martedì, Aprile 13

Il canale della discordia

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All’inaugurazione dei lavori del canale interoceanico del Nicaragua non è stata invitata la stampa internazionale, né l’opposizione e non ne sono stati nemmeno comunicati l’ora e il luogo esatti. Il poco che si è riusciti a sapere e a vedere è stato attraverso i media ufficiali. Questo perché quella che doveva essere la grande opera del governo dell’ex guerrigliero e attuale presidente Daniel Ortega è stata oggetto di pesanti critiche. Agricoltori, ecologisti, popolazioni indigene e altri settori della società civile mettono in dubbio che il canale possa fare uscire il paese dalla povertà, come promettono il governo e l’impresa edile cinese HKND.

Da quasi una settimana, nelle regioni di El Tule, Rivas e Nueva Guinea, dove si prevede che passerà il canale, si sono scatenate le proteste della popolazione locale, che accusa il governo di non aver fornito sufficienti informazioni sulle misure di compensazione in caso di espropriazione delle loro terre. Non sono stati resi pubblici gli studi d’impatto ambientale, né le modalità di finanziamento del progetto, ma non solo: le informazioni sono così scarse che non si sa quasi niente dell’imprenditore cinese che dirige l’impresa costituita per la costruzione del canale.

Secondo le previsioni del governo nicaraguense, nel 2018, con la costruzione del canale, la povertà scenderà al 31,35% rispetto all’attuale 42,5%, mentre la povertà estrema si ridurrà alla metà, per arrivare al 7,46%. Si stima anche che il PIL possa raggiungere i 24.797 milioni di dollari nello stesso 2018, rispetto ai 14.947 milioni di dollari stimati se non si costruisse il canale interoceanico.

Il Canale del Nicaragua, che unirà l’Atlantico e il Pacifico, prevede un investimento complessivo di 50.000 milioni di dollari e la conclusione dei lavori per il 2019, cioè la metà dei tempi di costruzione del Canale di Panamá. Nonostante i progressi tecnologici, una simile impresa sembra piuttosto difficile da realizzare, visto che il Canale del Nicaragua sarà di 278 chilometri, tre volte e mezzo più lungo di quello di Panamá, di 77 chilometri.

L’idea di costruire un canale che attraversi l’America Centrale è di lunga data e risale al 10 dicembre 1833, quando è stata ufficializzata in Nicaragua con un decreto. Da allora, in Nicaragua si sono susseguiti 72 tentativi per costruirlo, come documenta il ricercatore olandese Jan Geert Van Der Post, che, nel suo libro ‘Il lungo e sinuoso cammino’, descrive le ragioni che portarono al fallimento del progetto e che condussero poi alla costruzione del famoso Canale di Panamá. Tra i motivi principali individuati da Van Der Post, emergono i conflitti frontalieri con la Costa Rica, la mancanza di finanziamento, la dipendenza dalle risorse economiche straniere e la mancanza di appoggio da parte del governo. Ora che sembra che tutte queste barriere siano state superate, ne è emersa una nuova: la tutela dell’ambiente.

Secondo Wang Jing, presidente del Gruppo HKND –che eseguirà il progetto– “l’umanità otterrà grandi vantaggi dalla costruzione di questo canale. Sul sacrosanto argomento della tutela ambientale, possiamo dire che, in questi due anni, ogni membro del nostro gruppo di lavoro ha potuto conoscere, tutelare, sviluppare e sfruttare al meglio la natura”, assicura Jing, un imprenditore di 41 anni la cui fortuna la rivista ‘Forbes’ ha stimato in 6 miliardi di US$ (bilioni nel sistema inglese), dopo la vendita del 37% delle sue azioni dell’impresa di tecnologia WiFi, Beijing Xinwei Telecom Technology.

Vari media e agenzie internazionali con corrispondenti in Cina assicurano che Jing è conosciuto nel suo paese con il soprannome “Il Pazzo del Canale”, vista la sua mancanza di esperienza in un progetto di questa portata, e che non è riuscito ad ottenere l’appoggio pubblico del governo cinese. Wang Jing è proprietario di più di 20 imprese, tra le quali Skyrizon Aircraft Holdings, la già citata Xinwei, e una miniera d’oro e minerali preziosi in Cambogia, la Southeast Asia (Cambodia) Agriculture Development Group Inc.

A Wang Jing e ai suoi è stata aggiudicata, in maniera diretta e senza appalto, la concessione del canale per 50 anni, prorogabili per altri 50. Secondo il quotidiano nicaraguense ‘El Espectador’, la Banca Centrale del Nicaragua ha impegnato tutte le sue riserve internazionali per garantire questo progetto.

Oltre a scavare il canale, HKND Group prevede anche la costruzione di strade, due porti, un lago artificiale, un aeroporto, un complesso turistico, una zona di libero commercio e fabbriche di acciaio e di calcestruzzo. Secondo, Telémaco Talavera, portavoce della grande opera, il progetto inizierà con queste opere ausiliari e non con gli scavi del canale, come ha dichiarato l’ingegnere nel programma radiofonico ‘Café con Voz’.

Il Gruppo Cocibolca –un’alleanza di ONG– si è lamentata del fatto che quest’opera inizia senza gli studi ambientali e di fattibilità necessari, considerando che si mettono in pericolo le condizioni di sussistenza degli indigeni e degli afrodiscendenti che popolano la regione. Infatti, oltre all’espropriazione delle terre, il canale attraverserà 105 chilometri del Gran Lago del Nicaragua, la principale riserva d’acqua dolce dell’America Centrale.

 

Traduzione a cura di Claudia Donelli

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