lunedì, Maggio 16

Il carnevalesco Berlusconi e l’andreottiano Draghi Mentre va in scena il 'non matrimonio', a palazzo Chigi si fanno i conti con le conseguenze della guerra

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‘Save Private Silvio’, ‘Salvate il soldato Silvio‘: da sé stesso, o dal ristretto cerchioche lo custodisce e lo tiene al riparo dalle amare realtà del mondo.
Il ‘soldato Silvio’, ovviamente è Berlusconi: o gli 85 anni ‘pesano’, e si fanno sentire, con le conseguenze del caso, con una confraternita mobilitata per fargli trascorrere un sereno declino, con le piccole soddisfazioni che il raggiunto ‘status’ consente; oppure è proprio il ‘cerchio’ che di magico non ha più nulla, che è composto da buontemponi un po’ sciroccati. Magari entrambe le cose.
Adesso fanno tutti finta di non ricordarselo più; ma qualche mese fa, quando si trattava di sbucciare in qualche modo l’incandescente patata dell’inquilino al Quirinale, c’è stato un momento che ad Arcore ci hanno creduto davvero che Berlusconi potesse subentrare a Sergio Mattarella. Lasciate perdere quel mattacchione di Vittorio Sgarbi, che per guadagnare una briciola di visibilità è disposto a tutto e al suo contrario; e dunque si è improvvisato a factotum e centralinista raccatta voti. Ma ci sono stati anche indimenticabili servizi sui giornali di ‘casa’, e direttori e autori dei medesimi non si sono certo sottratti. Un giorno su ‘Il Giornale‘ un comitato di sostegno ha pubblicato un’inserzione pro-Berlusconi che sembrava d’essere a Viareggio alla sfilata dei carri di Carnevale. Tutta la corte berlusconiana, insomma, ha assecondato con zelo e serietà il ‘desiderio’ impossibile e assurdo del Capo; perché dire Sì costava poco e garantiva molto?
Va bene, la zampata di uno con nostalgie da protagonista di una stagione ormai da tempo archiviata, perché tutto passa, tutto cambia, e puoi fare tutti i lifting che vuoi, la data di nascita, sempre quella è: nato a Milano, 29 settembre 1936.
Ma ora? Questa carnevalata del matrimonio farlocco, come la mettiamo? All’allegra scampagnata a villa Gernetto c’è tutto il ‘cerchio’. Lei, la non sposa che non si accontenta dello status di parlamentare, è fasciata in un abito bianco di pizzo francese. Marta Fascina si fa accompagnare dal padre fino all’altare della cappella privata, che la consegna al ‘nonno’: il non sposo, a sua volta fasciato in un completo di Armani. Peccato che sia tutto fasullo: non c’è un sacerdote, non c’è un delegato del sindaco. «Il mio per te, Marta, è un amore grande. È qualcosa che non ho mai provato prima, e ora per me tu sei indispensabile, irrinunciabile. Mi sei stata vicina in momenti duri, mi hai aiutato. Tu mi completi, non potrei vivere senza di te, riempi la mia vita». E poi lo scambio delle fedi: «Questo anello, segno del mio amore e della mia fedeltà, ci unirà eternamente».
Al cuore non si comanda, e figuriamoci se è il caso di eccepire se Berlusconi decide di trascorrere una sua domenica in questo modo. Al tempo stesso: non è un po’ tutto ridicolo? E non è ridicolo che tanti, apparentemente seri, si siano prestati a questo ‘gioco’?
Presente tutto il gotha berlusconiano: Gianni Letta, Marcello Dell’Utri, Fedele Confalonieri, Adriano Galliani, Niccolò Ghedini, Alberto Zangrillo, Antonio Tajani, Anna Maria Bernini; Sgarbi (e che, si perdeva la festa?); a sorpresa, Matteo Salvini. Il leader della Lega sì, la ‘capa’ dei Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, no. Tutto sotto l’accorta, meticolosa regia di Licia Ronzulli. E poi, i congiunti: tutti schierati, meno uno: Piersilvio. Pare sia terrorizzato da un possibile contagio da Covid. Magari sono altre, le preoccupazioni, condivise anche da Marina, la sorella, e dagli altri figli, quelli della seconda moglie Veronica, che però non hanno granché voce in azienda. I figli maggiori, cosa nota, sono molto preoccupati per il futuro della ‘roba’. Molti rami considerati secchi o poco produttivi, sono stati liquidati o lo saranno. Piersilvio opterebbe, fosse per lui, in una liquidazione totale: incassi e vai, chi si è visto, si è visto. Marina no: lei è più attaccata all’azienda, anche se concentra la sua attenzione alla Mondadori e dintorni. Entrambi vedono come fumo negli occhi il possibile matrimonio con l’amata Marta. Si capisce: una convivenza comporta al massimo un ‘regalo’, una tantum, come è accaduto in passato. Ma se si passa al rango di moglie le cose diventano molto più serie, c’è un asse ereditario da rispettare.
Ecco dunque che la carnevalata assume toni tra il politico e il finanziario stile saga alla ‘Dallas’ o ‘Dinasty‘. Che significato attribuire alla presenza di Salvini e all’assenza di Meloni? Berlusconi con quella presenza/assenza intende lanciare un messaggio politico? E in parallelo: quel non esserci di Piersilvio, è l’anticipo della guerra dei Roses che inevitabilmente ci sarà? Come si vede non è solo affare di confetti e di bomboniere (azzurre, of course).
Quando è venuto il momento di tagliare la torta non nunziale, Berlusconi rivolto a Salvini dice: «Lui è l’unico leader vero che c’è in Italia: è sincero, è una persona sincera, per questo lo ammiro e gli voglio molto bene»; ovvio che Berlusconi è libero di voler bene a chi vuole, ma dopo quello che Salvini è stato capace di fare negli ultimi mesi, definirlo ‘l’unico vero leader che c’è in Italia’, non è forse il segno di un ulteriore appannamento? O forse, per quanto scombiccherata è un’investitura per un futuro che è quasi presente?

