lunedì, Settembre 20

Il caldo lutto palestinese

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Week-end d’avvento caldissimo in Terra Santa, nella giornata in cui, anche il Portogallo ha votato sì, in Parlamento, per la Palestina «Stato indipendente e sovrano». Dopo la morte del Ministro palestinese per il Muro e le ColonieZiad Abu Ein, negli scontri in Cisgiordania tra manifestanti e soldati israeliani, un attentatore ha attaccato e ferito, vicino a Gerusalemme, tre giovani ebree e i loro genitori con dell’acido o sostanze chimiche analoghe.

L’agguato è avvenuto nei pressi di un chek point vicino Beitar Illit, sulla strada tra Gerusalemme e Betlemme. Per Israele, diretto verso le elezioni anticipate, si tratta di un «attentato terroristico»Nessuno dei feriti è in condizioni gravi, ma si temono rappresaglie, anche da parte di ebrei estremisti. Non lontano da Nablus, un palestinese alla guida di un’auto si è schiantato contro una barriera, in parte avamposto militare affollato di soldati. Potrebbe trattarsi di «un attacco» o di un semplice incidente. Nell’area della Spianata delle Moschee, a Gerusalemme, e in tutta la città vecchia, la Polizia israeliana ha aumentato i rinforzi, temendo possibili incidenti al termine della preghiera del venerdì.

La Cisgiordania è in lutto per tre giorni e il Presidente dell’Autorità nazionale palestinese (ANP) Abu Mazen ha dichiarato la morte del suo Ministro «un atto barbaro che non possiamo accettare», fissando alla sera di domenica 14 dicembre la riunione sui passi da compiere: dall’adesione alla Corte penale internazionale (ICC), per denunciare le autorità israeliane all’Aja, alla riconsiderazione del Coordinamento di sicurezza con Israele. Domenica pomeriggio, il Segretario di Stato americano John Kerry si incontrerà a Roma con il Premier israeliano Benyamin Netanyahu. Ma i margini per una mediazione e la ripresa del dialogo si fanno sempre più stretti.

Nella capitale italiana, è in corso fino al 14 dicembre il Summit dei Premi Nobel per la Pace, apertosi con la standig ovation per il Dalai Lama, accompagnato sul palco dal Sindaco della capitale Ignazio Marino, che, come esempi, ha citato le battaglie di Papa Francesco contro la «globalizzazione dell’indifferenza» e  di Nelson Mandela, per il quale la «libertà senza pace non era autentica libertà». L’evento all’Auditorium del Parco per la musica sarà presenziato da diverse personalità. E per l’occasione, la Presidente della Camera, Laura Boldrini, ha ricordato il «messaggio di pace di tutte le religioni». Il Dalai Lama, però, ha comunicato di «non incontrare il Papa, per questa volta». «Apprezzo Francesco», ha detto, «ma l’Amministrazione vaticana ha detto che potrebbero crearsi degli inconvenienti».

Spiragli di pace si sono aperti in Ucraina. Nonostante l’ennesimo convoglio russo di «aiuti umanitari» (130 camion) inviato nel sud-est separatista, il Presidente ucraino Petro Poroshenko ha parlato di un «reale» cessate il fuoco in Ucraina: 24 ore senza incidenti per la prima volta in sette mesi. «È la prima volta che non mi annunciano di un soldato ucraino ucciso o ferito nella notte», ha dichiarato durante la sua visita in Australia, «ma tutto resta molto fragile». Dalla roccaforte filorussa di Lugansk, anche i ribelli hanno comunicato il «ritiro delle armi pesanti dalla zona di contatto con le Forze governative». Scattata tre giorni fa, la tregua prevede la creazione di una zona cuscinetto larga 30 chilometri: le forze armate di Kiev, comunque, hanno denunciato il ferimento di due civili nell’est. E il bilancio statale ucraino per il 2015 non promette segnali di disgelo: il prossimo anno, Kiev raddoppierà le proprie spese militari fino a circa 2,4 miliardi di euro, richiamando 40 mila nuovi soldati alle armi.

