sviluppò il processo canonico aperto dal Vaticano e che nel 2010 dichiarò Fernando Karadima colpevole degli abusi sessuali commessi. Lo condannò a “un vita di preghiera e penitenza” nel convento delle Serve di Gesù della Carità di Santiago senza poter esercitare il ministero pubblico. A dicembre del 2014, però, un avvocato fotografò Karadima celebrando la messa nella struttura.

La giustizia penale riaprì il caso nel marzo del 2011 e investigò anche l’aspetto economico dei pagamenti ai testimoni per mantenere il silenzio. Inoltre, nel settembre del 2013, iniziò un altro processo civile per negligenza contro l’arcivescovato di Santiago.

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