Mentre a villa Gernetto si gustano paccheri e scaloppine e si brinda con vino bianco trentino, a Roma, a palazzo Chigi, si fanno i conti con le conseguenze della guerra che Putin ha scatenato invadendo l’Ucraina.
La solidarietà con gli aggrediti, non è in discussione. Ma senza mai perdere di vista i costi di questa solidarietà, e con la consapevolezza che la politica delle sanzioni penalizza sia chi le subisce, sia chi le mette in cantiere. Un dato tra i tanti che si possono fare (e che sarà bene fare): la metà del neon mondiale per semiconduttori, il gas usato per i laser che ‘scrivono’ sui wafer di silicio da dove arrivano? Ma da Ucraina e Russia. Ma non c’è praticamente settore di imprese della manifattura europea e italiana che non sia costretta a seguire il dettato del trauma di questa guerra. Questo problema non si è avuto quando a essere letteralmente rasa al suolo (sempre da Putin), era la Cecenia; e neppure quando i mercenari russi hanno puntellato il regime di Assad in Siria. Con l’Ucraina il discorso però cambia. Mario Draghi di tutto ciò è ben consapevole, non foss’altro perché è si, di fatto, sperimentato politico, ma anche banchiere e capace di leggere bilanci e rendiconti di entrate e uscite.
Sbaglia di grosso chi lo dipinge come guerrafondaio. E’ sempre molto prudente e misurato, nei gesti e nell’eloquio. Da Draghi non sentiremo mai quella voce dal seno di Luigi Di Maio fuggita. Neppure sotto tortura dirà che Putin ‘è una bestia’. Si prendano i suoi interventi in Parlamento: sicuramente spalleggiato dal silente ma operante Mattarella ha detto quello che nella situazione data si doveva dire, non una parola di più, non una di meno: ben attento a restare allineato all’Unione Europea e senza perdere di vista quello che accade a Washington; consapevole delle sue frasi, del suo peso, dei ridotti margini di manovra. Molto andreottiano, in questo. Lascia la scena al tedesco Olaf Scholz e al francese Emanuel Macron; sa bene di non poter competere, dunque vano gonfiare il petto. Non è poi detto che alla distanza questa politica non paghi.
Silenzioso, di fatto, anche di fronte all’apparente insensato attacco di Mosca al Ministro della Difesa Lorenzo Guerini, dipinto come un guerrafondaio. Draghi ha compreso bene il tentativo di manovra in atto: al Cremlino sperano di creare fratture all’interno della coalizione di governo. Un qualche successo un simile tentativo avrebbe potuto averlo se Draghi si fosse esposto, cosa che ha evitato con cura di fare. Scorrete le rassegne stampa: chi parla e interviene, da Roma, sono papa Francesco e Mattarella. La provocazione moscovita è una bordata a salve. Draghi ha saggiamente scelto un altro terreno di intervento: garantire le forniture energetiche, gas, petrolio, prezzi delle materie prime, approvvigionamenti alternativi, riduzione delle accise, il Covid e i problemi che ancora comporta; insomma, ilfronte interno‘. Non ultimo, un delicato gioco di carambola: mediare tra le polemiche tra Lega e Partito Democratico, destinate ad acuirsi man mano che ci si avvicinerà alle elezioni (a primavera una bella fetta di amministrazioni locali, infine le politiche tra un anno). Tra ‘campi larghi’ teorizzati da Enrico Letta, e velleità di Salvini, ci si contenderà fino all’ultimo voto (quelli che si recheranno alle urne: se va bene un 50 per cento di elettorato). Ogni giorno avrà la sua pena. Questa la situazione, questi i fatti.

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