Nella seconda giornata di visita in Turchia, dove anche il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan è accusato di finanziare, a scopi espansionistici, l’ISIS, il Premier italiano Matteo Renzi ha discusso di economia, piuttosto dei grandi temi di politica estera. Mentre nello stivale esplodevano gli scontri per lo sciopero generale di Cgil e Uil, il Capo del Governo ha visitato il cantiere Astaldi del terzo ponte sul Bosforo e aperto il Business Forum a Istanbul, spronando gli imprenditori turchi a investire in Italia. «Vi diamo il benvenuto, siamo spalancati alle collaborazioni», ha dichiarato, «agli imprenditori italiani che sono qui, invece, circa 1.200 per un interscambio di 20 miliardi di dollari, dico che vogliamo fare della globalizzazione un’opportunità».  Basso profilo, sullo sciopero di massa in casa. Dalla Turchia Renzi ha rilanciato il solito mantra del cambiamento«Le cose cambiano, solo se lo vogliamo. I politici devono avere il coraggio di fare le riforme. In Italia c’è davvero molto da cambiare».

Pena la procedura d’infrazione UEsulle riforme l’Italia è sorvegliata speciale da Bruxelles e sotto il tiro di Berlino. Dopo le critiche della Cancelliera Angela Merkel, i giornali tedeschi hanno descritto l’incontro dell’11 dicembre, a Torino, tra il Capo di Stato tedesco Joachim Gauck e il suo omologo Giorgio Napolitano come «l’intervento di due pompieri». Per la ‘Sueddeutsche Zeitung‘, «l’amicizia è in pericolo, il rapporto tra le due nazioni è incandescente»: «Molti tedeschi», scrive il quotidiano di Monaco, «vedono l’Italia come un Paese pigro. Molti italiani percepiscono la Germania come un maestro di disciplina. Entrambi i giudizi sono ingiusti».

In Francia, oltre alle pressioni europee per le riforme, suscita dibattito la proposta di riforma della legge sul fine vita, che il Presidente Francois Hollande intende far affrontare al Parlamento francese, ad anno nuovo anno. L‘obiettivo è modificare la legge del 2005 contro l’accanimento terapeutico, con un nuovo diritto alla «sedazione profonda e continua». Mentre, per il 2015, il Re spagnolo Felipe VI ha invitato la Catalogna «a unire forze e strategie, per affrontare assieme le sfide e i problemi, con lo stesso spirito di collaborazione, cooperazione e solidarietà».

Oltremanica, dove in serata si celebra, con un concerto a Londra dei Cameristi della Scala, la chiusura del pallido semestre italiano alla Presidenza di turno dell’Unione europea (UE), anche il Governo britannico comunque è sulle spine. Dopo inutili e annose trattative, si sono chiusi con un nulla di fatto i negoziati del Premier inglese David Cameron per rafforzare gli accordi di pace nell’Irlanda del Nord. E, non bastasse, a Londra è arrivata l’onda lunga dello scandalo sulle torture della Cia.

Come per le intercettazioni illegali dell’intelligence Usa, i funzionari britannici che lavorano gomito a gomito con americani sono accusati di coinvolgimento nelle pratiche illegali contro i sospetti terroristi islamici. Secondo il ‘Guardian‘, dal 2009 si sarebbero tenuti 24 incontri di referenti britannici con i membri della commissione del Senato Usa, al lavoro alla stesura del dossier sulla Cia. Downing Street ha ammesso che, prima della pubblicazione del documento, le autorità Usa garantirono a Londra di cancellare alcuni riferimenti sul Regno Unito. «Ma per ragioni di sicurezza nazionale», sostiene il Governo inglese, non per coprire un eventuale coinvolgimento di agenti britannici nelle torture. Con un accordo tra democratici e repubblicani alla Camera (219 sì e 206 contrari), gli Usa festeggiano il compromesso da 1.100 miliardi di dollari che, fino a settembre 2015, scongiura lo shutdown, il blocco dell’Amministrazione pubblica. Ma lo scandalo sulle torture è una spada di Damocle. Come per le extraordinary rendition, che coinvolsero diverse intelligence europee (incluse le italiane), il caso potrebbe allargarsi a macchia d’olio.

 

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