mercoledì, dicembre 19

Il carcere ti fa impazzire Tre detenuti su quattro hanno malattie mentali. Gli assurdi tempi lunghi dei processi e delle sentenze

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Quanto segue lo si segnala al ministro della Giustizia Andrea Orlando, persona sensibile e corretta. Siede certamente su una poltrona NON comoda. Ma lui è il titolare, lui è l’interlocutore. Parliamo di carcere. Il reinserimento nella società di un detenuto è spesso un miraggio, i farmaci sono obsoleti e gli spazi a disposizione inadeguati. Gli esperti lanciano l’allarme sulla gestione dei disturbi mentali negli istituti penitenziari italiani: oggi oltre 3 detenuti su 4 convivono con una malattia mentale, disturbi psicotici, della personalità e depressione. In particolare se ne è parlato durante la tappa romana di ‘Progetto Insieme – Carcere e salute mentale’, che si è svolta nel carcere di Rebibbia.

Il progetto, promosso dalla Società italiana di medicina e sanità penitenziaria, dalla Società italiana di psichiatria e dalla Società italiana di psichiatria delle dipendenze, ha coinvolto diverse figure che operano dentro le carceri per sviluppare un nuovo Percorso diagnostico terapeutico assistenziale per la gestione e il trattamento dei detenuti che soffrono di malattie mentali.

Secondo questi esperti – ed è sicuramente così – dietro le sbarre la prevalenza dei disturbi mentali è nettamente più alta rispetto alla popolazione generale. Le stime indicano infatti come il 4 per cento dei detenuti sia affetto da disturbi psicotici contro l’1 per cento della popolazione generale; la depressione colpisce invece il 10 per cento dei reclusi contro il 2-4 per cento. A far paura sono anche le cifre dei disturbi della personalità, con cui convive il 65 per cento dei reclusi, una percentuale dalle 6 alle 13 volte superiore rispetto a quella che si riscontra normalmente, che oscilla tra il 5 e il 10 per cento.

In carcere le malattie mentali hanno un’alta prevalenza. Andrea Fagiolini, direttore della Clinica psichiatrica e della Scuola di specializzazione in Psichiatria dell’università di Siena spiega che oltre il 75 per cento dei detenuti convive con un disturbo mentale, in particolare disturbi psicotici, della personalità e depressione.  Di fronte a questi scenari è importante aggiornare i protocolli di intervento e i relativi prontuari terapeutici delle carceri italiane, incorporando le strategie e trattamenti che oggi si hanno a disposizione. Trattamenti che consentirebbero al paziente di poter partecipare alle attività riabilitative e di recupero necessarie per il reinserimento nella società.

Nelle aule di giustizia, ora. Qualcuno forse ricorderà un caso che nel gennaio del 2013 fece scalpore, quello del pubblico ministero di Roma Roberto Staffa, arrestato con l’accusa di concussione, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio, violenza sessuale, accesso abusivo al sistema informatico, e sospeso dal servizio. Staffa, secondo l’accusa avrebbe consumato rapporti sessuali con alcuni transessuali, nel suo ufficio, in cambio diciamo così, di favori processuali.

Vere o false che siano le accuse, qui non importa. Qui importa che il Pubblico Ministero di Perugia (è la procura competente quando in un fatto penale è coinvolto un magistrato in servizio a Roma) ha chiesto la condanna a dieci anni e sei mesi di reclusione. Sono trascorsi quattro anni dai fatti contestati, e il processo è ancora in corso. Questo è lo scandalo. Lo scandalo è che il processo è ancora al primo grado, la prossima udienza è stata fissata per il 24 gennaio, mentre la prima sentenza è prevista il 20 febbraio. Chissà quando sapremo, definitivamente, se l’ex magistrato è colpevole o meno.

Intanto sappiamo che per quel che riguarda la presunta trattativa Stato-Mafia, sostenere che si è posta in essere «una spaventosa messa in scena predisposta e avviata per perseguire finalità politiche», non è reato. Lo ha deciso il tribunale di Milano, che ha assolto Giuliano Ferrara, denunciato per diffamazione dal pubblico ministero Antonio Di Matteo. Anche qui, al di là del merito, fa pensare che l’articolo sia stato pubblicato su ‘Il Foglio‘ il 22 gennaio 2014. Dopo tanto tempo, cosa importa più sapere se Di Matteo è stato diffamato o no; sapere se Ferrara è stato un diffamatore o no? Ecco. Buona giornata; e in bocca al lupo.

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